martedì, aprile 29, 2008

DEGRADO A SANTA RITA




Santa Rita, Savona, un quartiere abbandonato ai barboni e ai balordi

Stamane ,intorno alle ore 11, su apposita richiesta di alcuni cittadini, ho fatto un breve giro per il quartiere di Santa Rita, oggetto di proteste e di petizioni da parte di molti residenti. Il quadro che mi e’ apparso davanti e’ molto grave, vi e’ una presenza endemica e estremamente molesta di barboni, italiani e stranieri, i quali si recano alla mensa del comune per gli indigenti, in mattinata e alla sera intorno alle 19, in quel caso il centro che distribuisce la cena e’ gestito dal centro Diocesano.

Questi numerosi barboni, nella stragrande maggioranza creano disturbo e turbativa alla convivenza civile, alcuni importunano i passanti, occupano i marciapiedi impedendo di fatto il passaggio non solo ai passanti ma anche alle carozzelle dei bimbi, chiedono soldi e/o sigarette con modi arroganti e protervi, fanno i loro bisogni negli angoli delle strade, o addirittura nelle serrande dei negozi chiusi. Spesso infastidiscono le donne sole;

Una signora che gestisce un bar e’ molto irritata, per il fatto che lei lascia a questi personaggi l’uso della toilette, ma non e’ assolutamente ricambiata, da pulizia e buona educazione. Uno di questi, ha addirittura iniziato a fare le proprie necessita’ corporali davanti al bancone per proseguire sino alla toilette.

Tutti i commercianti della zona sono esasperati da questa situazione, che forse non e’ adeguatamente fronteggiata dalle forze dell’ordine. Molti di loro hanno provveduto ad installare a loro spese videocamere di sorveglianza…

Esiste nelle vicinanze della mensa comunale una cursoria, dove presta servizio una donna, agente della polizia municipale !! Visto il numero e l’atteggiamento dei barboni, non credo che questa persona possa fare molto, oltre a proteggere la propria incolumita’ personale. Occorre potenziare numericamente questa presenza di per se’ gia’ utile.

Sono anche entrato nella Chiesa di Santa Rita, priva di Parroco, infatti questa bellissima Chiesa dipende da San Paolo. Nessuno sorveglia gli arredi sacri o le elemosine: addirittura entrando ho dovuto scavalcare una mendicante che chiede la carita’ accovacciata all’interno delle porte della Chiesa, e questo mi pare molto inusuale…ed e’ un peccato, questa era una Chiesa molto frequentata e andrebbe piu’ vissuta dai parrocchiani del quartiere..

Inoltre i marciapiedi del quartiere sono sporchi di deiezioni canine, e il quartiere e’ spesso oggetto di furti in appartamenti e truffe ad anziani..
Ritengo quindi improrogabile un servizio potenziato da parte delle forze dell’ordine, con la polizia municipale, i carabinieri e la polizia di stato peraltro gia’ presenti…ma non abbastanza, visto che la situazione e’ esplosiva.
Si richiedono quindi contromisure urgenti

lunedì, aprile 28, 2008

CONDANNATO A 10 ANNI PER PEDOFILIA

CONDANNA A 10 ANNI DI CARCERE PER PEDOFILIA
Sergio Marzola, 43 anni, è stato condannato dal gup a 10 anni di carcere con giudizio abbreviato. La confessione dell'uomo, arrestato un anno e mezzo fa, diede il via a una vasta inchiesta europea sulla pedofilia via internet con sviluppi anche in Usa.
Il condannato, di professione webmaster, dovrà pagare 60.000 euro come pena accessoria e rifondere i danni materiali, per ora fissati a 50.000 euro di provvisionale, a due bimbe belghe e alla loro mamma, che abitano a Bruges e si sono costituite parte civile.
L'inchiesta partita da un video.
L'inchiesta che si è chiusa con la condanna di Sergio Marzola parte da molto lontano. Tutto cominciò in Australia, nella primavera 2006, quando la polizia intercettò un filmato di due bambine di 13 e 14 anni ritratte in atteggiamenti sessuali: le due ragazzine parlavano un dialetto fiammingo, e così la polizia australiana inviò quelle immagini in Olanda per approfondire le indagini, ma sbagliando, perche' in realtà la lingua parlata era un fiammingo belga e non olandese. Si individuò così che le bambine erano di Bruges,
e che erano state riprese nel video mentre avevano rapporti sessuali con il loro padre: l'uomo ammise che a girare quei video, rimbalzati in tutto il mondo, era stato il ferrarese Sergio Marzola.

UNA STORIA COME TANTE

UN’AMICA IN DIFFICOLTA’
E' un periodo incasinatissimo, non va bene niente e non so più cosa fare!
Ho avuto una ricaduta con la depressione e l'autolesionismo e ora oltre alla xxxx prendo anche il xxxxche mi rincoglionisce. Con mio marito non va bene niente. In 18 anni di matrimonio non abbiamo condiviso niente, l'intimità per me era un orrore ma nascondevo e fingevo. Ora non posso più ne fingere ne nascondere. Mio marito è sempre stato possessivo nei miei confronti, mi trattava come una quarta figlia, non ero libera nemmeno di avere un'amica. Lavorando insieme poi i problemi sono sempre doppi. Anche il lavoro ora non va bene e ho tanta paura di non riuscire a far fronte ai debiti che sono tanti. Abbiamo deciso di vivere da separati in casa, giusto per i figli, ma non so se andrà bene. E così mi ritrovo sola, sempre sola, come lo sono sempre stata, ed è un peso enorme. Ho avuto pensieri di morte per me e per i miei figli, e ancora ci penso. Non sarebbe una tragedia, addormentarci insieme per sempre.
Non capisco cosa voglia ancora la vita da me, dopo che mi ha preso tutto.
Mi ha rubato l'infanzia, scaraventandomi in una cantina buia e fredda, costretta a subire le carezze morbose, i baci sulla bocca, il pena tra le mani o tra le labbra, che mi faceva soffocare. Da mio padre. E poi il ritorno in casa, scaraventata tra le mani di mia madre che mi accusava, mi odiava, mi maltrattava. Una bambina impaurita, confusa, sofferente, vergognosa, che si sentiva sporca e cattiva, che non meritava niente. Terrorizzata da tutto ciò che la circondava, che non poteva chiedere conforto a nessuno. Poi un'adolescente ancora più impaurita, che si sentiva sbagliata, rifiutata. Che sfogava la sua rabbia tagliandosi le braccia, che si rinchiudeva nella sua camera, morbosamente accompagnata dai ritagli di giornale di cronaca nera, che leggeva fino allo sfinimento. Sola, sempre e soltanto sola. Che ogni sera si rifugiava nella sua stanza, con le coperte fino al mento e una luce accesa perchè il buio portava solo incubi. Piangeva e aspettava e quando sentiva la porta aprirsi fingeva di dormire sperando che lui se ne andasse anzichè scostare il lenzuolo e frugare il mio corpo con le sue mani. Il cuore che batteva veloce, quasi avesse voluto scoppiarmi nel petto. E tenersi tutto dentro. Il pensiero costante di meritare tutto questo e la paura, tanta, tantissima paura che mi paralizzava in qualunque momento.
E infine una donna incompleta, incapace di amare come tale.
Io sono ancora quella bambina che reclama ciò che gli è stato rubato e che mai più potrà avere. E non esiste nulla che può colmare il vuoto e la fame di affetto sano che porto dentro. E allora mi chiedo quale sia lo scopo della mia vita.

domenica, aprile 27, 2008

L'ORCO IRAKENO

Rand che urla. Rand che fugge. Rand a terra. Rand con i due fratelli su di lei e la scarpa del padre orco sul collo. Una zampata che le toglie il fiato, le fa sputare aria e vita. Ma Abdel Qader Ali il padre belva non s’accontenta. Alza il piede, afferra un coltello, l’affonda nella figlia immobile, le sfigura il viso, le squarcia il seno, ne dissacra il pube, alza lo sguardo ferino esplode nell’ultimo osceno tripudio: «Ho lavato il disonore». Quella di Rand Abdel Qader non era neanche una vera relazione. Era un bozzolo d’amore, il sogno romantico di una diciassettenne irachena affascinata dagli occhi azzurri di un soldatino britannico. Erano chiacchiere morigerate nei minuti rubati agli sguardi dei passanti. Occhiate languide quando Paul le raccontava di Londra e dei suoi parchi. Sospiri quando era tempo di tornare all’università e al reggimento. Quel sogno è bastato a ucciderla, a trasformarla in un cadavere reietto sepolto sotto un velo di terra, coperto dagli sputi dei parenti arrivati a congratularsi con l’orco assassino. È successo a Bassora il 16 marzo scorso. L’orco è ancora libero. La polizia l’ha rimandato a casa due ore dopo. Lui è rientrato a testa alta, orgoglioso d’aver salvato la famiglia, di aver cancellato la vergogna di quell’amore per uno straniero infedele.Inizia tutto alla fine dell’anno scorso a una distribuzione di generi alimentari. Per Rand studente d’inglese all’università di Bassora è l’occasione per tenersi in esercizio. Per Paul, 22 anni, da pochi giorni in Irak è una giornata come tante altre. Ma quel giorno è colpo di fulmine. Lui l’osserva, lei le volta le spalle, fa due passi, si rigira curiosa. Paul è lì a rubarle il sorriso. Rand non perde più una distribuzione. È la volontaria tra le volontarie, sempre in prima fila, sempre alla ricerca di quei due occhi azzurri e di quella divisa. Si rivedono, si rincontrano, lui le regala un cucciolo di cane, Rand lo parcheggia da Zeinab, l’amica del cuore. Zeinab sa tutto. Ascolta, da consigli, mette in guardia: «Parlava solo di lui, dei suoi capelli biondi, dei suoi sguardi, della sua pelle candida, delle sue parole dolci... stai attenta le dico, sei una musulmana, lui è cristiano, a casa non ti permetteranno di vederlo né di sposarlo». Rand non sente ragione. «Non ascoltava, viveva in un altro mondo, parlava soltanto di Paul, di quella Londra dove un giorno lui le avrebbe comprato dei fiori, mi lasciava i suoi regali, raccontava di quando lui le sussurrava mia principessa».
È un amore d’attimi rubati. A gennaio lui è già lontano. Forse si cercano, si sentono al telefono, si scambiano e-mail, ma di certo per due mesi Paul è un fantasma. L’amore diventa ricordo, attesa, speranza, ma il pettegolezzo sopravvive, passa di bocca in bocca, innesca il furore di papà Abdel. Leila, sua moglie, se lo vede rientrare in casa con quei due occhi da demente, la bocca tremante, l’urlo assassino. Zeinab piange. Mamma Leila chiede ai due figli maschi di fermare il marito impazzito. Loro invece gli danno una mano. Tutto si consuma pochi minuti.Due settimane dopo mamma Leila se ne va. Lui la rincorre, la picchia, le rompe un braccio. Ma Leila non si ferma. Racconta ai giornalisti stranieri la storia della figlia uccisa, delle 133 donne massacrate nell’ultimo anno, dei 47 omicidi d’onore con cui suo marito e gli altri uomini di Bassora si sono scrollati di dosso il disonore. L’orco i suoi parenti, intanto, hanno già deciso. La troveranno, l’uccideranno, laveranno con altro sangue la nuova insolente vergogna.

sabato, aprile 26, 2008

LE DICHIARAZIONI DI UNA "DONNA"




























Leggo con orrore le dichiarazioni della "signora" Vanna Vaccani Artioli, che per 27 anni ha retto la carica di segretaria provinciale ANPI di Savona, la quale tesualmente afferma, a proposito della Giuseppina Ghersi, tredicenne , rapita, seviziata ed ammazzata dai partigiani comunisti "...COLLABORAVA CON I FASCISTI...LA SUA FU UNA ESECUZIONE ...SENZA OMBRA DI DUBBIO..."
Di fronte a queste tristi parole, provo raccapriccio per cio' che vi si nasconde dietro: odio di classe, rancori mai sopiti, veleni ideologici...tutto il vecchio ed obsoleto armamentario della inquisizione rossa, presente solo nella Corea del Nord e a Cuba....provo profonda vergogna che una donna abbia pronunciato queste parole verso una ragazzina tredicenne, che dopo essere stata stuprata dai valorosi partigiani comunisti, fu anche assassinata con il classico colpoi alla nuca. Se i rappresentanti dell'ANPI, sono questi, allora possiamo pure riporre ogni tenue speranza di riconciliazione e di pace...l'odio di classe, il controllo poliziesco sui dissidenti, 'eliminazione di chi non e' in accordo sono il naturale proseguimento, fisiologico di queste tristi persone.
Una adolescente di tredici anni viene classificata come SPIA fascista, viene presa, torturata e stuprata da 3 uomini adulti, poi ammazzata ed abbandonata in mezzo ad altri cadaveri senza nome, senza alcuna pieta' umana.....eccome come la "signora Vanna Vaccani Artioli" ha liquidato la ragazzina Giuseppina Ghersi.....
Essere donna e magari madre o nonna dovrebbe preservare da queste parole dette con odio e con arroganza, invece spesso non e' cosi'........provo molta pena, anche, ma e' solo un sentimento secondario, l'orrore ha in questo caso la precedenza.

Roberto Nicolick

martedì, aprile 22, 2008

SMOKING GUN


Più volte abbiamo usato questa definizione anche in questo blog, per riferirci a chi, veniva per così dire ritrovato con le mani nel sacco e con prove difficilmente attaccabili.
La pistola fumante quindi, the smoking gun appunto, era la prova delle prove, l’arma appena usata e trovata sulla scena del delitto.
In un’era in cui grazie a gente condannata per abusi sui bambini in Italia si rimette in discussione la credibilità degli stessi (al riguardo da citare, ma ne riparleremo, la proposta di legge a cui si dice stia lavorando anche un “noto” azzeccagarbugli, e che vorrebbe rendere non credibili per legge i minori di… anni NOVE! - per la serie come difendere i propri clienti senza dover lavorare troppo), la pistola fumante trova comunque spesso assurdi alibi.
Pensate ai cacciatori di bambini beccati in internet i quali davanti all’evidenza dei fatti, parlano di ricerche per libri o studi scientifici.
Chissà cosa si inventerà il pedofilo, Marco B. 35 anni di Vallescrivia (hinterland genovese), già denunciato in passato per molestie a danno di minori, allenatore di squadre di calcio giovanili che da schede Sim diverse ha mandato in questi anni, spacciandosi per ragazzina, circa 40mila (Q U A R A N T A M I L A !!!!!) sms e 2mila (D U E M I L A !!!!) immagini ad un centinaio di ragazzini dai16 ai 12 anni.
Molti li ricattava (se non continui do le tue foto ai tuoi amici), ad altri si presentava come una ragazzina, mandando foto tolte da Internet, e via dicendo.
Ora è in cella. Scommettiamo sulla scusa più originale?
Per me diceva di partecipare a Tim Tribù, dove si sa, solo il primo messaggio è gratis…

domenica, aprile 20, 2008

DIVORZIO NELLO YEMEN


DIVORZIO NELLO YEMEN!!!
La notizia è stata scritta su tutti i giornali e la riporto qua. Una “donna” ha chiesto il divorzio. Nello Yemen. Se mi limitassi a questo, per quelle poche (credo) conoscenze che abbiamo sullo Yemen penseremmo tutti quanti che la notizia è proprio questa, in una società “maschilista” raro pensare che quella donna possa liberamente chiedere lo scioglimento di una unione. Anche se il motivo è “botte ed abusi sessuali”;
poi leggiamo l’età della donna: 8 (OTTO!) anni ed allora le cose cambiano.
Secondo uno studio del 2006 il 50% delle bimbe yemenite viene dato in sposa, anche se la legge ha ufficialmente messo come tetto minimo l’età di 15 anni (bella legge non c’è che dire).
La bimba di cui parliamo ha chiesto aiuto ad un giornalista, dicendo che “il padre la picchiò per fargli sposa un uomo di circa 30 anni. Marito che la rincorreva per casa per picchiarla a sua volta e fargli poi le brutte cose”.
Oggi la bimba è, miracolosamente, approdata in un Tribunale. “Dove difficilmente vincerà, poiché non è un’adulta e prevale quindi ciò che dice il suo… guardiano”.