Cesare Varetto
lunedì, ottobre 04, 2021
Cesare Varetto, Piercarlo Andreoletti ottobre 1979
martedì, settembre 28, 2021
Piero Coggiola caduto nella guerra contro il terrorismo rosso
Piero Coggiola
civile caduto nella guerra contro il terrorismo rosso
Torino
28 settembre 1978
Piero Coggiola, 46 anni, responsabile della verniciatura alla Lancia di Chivasso, abitava in una delle palazzine del Villaggio delle Rose in Via Servais a Torino, come ogni mattina usciva di casa e percorreva circa duecento metri per prendere il pulmino della Lancia che l'avrebbe condotto al lavoro. Due brigatisti rossi, lo aspettavano a breve distanza, armati di una Beretta 7,65, Coggiola non ha avuto nessuna possibilità di fuggire, ben 13 colpi lo hanno falciato. Colpito il dirigente Lancia i due criminali si davano alla fuga su una 124 Fiat verde , mezzo già usato in precedenza per l'attentato aad un altro funzionario Fiat , Sergio Palmieri.
Coggiola ha subito danni alla arteria femorale e alla safena con una emorragia inarrestabile. Portato in urgenza al Maria Vittoria moriva dopo circa mezzora , nonostante gli sforzi dei sanitari. Un'ora dopo una voce maschile telefonava alla Stampa Sera e rivendicava l'aggressione : qui brigate rosse , abbiamo azzoppato noi Coggiola della Lancia. Forse l'intento era quello di “gambizzarlo” ma tredici pallottole sono un carico bestiale per chiunque. E l'effetto della raffica fu mortale. Coggiola era un funzionario molto efficiente, capace e competente con i suoi metodi aveva apportato notevoli migliorie al reparto verniciatura della Lancia. Non era inviso alle maestranze , di carattere riservato era da cinque anni alla Lancia di Chivasso .Lascia due figlie di cui una disabile, a suo nome fu intitolata dal comune di Chivasso una area a verde pubblico.
mercoledì, settembre 15, 2021
l'omicidio di Isabella Nunez
Isabella Nunez
Una splendida ragazza Argentina
Settembre 1981
Isabella era una splendida ragazza Argentina dai capelli rossi, alta e affascinante, faceva la ballerina, era arrivata come tante in Italia alla ricerca di fortuna, voleva sfondare nel mondo dello spettacolo ma purtroppo non fu così. La ragazza particolarmente avvenente, iniziò a lavorare come intrattenitrice nei locali notturni di Torino e Milano e poi finì costretta a battere i marciapiedi della provincia di Alessandria.Il suo corpo fu trovato nei pressi del cimitero di Spotorno , ad un mese circa dalla morte in avanzato stato di decomposizione, quasi decapitata, infatti il suo assassino aveva colpito ripetutamente e con grande ferocia il cranio della ragazza, uno degli arti inferiori era stato staccato e portato ad una distanza di una dozzina di metri, forse da un animale, l’arma poteva essere una mazza di grosse dimensioni oppure una grossa chiave inglese.
La sua borsetta era stata svuotata dei documenti e forse di quello che l’assassino riteneva dovesse prendere, poi aveva l’aveva gettato a pochi metri di distanza. La ragazza occupava con una sua amica un piccolo appartamento ad Albisola Superiore, lei era stata l’ultima a vederla viva, si era allontanata su auto di grossa cilindrata, di colore bianca in compagnia di due uomini, uno dei quali era un suo ex. La ragazza aveva tentato in passato di cambiare identità, comprando un passaporto falso e di allontanarsi dal sordido mondo che frequentava ma evidentemente non le riuscì.
sabato, settembre 04, 2021
Antonio Niedda Appuntato della Polizia Stradale caduto nella Guerra contro il terrorismo
Antonio Niedda
In memoria ed in onore del Generale di divisione dell'Arma dei CC Carlo Alberto Dalla Chiesa
Carlo Alberto Dalla Chiesa
giovedì, settembre 02, 2021
Francesco Cusano, Vice Questore aggiunto della Questura di Biella
Francesco Cusano
Vicequestore della Questura di Biella
1 settembre 1976
Era un controllo documenti come tanti quello che la pattuglia della Polizia stava effettuando a Biella, nei pressi dei giardini pubblici Zumaglini, in pieno centro urbano, erano le 19,45 del primo settembre 1976, la pattuglia era composta da due operatori in borghese su auto senza contrassegni, il vice questore Francesco Cusano di 51 anni e l'appuntato Primo Anceschi, i due si avvicinavano a una Fiat 131 coloro oro, con a bordo due persone a cui venivano chiesti i documenti, ad un primo esame la patente di uno dei due era falsicata e come da prassi il Vice questore chiedeva ai due di seguirlo in Questura, a quel punto il guidatore estraeva una pistola e sparava in rapida successione tre colpi contro Cusano che centrato cadeva a terra, quindi altri colpi erano esplosi contro l'appuntato che al riparo di un'auto rispondeva al fuoco. Fatto ciò l'auto dei terroristi con una rapida retromarcia si allontanava. Una ambulanza portava il ferito all'ospedale di Biella ma per lui non c'era più nulla da fare. Per questo omicidio nel 1981 fu processato il brigatista rosso Azzolini , la vedova di Cusano e il figlio si costituirono parte civile e il terrorista fu condannato a trent'anni di carcere. Azzolini era lo stesso che nel 77 gambizzò Indro Montanelli. Negli anni successivi si dissociò dalla lotta armata e scelse
di fare volontariato nella compagnia delle opere. Al Vice Questore Francesco Cusano fu concessa la Medaglia d'oro al Valor Civile.
giovedì, agosto 19, 2021
La strage di Bellolampo
Agguato di Bellolampo
19 agosto 1949
Il problema della Sicilia in quegli anni tra il 47 e il 50, uno dei tanti, era il banditismo, un fenomeno molto aggressivo che coniugato con una politica separatista, tentava di minare alle fondamenta lo stato Italiano. In questa ottica va visto l'attacco ad una caserma territoriale dei Carabinieri nel territorio compreso tra Torretta e Bellolampo, Palermo, intorno alle 18 una quindicina di banditi di Salvatore Giuliano la attaccava con raffiche di mitra e lanci di bombe a mano.
Il piccolo presidio rispondeva al fuoco e quindi usciva per una battuta alla ricerca degli attaccanti ma vista l'estensione del territorio invia richiesta di rinforzi al Comando di Legione di Palermo. Una autocolonna con un centinaio di carabinieri del secondo battaglione mobile di Palermo, in assetto da guerra partiva e raggiungeva il territorio teatro dell'attacco per effettuare un rastrellamento in grande stile. In quel momento i banditi stavano apprestando un agguato dinamitardo da realizzare alla colonna mobile dei carabinieri al momento del ritorno. Infatti esplosivo da mina in grande quantità, era stato occultato nei pressi della barriera del dazio al passo del Rigano, dove doveva transitare la colonna.
Alle 22 circa la colonna mobile formata da quattro Dodge, preceduti da due autovetture di servizio con a bordo gli ufficiali, transitava in fase di ritorno, i banditi erano appostati nella boscaglia e al momento del passaggio dell'ultimo autocarro facevano esplodere la carica di esplosivo. L'effetto era devastante, il camion spinto dall'esplosione è stato sbalzato in alto, ed è ricaduto a dodici metri di distanza gravemente danneggiato, i carabinieri che erano a bordo sono stati lanciati in tutte le direzioni, sei di loro sono deceduti immediatamente, mentre un settimo è spirato presso l'ospedale di Palermo per le ferite gravissime riportate. Mentre le operazioni di soccorso procedevano avveniva un ulteriore attacco contro automezzi che trasportava sul posto ufficiali e funzionari delle forze dell'ordine.
La misura era colma, fu formato un reparto speciale , il comando forze repressione banditismo, guidato dal colonnello Ugo Luca affiancato da 27 ufficilai dell'Arma, fra cui Carlo Alberto Dalla Chiesa, il reparto era composto da circa 2000 operatori di cui 1500 carabinieri e 500 agenti di polizia. Nel giro di poco tempo, grazie anche ad una diversa volontà politica, sette banditi particolarmente pericolosi furono arrestati mentre circa 800 indiziati furono fermati. Il bandito Nunzio Badalamenti arrestato ad aprile 1950 e condannato a tre ergastoli. Il risultato finale fu l'uccisione a luglio 1950, in circostanze particolari, a Castelvetrano del capo Salvatore Giuliano.
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