sabato, aprile 13, 2019

Gli Andreff


Ci avviciniamo al 25 aprile, con tutte le manifestazioni correlate, e mi pare giusto divulgare , per motivi di completezza dell'informazione e per rispetto umano, tutti caduti di questa guerra civile, al di là della loro fede.
Nella foto, concessami da un amico, vi sono tre uomini in divisa di reparti militari della RSI, i primi due da sinistra appartengono al reparto denominato Brigata Nera “Briatore” di Savona, e sono rispettivamente Giorgio e Eugenio, figlio e padre, di anni 15 e 51 anni, il terzo da destra si chiama Massimo di 22 anni ed appartiene al reparto denominato GNR, guardia nazionale repubblicana, è un ufficiale . Eugenio è nato all'estero , Varsavia, ed ha ricoperto anche l'incarico di fiduciario del Fascio a
La cosa che li lega, è che appartengono allo stesso stesso nucleo famigliare, Andreff, e che nessuno di loro tre potè tornare a casa, poichè tutti e tre furono uccisi in tempi e luoghi diversi, ma tutti nell'aprile del 1945, il padre Eugenio a Milano, Giorgio a Legino e Massimo a Borghetto Vara, Spezia.



domenica, febbraio 24, 2019

voltagabbana


Voltagabbana

La persona in oggetto di questi rapporti dei CC di Cadibona, Quiliano e Savona è uno dei classici esempi di come sia stato facile, in determinati periodi storici molto tumultuosi, cambiare squadra passando da una estremo all'altro. Il rapporto dei CC descrive questo personaggio come duro e sanguinario oltre che opportunista.
Nel periodo della RSI collabora attivamente con Tedeschi e Fascisti, poi appena fiuta l'aria di cambiamento, coglie l'occasione e li tradisce e , sempre secondo il rapporto ne uccide alcuni, almeno secondo quanto è scritto nel rapporto.
Successivamente diventa, con grande disinvoltura un elemento , duro e puro, del PCI locale, sezione di Cadibona, chiede nel dopo guerra la licenza di portare un fucile da caccia non tanto per svolgere attività venatoria ma a suo dire “ da usare contro la forza pubblica”, la sua metamorfosi si completa con il diventare segretario della sezione locale del PCI, è dogmatico e disciplinato e va a prendere ordine da buona testa di legno direttamente dalla federazione provinciale del PCI di Savona da cui è molto stimato, si definisce ex capo partigiano, e in occasione dell'attentato a Togliatti, fa il vigilantes armato di doppietta per le via di Cadibona incutendo timore negli abitanti del posto.






venerdì, febbraio 01, 2019

I SEPOLCRI NELLA CARNIOLA INFERIORE ED INTERNA


I SEPOLCRI NELLA CARNIOLA INFERIORE ED INTERNA
situata tra la il Friuli, Stiria, Croazia ed Istria, attualmente è il nucleo fondante dell'attuale stato Sloveno



Più conosciuta è la foiba Krimska nei boschi fra Rakiti e Kozljek, a sud-ovest di Krim. La foiba era così la più massiccia necropoli che i partigiani del 2° battaglione Ljubo Sercer, attivarono nella primavera de! 1942, e tutto durò fino al rastrellamento italiano, del luglio 1942, là, al margine della foiba fucilavano oppure in altro modo assassinavano gente semplice, per lo più contadini delle vicinanze e li gettavano nel precipizio. Si accertò che la foiba un tempo era profonda 30 metri successivamente, intorno ai 20 metri per tutto quel materiale che in 50 anni si era accumulato sul fondo. Si valutò che di resti umani ve ne sono per circa 7 metri, pressappoco alcune centinaia di vittime. Molte furono le donne e le ragazze
Dall'altra parte di Krim, sopra Zgornji Ig lungo la strada verso Krim, alla sinistra di Kosenici, c'è il precipizio Koscevo. All'interno i partigiani gettarono i domobranzi del campo di concentramento di San Vito e quelli che si erano consegnati alle autorità nei primi giorni di giugno del 1945.
Le tombe nella colonia del vicariato Iski Vintgar. È la necropoli dei 52 domobranzi feriti gravemente, portati via dall'ospedale militare il sabato di Pentecoste.
Qualche centinaio di metri più avanti è la necropoli dei 42 Rom. Il 2 maggio 1942 li avevano condannati a morte davanti alla caserma dei pompieri del villaggio di Iski. Non si è mai capito il motivo di questo eccidio, forse molto semplicemente i Titini erano più razzisti degli stessi Nazisti.
La necropoli della vecchia segheria sul Golem. La necropoli è nell'abisso dietro alle croci. Qui ci furono 10 vittime accertate.
Le tombe a Kriza e sul versante del monte Racne nelle vicinanze di Poljane. Le vittime che sono qui seppellite, furono condannate dal Tribunale del Popolo, che era presso nel castello di Sneznik. In una stanza foderata di panno rosso e con le parole d'ordine "Morte al fascismo - Libertà al popolo" scritte sul tavolo del giudice, queste furono le ultime parole che le vittime avevano dovuto leggere prima essere assassinate dai miliziani rossi.
La necropoli nella foiba Kozlovka lungo la strada del castello di Sneznik nella valle di Leskovo. All'interno furono gettate le Guardie Campestri nel settembre del 1943.
Sul pascolo comunale di Rugarski sulla pianura di Blosk. Le vittime furono assassinate nel 1942. 16.
La necropoli sul Kjuci sopra Dobrava. Là sono seppellite molte vittime assassinate nella primavera del 1942.
La necropoli a Podutiki. Gli assassinati furono scagliati nell'orrido di Brezarje. Lì assassinarono i domobranzi con ferite leggere che ingenuamente si erano presentati e qualificati su invito delle autorità. la maggioranza di essi erano croati. Le vittime sono state da 800 a 1000. Si suppone che altri feriti leggeri siano stati gettati ancora vivi nell'abisso dei Repicnikov sopra Zgornji .
I sepolcri delle vittime dell'Istituto Skofov sono dietro al muro del cimitero a San Vito..
I sepolcri sul monte Koscak sopra Grosuplje. Gli eccidi furono eseguiti dal 26 al 28 ottobre 1943.
La necropoli nel bosco vicino al villaggio di Bliska. Là era stato il campo di concentramento della squadra partigiana della Carniola Inferiore IOOF. Le vittime provenivano da varie zone.
La necropoli nel bosco Stehan sotto Visnja Gora. Gli eccidi furono eseguiti nell'ottobre del 1943 e nel dopoguerra. Le vittime erano della prigione di Grosuplje e molti di loro erano stati amnistiati dalla accusa di collaborazionismo. Dopo l'amnistia li agguantavano per la strada dove li trucidavano e li gettavano nelle cunette ai margini delle strade.
La necropoli nella foiba dei Poljancev vicino al villaggio di Oslici presso a Muljava. Gli eccidi sono stati di paesani e di altri che si trovavano li occasionalmente. Gli assassini erano tutti del paese e conoscevano le vittime. Gli eccidi erano avvenuti nel 1942.
La necropoli nel precipizio dei Repicnikov sopra Krvavi Pec. Il tribunale del popolo era nella stessa località. Il baratro era pieno di ossa umane. Le vittime erano state trucidate nella primavera del 1942.
I sepolcri nei fossati tra Prezganje e Janca. Le prime vittime furono i minatori trucidati la Domenica delle Palme del 1942. .
Le tombe degli 8 ragazzi dì Podgora nei pressi di Dobrepolje, del 16-6- 1945, nel bosco di Gorizia.
La necropoli nel precipizio dei Ziglavic a Mala Gora sopra Ribnica (l'italiana Ribenizza). Le vittime sono del 1942, Gli uomini ed i ragazzi erano di Prigorici e di Zagorici (circondario di Gorizia ).
Vicino a Konfina (l'italiana Confine) sopra Grgar (l'italiana Gargaro) furono trucidati i domobranzi dell'ospedale civile di Lubiana. Li trucidarono il 24 giugno 1945. Il numero delle vittime è di 22.
La necropoli di Travna Gora a qualche centinaio di metri dalla omonima casa di riposo. Le vittime erano delle guardie campestri della prigione del castello di Ribnica (l'italiana Ribenizza). Gli eccidi sono del 17 e del 23 ottobre ed anche del 2 novembre 1943. Quante fossero con precisione le vittime, non è conosciuto (52 oppure 102).
Le sepolture a Mozelji. A circa cento metri da Mozelji nei prati ci sono più tombe, Vi sono le tombe dei condannati ai processi di Kocevje e di altri catturati a Grgar (l'italiana Gargaro) e sul Turjak, che erano detenuti nel castello di Kocevje.
Le Sepolture a sull'altipiano di Kocevski Rog
La necropoli sul crocevia presso il palo telefonico numero 86, è a 100 metri dalla strada. Una piccola croce era stata posta nel 1990. Su di essa è scritto: "Anche noi siamo morti per la Patria". In questo abisso si trovano i volontari Nedic, trucidati insieme ai poliziotti di Ljotic e certamente anche (7-8 mila) militari dell'esercito regolare croato (domobranzi croati).
La necropoli sotto Kreno è conosciuta da tutti. Lungo la strada, dopo le croci su molti sepolcri vi sono due foibe, dove erano state portate e scaricate le vittime. La maggioranza delle vittime sono domobranzi croati.
La necropoli Macesnova Gorica. Qui ci sono due strapiombi. In questi abissi ci sono solamente militari domobranzi sloveni.
La necropoli nella foiba dei Zepna. La localizzazione è a qualche cento I metri dalla salita di Rugerje e solamente a qualche metro dalla strada. Qui venivano scaricate le vittime. .
Due i precipizi per la croce dei Cinko Qui sono le vittime della prigione di Novo Mesto.
La necropoli del bosco Cetezki. Sopra il villaggio di Cuzno nella casetta del vignaiolo nel 1942- 1943 c'era la sezione del VOS che pronunciava verdetti in nome del popolo. I partigiani avevano raccolto qui molti prigionierie di entrambi i i sessi. Tra le altre cose questo tribunale del popolo aveva anche il gruppo addetto alle esecuzioni. Dopo gli interrogatori le persone venivano condotte nel bosco dei Lukovnik e là assassinate e seppellite. Nel corso delle ricerche e dopo aver parlato con i più anziani del posto, alla fine si concluse che di sepolcri ve ne erano oltre 50.
Nei boschi dei monti Kosen e Usivec sono le necropoli degli anni 1942-1944. Qui era il campo di concentramento dei partigiani e anche il tribunale. Le vittime sono di Novo Mesto
La necropoli tra Sekirisce e Purkace. Qui è la necropoli dei domobranzi sloveni dell'Istituto Skolov. Le tombe degli amnistiati (tutte su territorio italiano)
La necropoli sopra Rakek. Dopo l'amnistia del 9 agosto la maggioranza degli amnistiati stava tornando a casa. Sopra Rakek furono intercettati dai miliziani del luogo e trucidati nel bosco Kamna Gorica. Gli assassinati avevano dai 20 ai 24 anni.
La necropoli nel bosco di Stehl vicino a Visnja Gora. Gli amnistiati erano di varie zone di provenienza.
Il cimitero dei militari tedeschi a Kranjska Gora. La più numerosa colonna tedesca alcune migliaia di soldati era stata intercettata a Krarf Gora dalla divisione Herzegovina, che era arrivata attraverso Vrsici. I tedeschi avevano deposto le armi e indisturbati se ne andarono attraverso le Karava (gli herzegovini rispettarono la capitolazione), i morti furono sotterrati.
Le tombe di Lancovo vicino a Radovljici. La località si chiama Predgrad. Sopra la strada e sotto la strada sono i sepolcri dei croati e dei civili. Li aveva trucidati il 15 e 16 maggio 1945. La valutazione sul numero delle vittime si aggira intorno a 1.300.


venerdì, gennaio 25, 2019

ancora sui Viglizzo


Il rapporto dei partigiani sul prelevamento dei Viglizzo Viglizzo

Da questo rapporto del distaccamento Astengo si nota un fatto interessante : i partigiani vanno in casa dei Viglizzo che abitano in una casa a Murialdo con l'intenzione di prelevare il capofamiglia Gio Batta e la figlia Giuseppina, ciò accade il 22 gennaio 1945, i due Viglizzo saranno uccisi sempre dagli stessi partigiani a Castelnuovo , il giorno 27, come affermano alcune pubblicazioni, oppure secondo il documento del distaccamento Astengo, il 28 dello stesso mese.
Comunque sia queste due persone rimangono in balia dei loro carcerieri per un periodo che va dai cinque ai sei giorni. E' chiaro che in questi giorni i sue poveretti devono aver subito di tutto, visto l'odio che animava il gruppo che li aveva prelevati. La povera Giuseppina, in particolare una giovane donna, di 28 anni, deve aver visto l'inferno e suo padre Giò Batta avrà assistito all'inferno che stava subendo la figlia. Tutto ciò per cinque o sei lunghissimi giorni e notti in mezzo a dei soggetti che si definivano “patrioti”.



Civetta di Gennaio 2019






lunedì, gennaio 21, 2019

la strage dei Viglizzo


L'eccidio di Giovanni Battista Viglizzo e della figlia Giuseppina

Murialdo ( SV ) gennaio 1945

Questa storia accaduta a Murialdo in Valle Bormida, nel gennaio del 1945 la dice lunga su quello che accadeva ai contadini, magari benestanti, per mano di partigiani che avevano potere di vita e di morte su tutti.
La cosa era semplicissima, bastava accusare chiunque di essere spie fasciste, prelevarli e portarli lontano e dopo una farsa di processo si passava alla esecuzione sommaria.
E' quello che è accaduto a Giobatta Viglizzo , anni 58 e a sua figlia Giuseppina di anni 28, residenti a Murialdo, prelevati dalla loro casa, portati nei boschi di Castelnuovo Ceva e qui fucilati.
Si presume che i loro sequestratori abbiano anche seviziato la giovane donna e poi la abbiano uccisa, tutti e due furono sepolti nella zona dove vennero uccisi.
Dopo l'eccidio, i solerti partigiani depredarono l'abitazione delle due vittime asportando venti quintali di vino, biancheria e tagli di stoffa pregiata da sartoria.
L'esecuzione sommaria fu compiuta da elementi della 6° brigata Nino Bixio, distaccamento Astengo.
Uno dei sequestratori ed omicidi, fu tale Piano Benigno di Murialdo, il quale disse che si trattava di una azione di guerra contro spie chiaramente fasciste e che il furto dei beni nella casa fu fatto in base alla “legge di montagna”.
La spoliazione dei beni fu eseguita senza riguardo verso la moglie di GioBatta e dei suoi due piccoli figli, Saverio di 8 anni e Deledda di 4, lasciati soli e senza la possibilità di sopravvivere.
Accade che il figlio maggiore di Gio Batta, Giuseppe Viglizzo, torna dal fronte dopo tre anni di assenza e apprende della morte del padre e della sorella, trova la casa svaligiata e la madre in stato di grave prostrazione con i due bimbi, Saverio e Deledda, denutriti e indeboliti.
Giuseppe nel 1946, a fronte di tutto ciò, presenta una denuncia alla Procura della Repubblica di Savona e chiede giustizia. Le indagini dei Carabinieri di Millesimo, non portano a nulla, tranne che a informazioni parziali e incomplete, solo nomi di battesimo o soprannomi : Antonio sarebbe il comandante della 6° Brigata, Enrico sarebbe il commissario Politico mentre il capo del distaccamento sarebbe un certo Elia, in seguito diventato comandante della polizia stradale di Savona.
Informazioni più complete sul “processo” a cui furono sottoposti i due Viglizzo, sono nell'archivio dell'ufficio stralcio della brigata partigiana che, guarda caso, andarono distrutti durante un rastrellamento dei nazi fascisti, che strano ? Questo era quello che i valorosi partigiani facevano nei confronti della gente indifesa.






giovedì, gennaio 17, 2019

un avviso dei partigiani , non divertitevi mentre noi ci sacrifichiamo


Avvertimenti
Non ci si deve divertire mentre i veri patrioti soffrono

Questo rapporto del Distaccamento partigiano Giacosa ha davvero dell'incredibile, però illustra la filosofia di questi soggetti e la visione della vita che hanno, il tutto sostenuto dalle armi che portavano.
Siamo a Murialdo, in frazione Almarossa, la data è indefinibile e imprecisa ma siamo nel periodo insurrezionale.
In quel sito ha luogo una festa danzante, come ce ne sono tante in balere di campagna, forse è l'unico modo che si ha di conoscere ragazze e di provare a divertirsi. Alle 21 arriva questo contingente di partigiani armi alla mano, che fermano tutto e che fanno un sermone ai presenti , nel quale li si rimprovera di divertirsi mentre “i migliori Italiani”, loro con i mitra, lottavano per una “società migliore” e inoltre sottolineavano lo “stridente contrasto” tra i “sacrifici degli uni “, sempre loro i valorosi partigiani, e la “spensierata allegria” degli altri, i giovani danzanti che assistevano “passivi all'evolversi della situazione nazionale “.
Ma non era finita a scopo pedagogico gli eroici partigiani costringevano alcuni dei giovani che poco prima danzavano a trasportare dei pesi per un tratto di qualche centinaio di metri. Insomma questi eroici combattenti della libertà avevano in sé un bel po' di stalinismo da manuale, ma si sarebbero trovati bene in Afganistan tra i Talebani , l'importante è essere armati e imporre la loro visione a persone disarmate ed inermi che quindi non potevano reagire in alcun modo.

RN





domenica, gennaio 13, 2019

il primo tentativo di sequestro di Dora cosmin


La maestra Teodora Cosmin, detta Dora
Come è noto la povera maestra Cosmin, di 46 anni, fu rapita a luglio 1945, da partigiani comunisti, al suo arrivo presso la stazione ferroviaria di Savona Letimbro, portata in località Purada sulle alture tra Vado Ligure e Segno, qui fu seviziata e assassinata e non venne mai ritrovata.
La sua colpa era quella di essere sorella di un gerarca della RSI, Piero, morto tuttavia di malattia nel maggio del 1945, quindi quello della Dora fu un assassinio sadico ed inutilmente malvagio.

Non tutti sanno e si evidenzia da alcuni documenti che pubblico di seguito, che i compagni di Quiliano l'avevano già messa nel mirino da tempo, infatti fu oggetto di un primo tentativo di sequestro , finito male, per l'intervento di alcuni militari della S.Marco.
Il fatto accadde il 7 gennaio del 1945, la maestra era sfollata da Alassio a Quiliano presso la famiglia Toso, era sera quando fu aggredita da un uomo che tentò di tacitarla con una sciarpa che le strinse sulla bocca, a seguito della sua disperata resistenza, intervenne un altro rapitore travisato con una maschera sul viso, la povera maestra continuò a reagire e in quel momento da paura, furono attratti dal trambusto alcuni militari della San Marco che ingaggiarono con questi una sparatoria.
La Dora alla fuga dei suoi rapitori, salì in casa e dopo aver accese le luci si affacciò alla finestra da dove vide che i San Marco avevano preso di due rapitori che comunque erano difesi a spada tratta da due donne, la madre e la sorella.
Una volta in ,salvo fu convocata in caserma per il riconoscimento dei due soggetti e grande fu la sua sorpresa nel riconoscere in uno dei due personaggi un giovane da lei beneficiato in diverse occasioni e che purtroppo invece di dimostrare gratitudine la voleva rapire e farle fare una brutta fine.
Interrogato in proposito il giovane confermò, che essi avevano avuto ordine di rapirla e che nel gruppo c'era un terzo uomo riuscito ad eclissarsi dopo aver abbandonato una pistola automatica che in effetti venne rinvenuta a terra ancora calda per gli spari che aveva esploso contro la pattuglia di S. Marco.
I tre rapitori erano di base in un accampamento partigiano chge era situato sul Monte Baraccone davanti a Quiliano e era figlio di un certo Carlito, soprannominato U Foa,
La maestra rimase sconvolta di questo fatto, ringraziò i militari che l'avevano salvata , il Tenente Ulrico Guerrieri di Borgo a Buggiano ( Pistoia ) e i due marò, Giacomo Giancarlini e Giovanni Esposito tutti del presidio di Quiliano, poi decise per quella notte di dormire in Caserma e chiese di poter vaere una pistola per poter difendere al sua persona.
Purtroppo i partigiani comunisti non mollarono e pochi mesi dopo quella notte la rapirono quando meno lei se l'aspettava e fecero quello che fecero.
Ancora oggi la Dora Cosmin ha come tomba un bosco, un prato o una forra sulle alture del quilianese e nessuno può andare a pregare o a deporre un fiore su una sepoltura Cristiana , cosa che i suoi assassini le negarono.
R.N.







sabato, gennaio 12, 2019

pizzini di "requisizione 2

Pubblico qui di seguito alcuni pizzini che nel periodo insurrezionale venivano consegnati ai civili dopo le "requisizioni" operate dai partigiani , è chiaro che chi subiva queste "requisizioni" non si poteva opporre e aveva ben poche speranze di , i seguito, di poter recuperare quello che gli era stato tolto.
Ho anche pubblicato un foglio manoscritto di una "requisizione" di un maiale, un animale molto importante se non addirittura vitale per la famiglia di contadini a cui veniva preso, avvenuta a Pallare in Val Bormida, qui ci sarebbe da ridere per la grafia e per gli errori di sintassi e di grammatica che l'estensore della letterina ha messo nero su bianco, denotando un Q.I. molto elevato, ma, purtroppo questi soggetti che requisivano erano tutti armati e arroganti nel potere che le armi conferivano loro e quindi c'era poco da discutere altrimenti da rapinatori si trasformavano anche in assassini. Leggere ora a distanza di più di 70 anni questo foglio a quadretti fa davvero ridere ma se si immagina la grandezza del cervello di questo soggetto e soprattutto il mitra che brandiva allora non si può sorridere più di tanto.