sabato, giugno 15, 2019

Una storia d'amore oltre la morte


Una storia d'amore oltre la morte
Frazione Strada di Roccavignale

Nino e Pina, sono una coppia di giovani sposi, abitano in frazione Strada, a metà strada tra Millesimo e Roccavignale, lei è incinta e questa cosa li rende felici entrambi, un giorno arriva a casa della coppia, un gruppo di partigiani, sono armati e cercano la giovane moglie, dicono che ha fatto una spiata ai Fascisti, ma molto più probabilmente si tratta di vecchi rancori da sanare con il piombo, anche se siamo a guerra finita.
Il marito di lei, Nino, terrorizzato si getta ai piedi dei boia, cerca di dissuaderli dal compiere una infamia simile, grida che lei attende un bimbo, ma per la banda di “patrioti” questa cosa non conta nulla. Di fronte a tanta malvagità, il marito disperato prende una decisione fatale per amore della sua donna, chiede di essere fucilato assieme a lei, non vuole lasciarla andare da sola neppure di fronte alla morte.
Per i partigiani , una o due pallottole, sono la stessa cosa, accompagnano la coppia sino in località Pian Delle Storre e in uno spiazzo li ammazzano entrambi. Entrambi sicuramente innocenti e assolutamente criminali anzi immondi, quelli che tolsero la vita a questa coppia .


venerdì, giugno 07, 2019

la giovanissima venditrice di sale della valle Corsaglia


La giovanissima venditrice di sale
della Valle Corsaglia
marzo 1945

In quei giorni terribili di vite spezzate per un nonnulla, saliva spesso in valle, Valle Corsaglia e Valle Mongia, una giovanissima che cercava di raggranellare qualche soldo vendendo sale, un bene molto prezioso a quei tempi e tabacco. La ragazza faceva commercio con chiunque le chiedesse il prodotto, con i tedeschi, con i repubblichini e ovviamente con i partigiani. La giovane era graziosa e certamente attirò su di sé le attenzioni dei maschi, i militari Tedeschi erano inquadrati in una rigida disciplina e non era permesso loro di fraternizzare con le ragazze, la stessa cosa era per i repubblichini ma il discorso era diverso per i partigiani di quella zona che in buona sostanza nei confronti dei civili si prendevano molte libertà. Secondo alcune voci la ragazzina respinse gli approcci in modo anche deciso e questo segnò la sua sorte.
Dopo qualche settimana i partigiani iniziarono a sospettare che fosse una spia venuta apposta per segnalare i loro spostamenti ai Fascisti, cosa ci fosse di fondato in questa accusa è tuytto da verificare ma in quei tempi le cose andavano così.
La giovane venne presa e reclusa in un una pensione a Fontane, una frazione di Frabosa Soprana, la piccola pensione si chiamava Stellina ed esiste ancora adesso, all'epoca per la sua posizione era stata occupata dai partigiani che la usavano come sede del comando.
Anche in questo caso, come nel caso della povera Anna Maria Araldo, una contadina del posto ora novantenne, che conosceva i partigiani in quanto suoi paesani, vide passare la ragazza con gli uomini armati che salivano verso la pensione ed ebbe paura per il suo destino chiese che cosa accadeva e questi risposero che avevano arrestato una spia dei Tedeschi e la portavano al comando della Stellina per interrogarla. Anna supplicò che non la uccidessero, questi risposero che le avrebbero risparmiato la vita a patto che non tornasse più in val Corsaglia.
In seguito la giovane, di cui non si conosce il nome, sparì e non fu mai più vista, ma c'è una voce , non confermata, secondo la quale la piccola venditrice di sale sarebbe stata portata alla pensione e qui violentata da questi soggetti e dopo qualche giorno assassinata e il corpo gettato nel torrente Corsaglia che è un affluente del Tanaro.
Solo una voce ovviamente, ma consolidata nel corso degli anni e che circola tuttora tra i vecchi che vissero nel 1945 , e avvalorata dal fatto che i forestieri in quelle zone di montagna non erano ben visti. Resta il fatto che nessuno venne a reclamare per la sparizione di questa giovane e nessuno la cercò, sparì nel nulla e l'ultima volta che fu vista era con dei partigiani armati che l'avevano “arrestata”.

Robert Nicolick



Savona criminale


Una scelta di decine di fatti criminali accaduti nel Savonese, molti dei quali senza colpevoli, una carrellata di omicidi, rapimenti, violenze e altri crimini che nessuno penserebbe siano mai accaduti a Savona, in mezzo a noi.
Il libro si può ordinare direttamente all'autore via mail robertonicolick50@alice.it

mercoledì, giugno 05, 2019

l'omicidio dei Bartolomeo Dalmasso


Bartolomeo Dalmasso
Priola , Cuneo
13 agosto 1944
Bartolomeo era un anziano signore di vecchio stampo, quei Piemontesi con il panciotto, da cui pendeva la catena che tratteneva l'orologio, non lavorando più si tratteneva spesso in piazza del comune a scambiare quattro parole con i suoi compaesani, era un uomo franco e sincero, una persona per bene.
In quegli anni nella zona, imperversava una banda di “patrioti”, meglio noti con il soprannome di Bravi, un po come quelli del Manzoni ma questi avevano i mitra.
Probabilmente il signor Dalmasso in qualche occasione espresse con troppa sincerità, delle opinioni sulle razzie che questi soggetti compivano e forse le sue parole furono riportate ai componenti la banda.
Un pomeriggio , il 13 agosto 1944, lo andarono a prendere in piazza, lo portarono a fare una “passeggiata”in montagna a Mendatica, sopra Imperia, e gli spararono un colpo di pistola alla nuca, uno solo, la classica esecuzione mafiosa, poi per completare l'opera occultarono il corpo del povero Bartolomeo in qualche bosco togliendo anche il conforto di un fiore o di una preghiera.
Solo dopo trentanni , grazie alle confidenze di un capo partigiano, il figlio della vittima andò a scavare sotto un abete a San Bernardo di Mendatica, durante il recupero dei resti, nel panciotto gli venne trovata la pipa ancora carica del tabacco, che i suoi assassini non gli avevano permesso di fumare. In genere al condannato a morte si permette l'ultima sigaretta al povero Bartolomeo neppure l'ultima tirata alla pipa. Fra l'altro il signor Dalmasso aveva una gamba rigida a causa della frattura di un ginocchio quindi immaginate la sofferenza causata dall'essere trascinato su per dei sentieri di montagna sino al luogo del suo assassinio !





martedì, maggio 28, 2019

L'omicidio del panettiere di Pievetta


L'omicidio del panettiere di Pievetta
Fiore D'Altoè
11 febbraio 1944
Nel pomeriggio del 11 febbraio 1944, un gruppo di partigiani attraversarono la frazione di Pievetta, armati di tutto punto entrarono nel negozio del panettiere di un certo Fiore, per razziare farina e altri generi alimentari, non era la prima volta che avvenivano queste ruberie, inoltre compiute da persone che il panettiere conosceva molto bene sin da quando erano ragazzini, questa volta il panettiere si indignò, non poteva subire altre di queste predazioni , afferrò la prima cosa che aveva a portata di mano, una ramazza di saggina e ricorse uno di questi ladroni, lo raggiunse e lo bastonò sulla schiena con la scopa talmente forte che il manico si ruppe in due pezzi, il “patriota” si girò e gli sparò in piena fronte uccidendolo sul colpo, ladro e pure assassino per della farina .

sabato, maggio 18, 2019

l'omicidio del Sig. Albesano


L'omicidio del Signor Albesano
Bagnasco, Cuneo
Il Signor Albesano abitava in cascina, detta Dei Noccioli, in località Gerbioli di Bagnasco, una sera arrivarono presso la sua abitazione che era isolata, alcuni “patrioti”, il motivo era la presenza nella casa della sorella di cui questi soggetti volevano approfittare. Albesano era un uomo coraggioso che non piegava facilmente iniziò una violenta colluttazione con i componenti della banda, dopo aver subito i suoi pugni questi chiamarono altri loro compagni e “arrestarono” l'onestuomo per averli aggrediti e pestati , omettendo il motivo per cui egli si era difeso, lo portarono il località Prancisa di Pievetta e qui gli spararono , uccidendolo, solo perchè aveva difeso la sorella dai tentativi di uno stupro. Ovviamente non era finita, la vittima calzava delle scarpe nuove, uno dei suoi assassini se ne appropriò.


giovedì, maggio 16, 2019

la panda di Pievetta , CN.

Una banda di “patrioti insediata nella frazione di Pievetta, CN
Il capo era soprannominato Oreste con le gambe storte, fra gli altri banditi c'era un certo Mariolino da Ceva, quasi tutti provenivano dalle zone di Viola, Ceva e Battifollo, il vero capo si chiamava Dino Mora, molto noto per le razzie che compiva in zona , in particolare aveva sequestrato un camion con cui i suoi bravi giravano a compiere le loro gesta, sul radiatore del mezzo avevano applicato una stella rossa.
In una cascina di Ceva , lo stesso Mora aveva requisito una coppia di cavalli, li aveva attaccati ad un calesse e ci girava per le sue missioni, era stato soprannominato il calesse della morte. Chiunque giungesse a Pievetta doveva sottostare agli ordini iniqui di questi criminali che agivano sotto lo scudo della resistenza, ma di fatto erano veri e propri briganti.
Non solo furti ed omicidi ma anche stupri di donne: due sorelle del posto, di cognome Lentini dovettero subire le attenzioni sessuali della banda, poi vennero sequestrate in un sottoscala nella loro abitazione di via montegrappa, rasate a zero e con il capo verniciato di rosso minio e costrette a lavare i panni sporchi dei loro sequestratori e violentatori, obbligate a cantare l'inno “bandiera rossa”.
Altre due sorelle sempre di Bagnasco, le Tacchini dovettero subire anch'esse le attenzioni sessuali non perchè fossero fasciste ma solo perchè erano due belle ragazze. Tutto questo stato di cose continuò per mesi, finchè arrivò un distaccamento di partigiani Mauri che disarmarono i sedicenti patrioti e dopo un sommario processo ne fucilarono i capi, Dino Mora e Asteggiano .
I loro corpi furono mostrati alla popolazione presso il campo sportivo, dove le donne del posto ricordando le violenze subite sputarono sui cadaveri dei due predoni.
Robert Nicolick

venerdì, maggio 10, 2019

Quattro femminici nel 1945

Quattro ragazze di età diverse ma pur sempre vittime della barbarie dei cosiddetti patrioti che non ebbero per alcun rispetto per la loro vita, per la loro innocenza e per la loro dignità.
LINA MOLETI, GIUSEPPINA GHERSI, LE SORELLINE TURCHI, ANNA MARIA ARALDO




martedì, maggio 07, 2019

Il terribile caso di Anna Maria Araldo


Anna Maria Araldo
25 aprile 1945
Un altro caso Giuseppina Ghersi in Valbormida
Un martirio accuratamente nascosto e dimenticato



Era il 30 aprile 1945, quel pomeriggio il cane da pastore Noli, un cane eccezionale per intelligenza e per fiuto, stava accompagnando la sua padroncina Dalmira al pascolo con le bestie, non era solo il suo compagno di giochi ma anche il suo fedele accompagnatore in ogni dove.
Si era in frazione Croce nei pressi di Stevagni a Castelnuovo di Ceva, quel giorno, il cane mentre transitava accanto a dei campi arati, iniziò a dare segni di inquietudine e ad abbaiare, poi dopo aver attratto l'attenzione della sua padroncina, la pastorella Dalmira , corse al centro del podere arato e iniziò a scavare freneticamente, Dalmira incuriosita lo seguì e dopo circa un minuto capì il motivo agitazione del cane: da sotto le zolle di terra rimosse dalle zampe del pastore emersero dei capelli neri, poi un capo e quindi un visetto cereo di una adolescente.
Superato il primo istante di paura, Dalmira corse alla frazione Stevagni a cercare aiuto, alcuni uomini avvisati dalla ragazzina, corsero sul posto e iniziarono a scavare prima con decisione e poi con delicatezza, poco per volta emerse dalla terra ,il corpo diafano di una ragazzina, all'apparenza di non più di tredici anni, gli occhi chiusi, con un foro di pallottola alla nuca, completamente nuda.
I contadini pietosamente avvolsero il piccolo corpo senza vita in un lenzuolo bianco e a braccia lo portarono alla frazione, con il cuore attanagliato dal dolore per una morte così assurda.
Fu composta nella piazzetta del paese e qui ricevette la benedizione dal parroco, poi arrivò la mamma a riprendersela, la povera madre non aveva più lacrime.
Chi era la piccola ritrovata nel podere ? Anna Maria Araldo era il suo nome, di appena tredici anni ne avrebbe compiuto 14 il mese successivo alla sua morte, la sua famiglia viveva di agricoltura e lei era l'ultima di cinque figli in una famiglia patriarcale, le cui radici erano a Saliceto.
Quindi la piccola Anna Maria viveva tranquillamente con i suoi famigliari a Stevagni in una casa colonica, viveva di giochi, di lavori domestici e di tutte quelle cose che fanno le adolescenti ma in quel periodo l'odio, la violenza dilagava in quelle terre, pochissimi giorni prima una banda di “patrioti” aveva fucilato sette persone di Castelnuovo di Ceva, con la solita accusa di essere fascisti, poi avevano depredato i cadaveri delle scarpe e dopo averle calzate erano andati a festeggiare. Sul cadavere della adolescente c'era evidenti segni di violenza sessuale, i suoi assassini prima di toglierle la vita l'avevano anche stuprata.
Secondo alcune testimonianze la piccola venne prelevata a casa usa sa tre partigiani, in seguito fu vista transitare per l'abitato di Castelnuovo di Ceva, assieme ad alcuni prigionieri repubblichini e Tedeschi la sera di mercoledì 25 aprile 1945, sotto scorta di un gruppo di partigiani armati, in quel frangente, due dei partigiani chiesero ad un contadino, tale Giavanni Battista Zunino, una pala e un piccone che , a loro dire sarebbero serviti per sistemare un sentiero che conduceva a Montezemolo, in realtà servirono per scavare una buca dove nascondere il cadavere della piccola Anna Maria , si trattava di una infamia già programmata come lo era sicuramente il suo stupro.
Un altro contadino di nome Placido, impensierito per la sorte bimba prigioniera e come assalito da un presentimento, chiese ai partigiani se per caso avevano intenzione di farle qualcosa di male , ma loro risposero di stare tranquillo che la stavano accompagnando a casa, in realtà avevano in mente altri gesti infami.
Fu un gesto turpe come tanti che avvennero in quel periodo a danno di giovanissimi e innocenti che non avevano alcuna colpa.
Uno dei responsabili della piccola Anna Maria Araldo, un partigiano di Roccavignale, ebbe in seguito una figlia, anche lei avrà compiuto 13 anni, ebbene come si sarà sentito a guardare la sua progenie e a pensare che lui ed altri come lui, avevano violentato e assassinato una bimba di quell'età ? Francamente non riesco ad immaginare il suo stato d'animo.
Questo gesto fu impresso assieme ad altri nella memoria dei ragazzini di quei tempi ora anziani che non riescono a scacciare l'orrore dalla mente per un delitto senza giustificazioni, compiuto da sedicenti patrioti che in realtà erano belve senza patria. Secondo alcuni la ragazzina per raccogliere qualcosa da mangiare serviva alla mensa del piccolo presidio repubblichino e per questo subì quello che subì secondo altri qualcuno le aveva messo gli occhi addosso e voleva approfittare di lei ma davanti al suo rifiuto ne decretò la morte dopo averla presa con la forza. Il corpicino della giovanissima martire, fu sepolto all'interno del cimitero di Castelnuovo sotto una croce senza nome per difenderla dall'odio che l'aveva uccisa e che avrebbe potuto perseguitarla anche da morta.

Pochi anni fa un gruppo di persone dall'animo gentile e mossi da Cristiana pietà, vollero ricordare questa piccola vittima delle barbarie, con una targa posta proprio sul sentiero che Anna Maria dovette percorrere con i suoi carnefici sino al martirio.
La targa oltre ad una foto della bimba, riporta le seguenti parole “ Araldo Anna Maria di anni 13 qui violentata ed uccisa dal branco il 25 aprile 1945” nulla di più ma è già abbastanza. Un artista ha voluto anche creare un video su questa cosa e qualcuno tutti gli anni , nella data della suo assassinio va a deporre silenziosamente dei fiori sulla targa a poca distanza da dove il branco fece quello che fece.

Roberto Nicolick