venerdì, luglio 30, 2010

L'OMICIDIO DI ROSA MARIA AMODIO





Nel triangolo rosso della morte, Savona fu un importante sito di assassini a sfondo politico, anche ad anni di distanza dal 25 aprile 1945, gli ex partigiani comunisti continuarono a regolare i conti, ammazzando decine di persone.Rosa Maria Amodio è una giovanissima maestra elementare, poco più che ventenne aderisce al Corpo delle Ausiliarie della Repubblica Sociale Italiana, e questo suo gesto suggella la sua condanna a morte. Infatti viene condannata a morte dalla Corte di Assise Speciale, che non era altro che un tribunale creato allo scopo di dare una parvenza di legalità a tante esecuzioni arbitrarie e attuate in fretta per legalizzare vendette personali e altri omicidi di presunti fascisti o spie fasciste, spesso assolutamente innocenti delle accuse ascritte loro.Rosa Maria Amodio, su suggerimento di amici e parenti, dopo il 25 aprile 1945, decide di allontanarsi prudentemente da Savona per evitare di subire le solite gesta degradanti che i partigiani comunisti riservavano alle ragazze appartenenti al corpo delle ausiliarie della Repubblica Sociale Italiana : il taglio dei capelli e la verniciatura di rosso del capo in piazza davanti ad una folla di bestie inferocite e anche, in luogo più isolato, lo stupro di gruppo, spesso secretato da una pallottola alla nuca.Comunque Rosa Amodio, riesce con il suo allontanamento da Savona ad evitarsi nell’immediato questa terribile sorte, poi appena la burrasca passa, torna a Savona e inizia ad insegnare in una scuola elementare. Rosa è una ottima insegnante, i suoi giovani scolari ne sono contenti, la direzione pure, ma i partigiani comunisti non demordono e attendono con freddezza omicida l’opportunità di “ giustiziare “ Rosa Maria. La ragazza, coraggiosa e determinata, non sospetta nulla, ma i suoi carnefici la seguono in attesa di poter agire e infatti l’opportunità si presenta il 14 agosto 1947, a ben 3 anni di distanza dalla fine della guerra. Mentre la ragazza in bicicletta, sta percorrendo il tratto di strada che congiunge Zinola a Savona, una manciata di chilometri , alla altezza del quartiere delle fornaci, notoriamente comunistizzato, nel tardo pomeriggio intorno alle ore 18, viene affrontata da uno squadrone della morte, formata da tre persone, una delle quali impugna una pistola automatica calibro 22, munita di silenziatore, un arma che verrà usata molte volte dai carnefici rossi per eliminare tante persone, colpevoli di non essere comuniste : vanno ricordati infatti, Wingler Giuseppe aderente alla Repubblica Sociale Italiana, , Lorenza Ernesto ufficiale delle Brigate Nere, Amilcare Salemi commissario di Pubblica Sicurezza inviato a Savona per indagare. La pistola era impugnata dal boia, e coperta da un quotidiano piegato che la celava alla vista dei pochi passanti.La ragazza ferma la bicicletta e a muso duro affronta a viso aperto i tre assassini da lei sicuramente riconosciuti, che senza alcuna pietà , la ammazzano, vigliaccamente, con una sequenza di colpi e poi la finiscono con un ultimo colpo alla nuca. La giovane donna è distesa a terra, sull’asfalto, in una pozza di sangue, mentre i tre criminali si allontanano con calma. Per diversi minuti il corpo della ragazza, giacque in mezzo alla strada accanto alla bicicletta, poi qualcuno vinta la paura si avvicinò e coprì con un lenzuolo il cadavere crivellato di colpi.Nessuno vide, nessuno parlò, in un quartiere come quello decisamente comunista e dominato da una banda di ex partigiani comunisti che imponevano la loro legge sulla legge della civile convivenza.L’arma non fu mai ritrovata, e un processo farsa negli anni successivi, portò alla condanna di un mitomane che si spense in carcere di tubercolosi, mentre i veri assassini vivevano in libertà tra onori e prebende politiche nella città di Savona.L’unico che non si piegò al tragico destino della morte della Rosa Maria Amodio fu il suo fidanzato, il quale per conto suo proseguì nelle indagini e dopo un anno dalla morte della sua ragazza, qualcuno gli imbottì la porta di casa di tritolo per convincerlo a desistere dalle sue ricerche a carattere personale. Evidentemente si era troppo avvicinato agli assassini della Rosa Maria, assassini noti come la banda della pistola silenziosa. Ecco come il 14 agosto del 1947, si poteva fionire ammazzati in una strada di una tranquilla città di provincia come Savona.
roberto nicolick

lunedì, luglio 19, 2010

rifletti




questa scritta si trova in un cimitero di pontinvrea, savona

venerdì, luglio 09, 2010

Come t'acchiappo il pedofilo

pedofilia


Pedofilia, bufera sulla Chiesa belga«Dossier Dutroux in arcivescovado»
I media locali: durante le perquisizioni trovato materiale sul mostro di Marcinelle e sulle sue vittime
BRUXELLES - Si allarga sempre di più lo scandalo pedofilia che ha travolto la Chiesa belga. Nel corso delle perquisizioni all'arcivescovado di Mechelen, in Belgio, lo scorso 24 giugno, gli investigatori avrebbero infatti sequestrato anche materiale relativo al «mostro di Marcinelle» , il pedofilo Marc Dutroux, all'ergastolo per aver rapito, sequestrato e violentato sei ragazzine, uccidendone quattro. In particolare, sarebbero state trovate decine di foto delle esumazioni dei corpi delle piccole Melissa e Julie. Lo riferisce il quotidiano belga, in lingua fiamminga, Het Laatste Nieuws. Il materiale, scrive il giornale, è stato ritrovato negli scantinati del palazzo dell'arcivescovado e gli inquirenti considerano la scoperta alquanto «bizzarra». La Chiesa belga invita alla prudenza. Sentito dall'agenzia di stampa Belga, il portavoce dei vescovi Eric de Beukelaer, si dice sorpreso dalla rivelazione. «Non ne sappiamo niente di questi dossier», sottolinea il portavoce spiegando che durante le perquisizioni e gli interrogatori nessuno ha fatto riferimento a questi documenti. «Sono stato interrogato io stesso - ha aggiunto il portavoce - e mai sono stato sentito su questi documenti. L'arcivescovado è enorme. Molti documenti sono stati inviati, ma non so niente. Bisogna essere prudenti».
INTERROGATO L'EX PRIMATE - Nel frattempo, l'ex primate della Chiesa del Belgio, il cardinale Godfried Danneels, è stato sentito interrogato dalla polizia a Bruxelles dopo le perquisizioni del 24 giugno scorso nella sua abitazione. Sempre secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa Belga, il cardinale Danneels, 77 anni, è entrato in mattinata nella sede della polizia per essere ascoltato sul dossier. L'ex primate è stato accusato da un sacerdote, ora in pensione, di non aver denunciato caso di pedofilia commessi da membri del clero nel periodo in cui era alla guida della Chiesa in Belgio, e cioè dal 1979 al 2009.

Pedofilia: Foto di una bambina nuda sul PC del cardinale!

Pedofilia: Foto di una bambina nuda sul PC del cardinale!
Nuove prove nel triste caso belga di pedofilia e sacerdozio: fra i files rinvenuti nel PC del cardinale Danneels, indagato all’interno di un caso di abusi su minori, ci sarebbe niente di meno che una foto di una bambina nuda!
Questa nuova notizia mette ancora di più nei guai il cardinale e infanga sempre di più il buon nome (?) del Vaticano !