lunedì, giugno 30, 2008

MISERIA E CULTURA




Questo povero disperato, vinto dal caldo e dalla birra che si e' scolato, vedi lattina, vicino al capo, non dorme in un posto qualunque: infatti dorme alle ore 16, in piazza Diaz a Savona, sulla porta dello storico civico Teatro "Gabriello Chiabrera". Mentre il poveretto ronfa alla grande, russando come una motosega, elargendo generosamente puzza di poco pulito, attorno la vita continua, il traffico scorre e si intasa, e decine di ragazzi riempono una nota gelateria che dista pochi metri dal teatro e dal dormiente.


domenica, giugno 29, 2008

SEMPRE LORO, I GLORIOSI PARTIGIANI COMUNISTI


L’assassinio di Don Virginio Icardi
“Italicus”

Nel tardo pomeriggio , le 18, del 2 dicembre 1944, sulla strada che porta a Mioglia, in localita’ Trutti, viene assassinato a colpi d’arma da fuoco il Parroco di Squaneto, Don Virgilio Icardi mentre torna da una sobria cena con amici.
Uno dei tanti omicidi compiuti in nome della cosidetta Liberazione.
Qualcuno afferma che gli assassini sarebbero tre partigiani garibaldini arrivati apposta da Savona.

Perche’ Don Icardi e’ stato ammazzato, da chi e soprattutto chi e cosa era il Parroco di Squaneto ( Spigno Monferrato) ?

Don Icardi, nasce nel 1908 a Cassinelle ( AL ), a 18 anni viene ordinato Sacerdote dalla Diocesi di Acqui Terme, inizia subito facendo il vice parroco a Bistagno, poi viene nominato parroco a Squaneto, un piccolissimo centro di circa 38 famiglie, tutte di agricoltori.
Don Icardi e’ un giovane e coraggioso prete di frontiera, deciso e pieno di spirito di iniziativa. Vive grazie al suo duro lavoro di taglialegna, senza farsi mantenere dai parrocchiani, molto piu’ poveri di lui.
Dopo l’otto settembre, la zona subisce l’occupazione nazista e i rastrellamenti , Don Icardi , idealista e vero patriota, freme a vedere l’occupazione nazista, inizia i contatti con la Resistenza, quella vera, e approccia le formazioni partigiane non comuniste, i Mauri, che operano nelle Langhe.
Forma egli stesso un gruppo, di circa cento elementi, che prende il nome di “italicus”, che e’ il suo stesso nome di battaglia.
Don Icardi e’ un Resistente anomalo, usa il termine Patriota, prende le distanze dalla “lotta di classe” che alcune formazioni garibaldine portano avanti nell’acquese, intrattiene rapporti di non belligeranza con il Generale Farina, della San Marco e grazie alla sua preziosa opera di mediazione salva ben 42 ostaggi dal boia nazista presso Malvicino. Ma tutto cio’ non salvera’ egli stesso dal piombo partigiano.
Per questo suo ruolo di fiero e etico Resistente non comunista, Don Icardi viene prima ammonito dal Vescovo di Acqui e poi addirittura sospesa a Divinis.
Perche’ Don Icardi, viene assassinato da tre partigiani giunti appositamente da Savona ??
Per una serie di motivi molto abbietti ma importanti per coloro che lo uccisero : era un capo partigiano di un reparto autonomo, non comunista, che quindi non obbediva alla logica perversa del commissario politico; Era stimato e ammirato dai suoi uomini, che gli ubbidivano ciecamente; aveva credibilita’ ed autorevolezza presso gli stessi suoi avversari, cosa che gli permise di fare scambi di prigionieri;
non permetteva le razzie dei partigiani sui civili del suo territorio; e cosa molto importante, custodiva, sulla cella campanaria, i beni ed i valori che i contadini del suo paese, gli avevano affidato in custodia, per evitare che i nazisti o i partigiani comunisti li sequestrassero. Erano in buone mani., le sue, quando era in vita. Subito dopo la sua uccisione, questi beni sparirono dal campanile.
Il suo corpo, verra’ trovato verso le 21, da un passante in bici, che correra’ ad avvisare la guardia comunale. Trasportato su una lettiga di legno, sara’ composto nella Cappella di San Lorenzo.
Il provvedimento di sospensione, vale sempre per il povero sacerdote, e il Vescovo di Acqui, molto zelantemente, vieta le esequie religiose, dopo essere stato assassinato deve subire anche questa ingiuria.
Italicus, sara’ seppellito nel Cimitero Militare di Altare. E solo nel 2006, finalmente, la sua salma puo’ ricevere una messa e la conseguente riabilitazione.
Ovviamente, i tre assassini erano noti e conosciuti, ma non dovettero subire alcuna pena, anche se avevano spento una nobile vita…

sabato, giugno 28, 2008

DISSUASORI




Poco prima di entrare in Ceva, ci sono questi tre cartelli stradali, che ho voluto fotografare.

UN AUTORICAMBIO INTERISTA





VISPA, CARCARE, QUESTO AUTORICAMBIO MI PARE INTERISTA


venerdì, giugno 27, 2008

POSTEGGIO STRAVAGANTE A SAVONA


CARENZA DI ACQUA AI GIARDINI PUBBLICI




Su tre fontanelle pubbliche nei giardini di Corso Colombo, a Savona, due non funzionano assolutamente da settimane. Con il caldo che imperversa in questi giorni, con le alte temperature, non e’ possibile che non si possa bere un sorso di acqua fresca per dissetarsi o per trovare un attimo di refrigerio. Le panchine sono spessissimo meta di anziani, che stanno all’ombra del verde, c’e’ un’area di gioco per i bimbi, e quando qualcuno di essi si sbuccia un ginocchio, i genitori non hanno la possibilita’ di sciacquare la ferita, Nei pressi ci sono anche due arre canine e un gattile, che necessitano di acqua per abbeverare gli animali e per fare le necessarie pulizie. Anche in questo caso, le fontanelle sarebbero di grande aiuto. Perche’ il comune di Savona non le rimette in funzione ? Sarebbe una cosa molto utile per i frequentatori dei giardini pubblici.

Roberto Nicolick

mercoledì, giugno 25, 2008

NORMA COSSETTO








… Norma Cossetto era una splendida ragazza di 24 anni di S. Domenico di Visinada, laureanda in lettere e filosofia presso l'Università di Padova. In quel periodo girava in bicicletta per i comuni dell'Istria per preparare il materiale per la sua tesi di laurea, che aveva per titolo "L'Istria Rossa" (Terra rossa per la bauxite).Il 25 settembre 1943 un gruppo di partigiani irruppe in casa Cossetto razziando ogni cosa. Entrarono perfino nelle camere, sparando sopra i letti per spaventare le persone. Il giorno successivo prelevarono Norma. Venne condotta prima nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capibanda si divertirono a tormentarla, promettendole libertà e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese. Al netto rifiuto, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici tra i quali Eugenio Cossetto, Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Ada Riosa vedova Mechis in Sciortino, Maria Valenti, Umberto Zotter ed altri, tutti di San Domenico, Castellier, Ghedda, Villanova e Parenzo. Dopo una sosta di un paio di giorni, vennero tutti trasferiti durante la notte e trasportati con un camion nella scuola di Antignana, dove Norma iniziò il suo vero martirio. Fissata ad un tavolo con alcune corde, venne violentata da diciassette aguzzini, ubriachi e esaltati, quindi gettata nuda nella Foiba poco distante, sulla catasta degli altri cadaveri degli istriani. Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio gemiti e lamenti, verso sera, appena buio, osò avvicinarsi alle imposte socchiuse. Vide la ragazza legata al tavolo e la udì, distintamente, invocare la mamma e chiedere da bere per pietà…… Il 13 ottobre 1943 a S. Domenico ritornarono i tedeschi i quali, su richiesta di Licia, sorella di Norma, catturarono alcuni partigiani che raccontarono la sua tragica fine e quella di suo padre. il 10 dicembre 1943 i Vigili del fuoco di Pola, al comando del maresciallo Harzarich, ricuperarono la sua salma: era caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati; aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate. Emanuele Cossetto, che identificò la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo varie ferite d'arme da taglio; altrettanto riscontrò sui cadaveri degli altri".Norma aveva le mani legate in avanti, mentre le altre vittime erano state legate dietro. Da prigionieri partigiani, presi in seguito da militari italiani istriani, si seppe che Norma, durante la prigionia venne violentata da molti.Un'altra deposizione aggiunge i seguenti particolari: "Cossetto Norma, rinchiusa da partigiani nella ex caserma dei Carabinieri di Antignana, fu fissata ad un tavolo con legature alle mani e ai piedi e violentata per tutta la notte da diciassette aguzzini. Venne poi gettata nella Foiba.…La salma di Norma fu composta nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Castellerier. Dei suoi diciassette torturatori, sei furono arrestati e obbligati a passare l'ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma, composta al centro, alla luce tremolante di due ceri, nel fetore acre della decomposizione di quel corpo che essi avevano seviziato sessantasette giorni prima, nell'attesa angosciosa della morte certa. Soli, con la loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, tre impazzirono e all'alba caddero con gli altri, fucilati a colpi di mitra…

martedì, giugno 24, 2008

UN LIBRO DA COMPRARE E DA LEGGERE


Indice 3
I crimini del comunismo
di Stéphane Courtois
Parte prima
UNO STATO CONTRO IL SUO POPOLO
Violenze, repressioni, terrori
nell'Unione Sovietica
di Nicolas Werth
37 I Paradossi e malintesi dell'Ottobre
51 II Il «braccio armato della dittatura
del proletariato»
67 III Il Terrore rosso
76 IV La «sporca guerra»
101 V Da Tambov alla grande carestia
122 VI Dalla tregua alla «grande svolta»
136 VII Collettivizzazione forzata e
dekulakizzazione
147 VIII La grande carestia
157 IX «Elementi estranei alla società» e
cicli di repressione
172 X Il Grande terrore (1936-1938)
189 XI L'impero dei campi
202 XII L'altra faccia della vittoria
218 XIII Apogeo e crisi del gulag
228 XIV L'ultimo complotto
235 XV L'uscita dallo stalinismo
246 In conclusione
Parte seconda
RIVOLUZIONE MONDIALE, GUERRA CIVILE
E TERRORE
255 I Il Comintem in azione
di Stéphane Courtois e
Jean-Louis Panné
La rivoluzione in Europa, 255 - Comintem e
guerra civile, 258 - Dittatura,
criminalizzazione degli oppositori e
repressione all'interno del Comintern, 269 -
Il Grande terrore colpisce il Comintern, 278
- Il terrore all'interno dei partiti
comunisti, 282 - La caccia ai trotzkisti, 287
- Antifascisti e rivoluzionari stranieri
vittime del terrore nell'URSS, 292 - Guerra
civile e guerra di liberazione nazionale, 303
312 II L'ombra dell'NKVD in Spagna
di Stéphane Courtois e
Jean-Louis Panné
La linea generale dei comunisti, 313 -
«Consulenti» e agenti, 315 - «Dopo le
calunnie... le pallottole alla nuca», 317 -
Il maggio 1937 e l'eliminazione del Poum, 318
- L'NKVD all'opera, 322 - Un «processo di
Mosca» a Barcellona, 324 - Nelle Brigate
internazionali, 325 - L'esilio e la morte
nella «patria dei proletari», 327
330 III Comunismo e terrorismo
di Rémi Kauffer
Parte terza
L'ALTRA EUROPA VITTIMA DEL COMUNISMO
di Andrzej Paczkowski e
Karel Bartosek
339 I Polonia, la «nazione nemica»
di Andrzej Paczkowski
Le repressioni sovietiche contro i polacchi,
339 - Polonia 1944-1989: il sistema
repressivo, 350
268 II Europa centrale e sudorientale
di Karel Bartosek
Terrore «d'importazione»?, 368 - I processi
politici contro gli alleati non comunisti,
372 - La distruzione della società civile,
380 - Il popolino e il sistema dei campi di
concentramento, 386 - I processi ai dirigenti
comunisti, 395 - Dal post-terrore al
postcomunismo, 409 - Una gestione complessa
del passato, 422
Parte quarta
COMUNISMI D'ASIA: FRA «RIEDUCAZIONE»
E MASSACRO
433 I Cina: una lunga marcia nella notte
di Jean-Louis Margolin
Una tradizione di violenza?, 435 - Una
rivoluzione inseparabile dal terrore
(1927-1946), 439 - Riforma agraria e purghe
urbane (1946-1957), 445 - La più grande
carestia della storia (1959-1961), 455 - Un
«gulag» dissimulato: il laogai, 467 - La
Rivoluzione culturale: un totalitarismo
anarchico (1966-1976), 481 - L'era Deng: lo
sgretolarsi del terrore dopo il 1976, 505 -
Tibet: genocidio sul tetto del mondo?, 508
513 II Corea del Nord, Vietnam, Laos:
il seme del drago
di Jean-Louis Margolin e
Pierre Rigoulot
Crimini, terrore e segreto nella Corea del
Nord, 513 - Vietnam: le impasse di un
comunismo in guerra, 530
541 III Cambogia: nel paese del crimine
sconcertante
di Jean-Louis Margolin
La spirale dell'orrore, 544 - Variazioni su
un martirologio, 551 - La morte quotidiana al
tempo di Pol Pot, 560 - Le ragioni della
follia, 577 ~ Un genocidio?, 594
596 Conclusione
Parte quinta
IL TERZO MONDO
605 I L'America latina alla prova
di Pascal Fontaine
Cuba: l'interminabile totalitarismo tropicale
, 605 - Nicaragua: il fallimento di un
progetto totalitario, 621 - Perù: la «lunga
marcia» sanguinosa del Sendero luminoso, 631
638 II Afrocomunismi: Etiopia, Angola,
Mozambico
di Yves Santamaria
Un comunismo dai riflessi africani, 638 -
L'impero rosso: l'Etiopia, 642 - Violenze
lusofone: Angola e Mozambico, 649 - La
Repubblica popolare d'Angola, 650 -
Mozambico, 654
659 III Il comunismo in Afghanistan
di Sylvain Boulouque
L?Afghanistan e l'URRS dal 1917 al 1973, 660
- I comunisti afgani, 662 - Il colpo di Stato
di Mohammad Daud, 663 - Il colpo di Stato
dell'aprile 1978 o «rivoluzione di Saur», 663
- L'intervento sovietico, 666 - La vastità
della repressione, 669

E TUTTI I PESCI VENNERO A GALLA.....

Apelle, figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo. E tutti i pesci vennero a galla a vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle, figlio di Apollo!

lunedì, giugno 23, 2008

IL MURO DI BERLINO








Un'altro dei crimini comunisti contro l'Umanita'.




Nelle prime ore del 13 agosto del 1961 le unità armate della Germania comunista , DDR, interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziavano a costruire, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti di tutte e due le parti, un muro insuperabile che avrebbe attraversato tutta la città, che avrebbe diviso le famiglie in due e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università. Non solo a Berlino ma in tutta la Germania il confine tra est ed ovest diventò una trappola mortale. I soldati comunisti , VOPOS, ricevettero l'ordine di sparare su tutti quelli che cercano di attraversare la zona di confine che con gli anni fu attrezzata con dei macchinari sempre più terrificanti, con mine anti-uomo, filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione, e addirittura con degli impianti che sparavano automaticamente su tutto quello che si muoveva nella cosiddetta "striscia della morte".


Famosa e' la foto del militare comunista della VOPOS, Polizia del Popolo, che senza abbandonare l'elmetto e il fucile, sceglie la Liberta', saltando nel settore Americano.
















UN ALTRO PRETE CONDANNATO



A Colico si raccolgono firme per Mauro Stefanoni, recentemente condannato per abusi su un bimbo disabile. Si punta a raggiungerne almeno duemila ed al momento pare ce ne siano 1400.
Motivo della raccolta promossa da alcuni parrocchiani, la solita solfa: “da noi è stato bravo, ha fatto tante cose, etc.” come se i pedofili notoriamente andassero in giro dicendo di esserlo o comportandosi male……
Ancora una volta comunque la storia si ripete come dimostra questo passo dal mio libro “I predatori di bambini”: “Un prete era solito portare ogni anno 32 bambini a una fiera. Trentuno di loro pensavano che fosse il miglior prete che avessero mai potuto avere, ma una di queste bambine subiva abusi sessuali da parte sua, da oltre cinque anni. Quando il prete fu accusato, scrissero trecento lettere a suo sostegno, perché era il miglior prete che la parrocchia avesse mai avuto. E la bimba fu emarginata. Lui però tempo dopo confessò. Abusi su di lei e su diversi bambini di un’altra parrocchia.

In compenso però a questo schifo si affianca una notizia gradita quanto inaspettata, la seguente:
<>





tratto dal Blòog di Max Frassi

lunedì, giugno 16, 2008

IL GULAG DI SEGNO E IL CAMPO DEI FRANCESI







IL CAMPO DI PRIGIONIA DI SEGNO - CAMPO DEI FRANCESI
VADO LIGURE
SAVONA
Questi due nomi sono sinistramente famosi per le oscure vicende che li hanno interessati , dopo il 25 aprile 1945 , per diversi mesi a seguire. A Segno, infatti, un paesino, frazione di Vado Ligure, posto a 105 m.s.l. era stato installato un campo di concentramento dove i partigiani comunisti detenevano, illegalmente e in barba ai piu' elementari diritti umani, civili , uomini, donne e anche adolescenti, "sospette spie fasciste".


Il campo di prigionia era dentro l'oratorio della Chiesa di Segno, un fabbricato di tre piani, adiacente alla Chiesa vera e propria, ideale per tenervi dei prigionieri, le finestre sono piccole e strette, con delle inferriate, i muri sono spessi a prova di evasione, e l'unica porta di accesso all'esterno e' protetta da un cancello e un recinto di inferriate.


In questo vero e proprio campo di prigionia, i civili vi venivano portati con automezzi di fortuna, camion o carretti trainati da animali, e qualche volta a piedi, attraversando la cosidetta "valle rossa", da Vado Ligure, per tutta la valle sino a Segno, dove venivano messi in custodia.


Nel corso di questa anomala prigionia, molti di essi erano prelevati, successivamente, da altri partigiani e spessissimo non facevano ritorno al campo di Segno, per sparire nel nulla.



L'altro posto, noto come "campo dei Francesi", e' ora un'area picnic, a quota 540 s.l.m., un grande prato, molto esteso, irregolare, che dista circa 3 chilometri da Segno, dalla frazione di Cunio, dove la corriera fa l'inversione per tornare, si cammina per una stradina, sterrata, larga, in mezzo ai boschi di castagni e quercie, nel silenzio rotto solo dal canto delle gazze e dei corvi.


Il nome di Campo dei Francesi, e' dovuto al fatto che vi fosse, nelle guerre napoleoniche, un piccolo accampamento di soldati francesi. Ma non e' questo il vero motivo che mi rende il campo degno di interesse...il mio interesse e' legato alla guerra civile, ai crimini commessi dalle formazioni partigiane comuniste, dalle S.A.P. le quali si arrogavano il diritto di vita e di morte su tutti...

Il "campo dei francesi" era un sito tragicamente ed organicamente connesso al campo di Segno, qui i partigiani, vi portavano i prigionieri che dovevano "sparire", qui i plotoni di esecuzione , armati del famigerato Sten, funzionavano a pieno regime, lontano da occhi indiscreti, e sempre nel grande pratone denominato "campo dei francesi", venivano seppelliti i corpi , nudi, senza documenti, senza nulla che li potesse far riconoscere. Non in una grande fossa, ma in tante piccole buche, sparse, che spesso venivano fatte scavare dai condannati a morte...


Una vecchia abitante di Segno, di piu' di 80 anni, mi ha raccontato che la notte, arrivavano i partigiani da Vado e da Savona, "prelevavano" i "fascisti" dal campo di prigionia e a piedi andavano verso il campo dei Francesi.

Si sentivano le urla di paura dei condannati,le impietose raffiche che spezzavano il silenzio della notte, e poi piu' nulla...qualche volta dei colpi isolati, per completare il lavoro...

E' chiaro che il pratone di campo dei Francesi, e' un orrido gruviera pieno di morti innocenti, un immenso cimitero senza croci, senza lapidi, sotto la terra vi sono decine, forse centinaia di corpi, oramai ingiuriati dal tempo...dimenticati da tutti tranne che dai loro carnefici, che sono ancora vivi, onorati e plurimedagliati eroi della Resistenza...


Ci si mette circa un'ora a raggiungere il posto, segnalato da un cartello turistico, l'ho raggiunto a piedi, con calma...


il pratone e' molto grande, qualche centinaio di metri quadrati, incorniciato da una fitta vegetazione sui lati del perimetro, il terreno e morbido e cedevole, ovunque si intravedono delle bellissime campanule bianche che assomigliano ai bucaneve.


Forse, non sarebbe una cattiva idea, scavare, e portare alla luce tutti coloro che hanno perso la vita per degli ignobili assassini, che non hanno voluto neppure raccontare ai famigliari dei "sospetti fascisi", dove sono i loro poveri corpi, chissa' quante storie scomode e tragiche verrebbero alla luce, sul pratone del Campo dei Francesi...


Roberto Nicolick

lunedì, giugno 09, 2008

LA SIRENETTA


La sirenetta di Savona
Sul bordo della banchina della darsena vecchia, lato sud-est c’è un bronzo di circa 120 cm, opera dello scultore Parini, da anni questo bronzo e’ li’, a circa un passo dal bordo della banchina, a pochissima distanza dall’acqua maleodorante della vecchia darsena, accanto a locali pubblici di tendenza, a barche di nuovi o vecchi ricchi, a portata dei piedi dei passanti che, incautamente vi possono inciampare. Il colore del bronco e’ oramai scomparso, ossidato dalla esposizione per anni all’azione del salino e degli agenti atmosferici. I croceristi che transitano da quel punto, la guardano distrattamente, e poi vanno oltre con i loro zainetti colorati.
Francamente non si potrebbe immaginare un posto piu’ sbagliato per posizionarvi una statua di bronzo, alta circa una trentina di centimetri, come una trappola per chi passa, un bambino che corra vi puo’ incespicare e cadere in mare, la stessa cosa ad un distratto passante oppure ad un anziano. Varrebbe la pena trovare una piu’ idonea sistemazione per questa pregevole statua di bronzo, che forse vorrebbe imitare la sirenetta molto piu’ famosa, che peraltro non e’ distesa ma e’ in posizione seduta e molto piu’ defilata dal passeggio dei turisti.

domenica, giugno 08, 2008

PRESO ANCHE IL QUARTO UOMO CHE HA PARTECIPATO ALL'OMICIDIO DEL SOTTOTENENTE


Preso a Torre Annunziata anche il quarto componente della banda che ha partecipato alla rapina nell'ufficio postale di Pagani, in provincia di Salerno, durante la quale è stato ucciso il sottotenente dei carabinieri Marco Pittoni. E' Gennaro Carotenuto, 36 anni, sposato con tre figli, già noto alle forze dell'ordine. E accusato di aver sparato il colpo di pistola che ha ucciso il sottotenente. I carabinieri del comando provinciale di Salerno e quelli di Torre Annunziata con una indagine veloce ed efficace hanno fermato ieri tre giovani di Torre Annunziata, tutti con precedenti penali: Giovanni Fontana, 21 anni, Fabio Prete, 19, e Antonio Palma, 33. Grazie alla confessione di uno degli indagati e ai risultati dei rilievi eseguiti dai Ris, i magistrati hanno emesso tre decreti di fermo nei loro confronti mentre è partita la caccia al quarto uomo, conclusa poche ore fa. I carabinieri erano sicuri che Carotenuto non fosse lontano e così, per l'intera giornata, hanno intensificato i controlli nella cittadina vesuviana e sono riusciti a bloccarlo nell'abitazione di un conoscente. Dalle indiscrezioni trapelate il quarto uomo sarebbe vicino a un clan camorristico che detiene l'egemonia nel territorio stabiese. Intanto dopo le esequie ieri a Pagani, la salma del sottotenente Pittoni è stata trasferita a Cagliari per i funerali che si sono svolti nella chiesa di San Giuseppe a Villarios, dove risiedono i familiari del militare. L'aereo con il feretro della vittima è arrivato nell'isola con qualche ora di ritardo a causa di un leggero malore del padre, Giovanni Pittoni, che ha riportato a casa il figlio assieme alla moglie, Elisa Casula, e al sindaco di Giba, Learco Fois. Alla cerimonia hanno partecipato oltre mille persone: l'ultimo saluto al militare-eroe prima della sepoltura nel cimitero del paese. Durante i funerali la sorella ha letto una lettera che Marco Pittoni aveva inviato pochi giorni fa alla madre: "Ogni carabiniere impara a vivere nell'incertezza" aveva scritto il giovane, spiegando di essere consapevole dei rischi del suo mestiere, di aver imparato a convivere con l'incertezza del domani e spronava sua mamma a essere forte. "Non cedere allo sconforto qualunque cosa succeda": queste le ultime parole, quasi un presagio dell'imminente tragedia, scritte da Marco a sua madre.


sabato, giugno 07, 2008

CADE UN SERVITORE DELLO STATO


Salerno, 6 giu. (Adnkronos) -


Un sottotenente dei Carabinieri è stato ferito mortalmente nel corso di un conflitto a fuoco avvenuto davanti all'ufficio postale di via Padovano, a Pagani, nel salernitano. Alcuni malviventi stavano effettuando una rapina quando sono arrivati i militari dell'Arma. Ne è nata una sparatoria nel corso della quale è rimasto gravemente ferito il sottotenente Marco Pittoni, in servizio presso la compagnia di Nocera Inferiore (Salerno). L'ufficiale è stato portato immediatamente all'ospedale di Nocera Inferiore. I chirurghi dell'ospedale lo hanno sottoposto a un disperato intervento, ma per il militare dell'Arma non c'è stato nulla da fare ed è deceduto poco dopo. A quanto si è appreso, nessuno dei banditi è stato arrestato.Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha inviato al comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, Gianfrancesco Siazzu, un telegramma di cordoglio nel quale ha espresso i sentimenti di profonda partecipazione e vicinanza per la morte del sottotenente Pittoni.


Questa la notizia nuda e cruda, ora il mio commento:

i rapinatori hanno prima ferito l'eroico ufficiale e poi lo hanno finito con una pistolettata alla gola.

Sono curioso di sapere :

quanti anni di galera questi bastardi sconteranno, fra sconti, buona condotta e permessi vari...

e che tipo di gratitudine lo stato dara' ai famigliari dell'ufficiale caduto per causa di servizio.
Foto Ansa.

giovedì, giugno 05, 2008

IDENTITA' ITALIANA


I GULAG TITINI PER GLI ITALIANI


Giuseppe Spano aveva 24 anni e molta fame. In poco più di un mese aveva perso oltre 20 chili ed era diventato pelle e ossa. Quel 14 giugno 1945 non resistette e rubò un po' di burro. Fu fucilato al petto per furto.


-Ferdinando Ricchetti aveva 25 anni ed era pallido, emaciato. Il 15 giugno 1945 si avvicinò al reticolato per raccogliere qualche ciuffo d'erba da inghiottire. Fu fucilato al petto per tentata fuga.


-Pietro Fazzeri aveva 22 anni e la sua fame era pari a quella di centinaia di altri compagni. Ma aveva paura di rubare e terrore di avvicinarsi al reticolato. Il 15 luglio 1945 morì per deperimento organico.


In quale campo della morte sono state scritte queste storie?


A Dachau, a Buchenvald oppure a Treblinka?


No, siamo fuori strada:questo è uno dei lager di Tito.
Borovnica, Skofja Loka, Osseh. E ancora Stara Gradiska, Siska, e poi Goh Otok, l'Isola Calva.


Pochi conoscono il significato di questi nomi.


Dachau e Buchenvald sono certamente più noti, eppure sono la stessa cosa. Solo che i primi erano in Jugoslavia e gli internati erano migliaia di italiani, deportati dalla Venezia Giulia alla fine del secondo conflitto mondiale e negli anni successivi, a guerra finita, durante l'occupazione titina.




LA FAMIGLIA BIAMONTI




LA STRAGE DEI BIAMONTI
Purtroppo il caso della povera Giuseppina Ghersi, a Savona, non e’ l’unico. Parlo della Famiglia Biamonti, un’altra strage, un pluriomocidio avvenuto dopo il 25 aprile 45, un fatto eclatante che ebbe molta eco, visto che furono ammazzate senza pieta’ le persone che componevano una intera famiglia. Sempre con la solita ottusa accusa di essere spie fasciste . Il solito strumento per usare i mitra e dopo, a cose fatte, depredare i beni dei morti. La prassi e’ questa.
Con il favore del buio, i soliti e noti eroi, assassinano con le solite modalita’ da macellai un intero nucleo famigliare, padre, Domingo Biamonti di anni 61, medico, la madre Maria Naselli Feo di anni 54, la figlia Anna Maria di anni 23 e pure la domestica, Elena Merlo di anni 35… nella notte del 14 maggio 1945, a venti giorni dalla Liberazione. I pluriassassini usano il mitra e anche il calcio delle armi per meglio dare sfogo all’odio di classe che guida le loro azioni omocide…Prima di essere assassinati queste povere persone devono anche subire la prigionia, completamente arbitraria nel famigerato Gulag di Segno, dove venivano concentrati dai partigiani comunisti tutte le povere persone, sospettate di essere "spie fasciste"…
Il Gulag di Segno era in pratica, il braccio della morte, dove chi ci andava era sicuro che un plotone di boia lo avrebbe, prima o poi liquidato. Qui i Biamonti vengono deportati , qui subiscono giorni tremendi, umiliazioni senza fine…
I corpi dei Biamonti presentavano fori di grosso calibro, e anche lesioni causate da martelli o altri oggetti contundenti. Pare che la moglie del Domingo Biamonti, non arresasi supinamente al fatto di essere fucilata , ingaggio’ una lotta furibonda con i partigiani. Venne colpita senza pieta’ con una mazza e finita con il classico colpo alla nuca.Le salme furono occultate sotto falso nome, gli abiti ed i documenti furono dati alle fiamme dai loro assassini…e a convincere le autorita’ a fare luce sui fatti e a riaprire l’inchiesata fu il fidanzato della povera Anna Maria Biamonti, che non volle arrendersi alle minacce dei soliti noti .
I poveretti risiedevano in una villotta di Legino. Segno di un certo benessere, che ovviamente risveglio’ l’invidia e la cupidigia di certi personaggi appartenti ai partigiani rossi.
Dalle carte processuali emerge un nome, di un partigiano comunista, appartenente alla polizia ausiliaria, Luigi Rossi, detto Toni, nome molto ricorrente in tante vicende dolorose di uccisioni e "lupare bianche".
E’ noto che questa persona, coinvolto anche nell’efferato omicidio della piccola Giuseppina Ghersi, volesse effettuare un esproprio di alcune proprieta’ della famiglia Biamonti.
Questo partigiano comunista, viene processato solo nel 52, condannato a 27 anni, con il condono di anni 19, e gli altri imputati tre in tutto, nonostante i moltissimi indizi andranno assolti.
Un episodio la dice lunga sulla personalita’ psicopatica dell’unico condannato: volle sepellire i quattro morti in una unica fossa, senza neppure la cassa…come ebbe a dire egli stesso : "..macche’ cassa, devono essere seppelliti cosi’, come i cani…" negando ai poveri corpi un minimo di carita' cristiana...
Ovviamente nel corso del processo, nego’ tutto anche di fronte a precise testimonianze…Anzi i poveri Biamonti, oramai nel Regno dei Cieli, ricevettero la riabilitazione postuma , e se il Rossi, Toni, non avesse velocizzato l’esecuzione in modo arbitrario ed autonomo, sarebbero stati liberati dal Gulag di Segno, perche’ non riconosciuti come "spie Fasciste". La loro vera colpa era di essere benestanti, e qualcuno voleva i loro beni, dopo averli tolti di mezzo…ecco la vera ragione della loro uccisione.




mercoledì, giugno 04, 2008

UNA LETTERA DI UN LETTORE DEL GIORNALE CHE RIPORTO INTEGRALMENTE


Simbolo dei bambini vittime della guerra

Vorrei rivolgermi al signor Roberto Nicolick e ringraziarlo di cuore per la sua testimonianza su Giuseppina Ghersi.Non mi capacito e non riesco a capire come certe persone avendo vissuto lunghi anni di guerra, non provassero il desiderio nei giorni della Liberazione di allontanare dai loro cuori e dalle loro menti i momenti tragici di quel periodo.Il loro odio cieco li ha spinti oltre, tanto oltre che per soddisfare la loro fame di vendetta hanno compiuto il più abominevole crimine che solo la mente umana più perversa può e poteva perpetrare.Povera Giuseppina, strappata dagli affetti e abbandonata lungo i muri di un cimitero dopo essere stata violentata, picchiata selvaggiamente e per ultimo uccisa, solo per aver scritto un tema che manifestava una semplice e innocente simpatia per il duce.Che atrocità! Un gesto ignobile e ripugnante.Triste e ancora più drammatico a distanza di 63 anni leggere ancora certe dichiarazioni dove la signora Vanna Vaccani Artioli, presidente dell’Anpi di Savona dice che quella ragazza fosse una collaboratrice dei fascisti e che la sua fu una «semplice esecuzione». Fascisti e che la sua fu una «semplice esecuzione». Vergogna! Dio Santo, era solo una bambina.È mai possibile che dopo tanti decenni, non si possa provare nessuna pietà?Un ultimo mio pensiero è rivolto alla cittadinanza di Savona, ricordando a loro che il dolore per una perdita di un figlio va sempre rispettata, e che l’amore verso il prossimo è l’insegnamento più grande che il nostro Signore Gesù Cristo ci ha insegnato.Chiedo e spero che questa bambina venga ricordata e che sia il simbolo di tutti quei bambini vittime della guerra. Grazie.