sabato, marzo 28, 2009

LA STRAGE DEL GRUPPO STRASSERA


La strage del Gruppo OSS Strassera
Un episodio iniziale della futura guerra fredda

Portula e’ un comune di circa 1500 abitanti della Provincia di Biella, provincia di recente istituzione. Portula fa parte della Comunita’ Montana Valle Sessera. Fra queste aspre valli nel novembre del 44, avvenne un episodio di sangue, propedeutico alla guerra fredda tra Occidente Libero e Cortina di ferro: un gruppo di agenti operativi, di nazionalità italiana, dei servizi segreti Americani ( OSS, il precursore della CIA ) furono massacrati, parrebbe dai futuri procedimenti giudiziari, da una formazione di partigiani comunisti capitanati dal noto Francesco Moranino, “ gemisto “, futuro deputato del P.C.I. e in quel momento comandante di un temibile distaccamento di partigiani Rossi.
Moranino nel suo genere era il primo della classe, comunista ideologizzato, marxista ortodosso, scaltro e strategico, poco ricco di sentimenti, guidava i suoi uomini con gelida efficacia e li spronava a compiere atti da fare rimordere la coscienza per decenni a persone normali…ma si sa, che i tempi erano troppo duri per tutti, tempi dove la Pietas era morta.
In un quadro di pianificazione della human intelligence, i comandi americani inviano in Nord Italia un loro agente , di nazionalita’ italiana, Emanuele Strassera ex ufficiale monarchico, molto diffidente verso i nuclei armati comunisti, che venivano chiamati , comunemente, partigiani garibaldini. Il suo compito era di osservazione, coordinamento tra la Resistenza e il Comando Alleato e su tali argomenti doveva inviare rapporti dettagliati ai suoi contatti OSS in Svizzera.
Strassera, uomo d’azione, sbarca nel golfo di Genova, da un mezzo sottomarino, in modo avventuroso, raggiunge il Piemonte passando per l’appennino, prende contatti con le formazioni di patrioti non comunisti, con il loro aiuto raggiunge l’alto Piemonte, comincia ad infiltrarsi nel Vercellese e nel Biellese ed inizia a osservare la realta’ della Resistenza, molto articolata e complessa in quell’area.
L’agente OSS recluta tra i partigiani non comunisti, quattro collaboratori fidati : Gennaro Santucci, ; Ezio Campasso,; Mario Francesconi, e Giovanni Scimone.
Attenti conoscitori della realta’ locale, della posizione dei reparti fascisti e di quelli partigiani, i 5 agenti capiscon immediatamente che gli obiettivi delle formazioni comuniste, sono si’ la eliminazione del Fascismo, ma soprattutto il cambiamento violento e radicale della societa’ italiana attraverso l’eliminazione dei ceti borghesi, cattolici e non comunisti, mediante l’uso delle armi : in pratica una rivoluzione proletaria armata vera e propria.
Viene in gran segreto approntato un rapporto riservatissimo, che fotografa senza mezzi termini la grave situazione che vede sempre piu’ egemoni le formazioni partigiane comuniste, e si decide di portarlo direttamente in Svizzera ai contatti dell’OSS. Il problema e’ che le linee di comunicazione sono controllate, dai fascisti o dalle formazioni comuniste, oggetto proprio del pericoloso rapporto.
Strassera chiede una scorta ai partigiani, senza sapere che saranno i suoi boia e che elimineranno anche i suoi collaboratori. Infatti, forse per timore che il rapporto arrivi ai comandi alleati, e che cessino i lanci di materiale, i 5 agenti del Servizio Segreto Americano vengono brutalmente assassinati e depredati di ogni avere. Chi compie materialmente la strage e’ un gruppo di partigiani comunisti, scelti dal loro capo, per la loro ferocia e per le scarse attitudini umane.
I loro corpi privi di vestiti, dopo l’eccidio, vengono lasciati nella campagna di Portula. Era il 26 novembre del 44.
Ma le armi dei partigiani comunisti, non si fermarono qui…il 9 gennaio del 45, due donne, Maria Santucci e Maria Francesconi, mogli di due dei collaboratori dello Strassera vengono uccise con un colpo alla nuca. Le due donne cercavano di fare luce sulla strage dei loro congiunti avvenuta a Portula.
Venne accreditata la voce che la responsabilita’ dei sette omicidi fosse dei fascisti. I compagni sono abili a creare favole e a diffonderle.
A guerra finita, i familiari dei 5 partigiani fucilati e delle 2 donne uccise presentarono alle autorità delle prove frutto di loro indagini informali. A seguito di queste prove vennero avviate delle indagini ufficiali che orientarono le responsabilità sul partigiano Francesco Moranino, Capo riconosciuto delle brigate combattenti comuniste nel Vercellese e nel Biellese che nel frattempo era diventato deputato del P.C.I..soprannome di battaglia Gemisto.
Gemisto, fu accusato dell'eccidio dei 5 menbri della "Missione Strassera", il 26 novembre 1944 in località Portula, attirandoli in un’imboscata e della sorte che il 9 gennaio 1945 toccò a due spose degli uccisi.
Il 27 gennaio 1955 la Camera dei Deputati, con maggioranza di centrodestra, votò l’autorizzazione a procedere nei confronti di Moranino (allora deputato del Pci, fu la prima autorizzazione a procedere concessa dal parlamento) su richiesta della Procura di Torino; l’accusa era di omicidio plurimo aggravato e continuato ed occultamento di cadavere, ma Moranino nel frattempo si era rifugiato in Cecoslovacchia, dove faceva lo speacker a Radio Praga, diffondendo via etere, odio verso l’Italia e gli Italiani.
Nel 56, comtumace, Moranino fu condannato all’ergastolo per i 7 omicidi.
Nel 58 il Presidente della Repubblica Gronghi commuto’ l’ergastolo in dieci anni di reclusione e nel 65 Saragat grazio’ Moranino, inoltre i suoi omicidi vennero considerati atti legittimi di guerra e quindi il serial killer rosso, pote’ ornare in patria, dove fu eletto ancora una volta deputato per il P.C.I..
Si dice che l’orrore non ha mai fine, anche se a volte accade il contrario: un infarto si prese , molto opportunamente, Moranino ad appena 51 anni e lo porto’ nell’aldila’ a fare i conti con centinaia di anime di morti ammazzati nel Vercellese, nel Biellese e e nel Novarese…i cui corpi marcirono, galleggiando nei canali, nelle rogge, nelle risaie ,sui sentieri di uno dei piu’ grandi mattatoi del Piemonte , in fondo la strage della squadra Strassera fu solo un episodio di una una saga bestiale ed inumana.

Roberto NICOLICK

giovedì, marzo 19, 2009

DISCARICA ABUSIVAA MADONNA DEL MONTE
















I boschi del Savonese, sono infettati, letteralmente da decine di discariche abusive, che nel tempo si allargano a macchia d’olio aumentando in modo esponenziale.
In genere gli incivili lasciano la strada principale e si inoltrano per sentieri laterali, dove lontano da occhi indiscreti, buttano rifiuti di ogni genere : lavatrici, frigoriferi, mobili, poltrone, materassi, pneumatici, plastica, contenitori di metallo, residui di ristrutturazioni murarie, vetro, plastica. Questo materiale di per se’ ingombrante e tossico, va a saturare l’ambiente del bosco, si mescola con la vegetazione in crescita, allontana gli animali, crea pericolo alla circolazione dei cacciatori o di chiunque voglia andare nel mezzo della natura e praticamente non viene eliminato e rimarra’ nei secoli a venire per testimoniare il grado di stupidita’ dell’uomo.
Una delle provincie più boscose d’Italia sta avendo un danno enorme. L’ultima discarica che ho trovato nelle mie ricerche è situata in una stradina sterrata che si diparte dalla strada di collegamento tra Madonna del Monte e la Conca Verde: e’ un vero disastro oltre a fotografarla in tutta la sua estenzione, ho provveduto a filmarla e ad inserirla su YouTube, nella speranza che le autorita’ provvedano a sgomberare il materiale, che oramai ammonta a diverse tonnellate, sparso per tutto il bosco con un danno enorme per l’ambiente. Il filmato e’ reperibile al seguente indirizzo
http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://www.youtube.com/watch?v=e7q4iAQE648, il fimato nlla sua freddezza è terribile e documenta il degrado ambientale della zona boscosa. E’ piu’ forte di ogni parola.





FORZA ANGELO


mercoledì, marzo 18, 2009

mercoledì, marzo 04, 2009

NICOLICK E IL DEGRADO DI VIA FRUGONI A SAVONA

NICOLICK E IL BARBONE CHE DORME IN PROVINCIA

UNO STADIETTO DA 4000 POSTI.....CHE RIDERE






dal sito BIANCOBLUTIME

Da settimane incorre la discussione sulla riqualificazione delle aree di Legino, e naturalmente in quest'ottica entra a far parte anche lo Stadio Valerio Bacigalupo (inaugurato nel 1966), lo si vorrebbe nei progetti futuri con capienza (ATTENZIONE non ampliabile) di 4000 posti, per molti tifosi ciò rappresenta la prova lampante e oggettiva che il Savona calcio è nei progetti di chi detiene il potere politico in Città un fastidio da relegare come massimo delle aspirazioni ad una mediocre serie D (d'altronde se quell'area è destinata ad una riqualificazione urbana anche un certo afflusso di traffico potrebbe essere un problema..).
Invitiamo tutti a riflettere, una città capoluogo di provincia, con una squadra dal blasone storico che ha calcato i campi della serie B, con una tifoseria che potenzialmente potrebbe competere con piazze importanti, ridimensionata a tal punto da poter ospitare al massimo un campionato nazionale dilettanti (di basso profilo s'intende...), inoltre pare che il progetto in questione preveda nella stessa aerea l'ampliamento del campus universitario, insomma si tratta di ridisegnare totalmente l'area, e ciò va fatto facendo "dimagrire" il vecchio e glorioso Bacigalupo (non vogliamo entrare su ambigui discorsi che normalmente in casi come questi emergono....domande in merito a presunte speculazioni non ce le vogliamo neanche porre, ci limitiamo semplicemente ad osservare i fatti).
Adesso chiediamo a Voi lettori quale serio imprenditore si avvicinerebbe ad un sodalizio che ha uno stadio che può contenere al max 4000 posti? Noi crediamo che con una soluzione di quel tipo non sarebbe più possibile nemmeno un avventura alla Piro, che in cuor suo (ma solo nel cuore..) nutriva di raggiungere il grande calcio, insomma chi investirebbe in una squadra che neanche potrebbe disputare una seconda divisione (che è un altra categoria mediocre tanto per capirci....) ?.
Tuttavia è meglio esser chiari cari amici, se il progetto verrà approvato il Savona diventerà l'alter ego di un Ciriè, o un Giaveno, e ciò (correggeteci se sbagliamo) rientrava tranquillamente nei piani di chi voleva aprioristicamente smorzare sogni ed ambizioni di tutta una tifoseria (tanto per intenderci bisognava riparare ai danni fatti da Bettino che aveva rifatto riassaporare il professionismo...), d'altronde a rileggere certe cose c'è da restare basiti, qualche annetto fa qualcuno profetizzò che il massimo a cui poteva ambire il Savona calcio era una serie D ma (attenzione...) con un vincolo, e cioè a patto di avere almeno 1000 spettatori a partita. Ecco quindi che le cose prendono forma, certo c'è voluto del tempo, sono 3 anni che tra chiacchiere, caffè pagati e... dichiarate ambizioni di professionismo (finalizzate forse a zittire i più critici..) si raccolgono risultati fallimentari, questa situazione unita ad una gestione organizzativa alla Burkina Faso ha allontanato sempre più gente dallo stadio e ciò ha determinato chiaramente la sordina ad ogni forma di contestazione (non c'è più interesse verso il Savona), adesso gli spettatori si attestano su una media di 200 o 300 (stime ottimistiche), si è nella norma della serie D. Tutto chiaro? Traete voi le conclusioni...
Tanto per non farsi mancare nulla, al faraonico leginese progetto fa eco l'imbarazzante silenzio della nostra (ma usare nostra è al quanto azzardato...) Società, e ovviamente certi giornalisti si guardano bene dal chiedere a costoro cos' hanno da dichiarare a tal proposito (sarebbe politicamente scorretto...ed alcuni giornalisti hanno abituato bene i professionisti...siamo alle comiche...).
Veniamo ai tifosi. Ai più dei tifosi (o a ciò che resta di loro) il progetto è chiaramente inviso (e vorremmo ben vedere...), però anche qui è bene puntualizzare, i tifosi possono continuare a scrivere sui siti lamentandosi, esprimendo rabbia o insoddisfazione, ma non crediamo che ciò sortirà effetto alcuno o risolverà alcunché, meglio dire la nostra in altri modi, innanzitutto si potrebbe cominciare con una raccolta di firme ed un comunicato ufficiale con cui i tifosi esprimono un netto e circostanziato NO al progetto stadio da 4000 posti, e contestualmente si potrebbe rendere noto che la tifoseria osteggerà in maniera pacifica, ma con molta determinazione, qualsiasi progetto che abbia la finalità di ridurre la capienza a meno di 10.000 posti, poi ovviamente ognuno tra i tifosi prenderà atto del volere politico dell'amministrazione e se ne ricorderà quando sarà chiamato a valutarne l'operato.
Noi crediamo che compito di un amministrazione sia anche quello di ascoltare i cittadini, se la raccolta di firme sarà numericamente corposa l'amministrazione non potrà non tenerne conto, e quanto meno il Sindaco dovrà delle risposte ai tifosi e suoi concittadini.
Biancoblùtimes coerente alla sua linea editoriale è sceso in campo (sostituendosi come al solito ai giornali cittadini), ed ha intervistato alcuni tifosi storici in merito alla questione stadio (ma non solo), Giampaolo Pellegrino storico rappresentate della locale tifoseria è coinciso "Non possiamo permetterlo, lo stadio da 4000 posti pone oggettivamente le basi per restare nei dilettanti vita natural durante, la Società dovrebbe prendere posizione nei confronti del Comune, poi onestamente non si capisce da una parte l'amministrazione vota per il contributo di 100.000 Euro al Savona, dall'altra vuole il ridimensionamento della capienza dello stadio, c'è un qualcosa che non mi torna, ma non dico altro....", Franco Etere va giù pesante"No al ridimensionamento, lo stadio da 4000 posti significa ammazzare un morto, e una Società seria dovrebbe opporsi a tale progetto ed invece.... Onestamente sono molto deluso da questa Dirigenza, intorno ai colori biancoblù c'è puro disinteresse, allo stadio non va quasi più nessuno, per cui certe decisioni è anche più facile prenderle. Comunque è inutile parlare di stadio nuovo, se l'andazzo è quello dell'ultimo biennio il Savona potrà giocare anche al Levratto di Zinola visto lo scarso seguito..... Lo dico chiaramente no al progetto dello stadio da 4000 posti, e aggiungo che se nei programmi di questa Società c'è ancora il dilettantismo allora che mettano in vendita ufficialmente il Savona. Adesso è arrivato il momento di prendere posizione, la politica dei caffè pagati, oppure dell'assenza di debiti...ect. ect. ha stancato, il Savona non è la Carcarese o il Vado...". Massimo Bochiolo del Gazzano è sibillino "Ma sbaglio o all'interno della Società c'è anche un assessore del Comune? Non è mai stato un mistero degli ottimi rapporti che intercorrono tra questa Società e l'attuale amministrazione, io non ho sentito la nostra Società prendere posizione in merito al paventato ridimensionamento dello stadio, per cui se la novella del chi tace acconsente è ancora valida....certo, adesso che ci penso, i 4000 posti sarebbero un "inaccettabile vincolo" per una Società che ha dimostrato di saper pensare in "grande"...", Alessio Ghiso degli Ultras ha le idee chiare "Stiamo discutendo di questo e sicuramente prenderemo una posizione, questa Dirigenza ci ha nuovamente deluso, il fatto che accetti senza batter ciglio un progetto di questo tipo la dice lunga sulle loro -molto presunte- ambizioni, non mi nascondo spero che questo Direttivo tolga le tende il prima possibile, non ne possiamo più di mediocrità e di serie D..." .
Nella discussione intervengo pure io verso il progetto e prometto battaglia politica "Intanto ringrazio Biancoblutimes per lo spazio concessomi, seguo con attenzione l'evolversi delle cose e mi trovo totalmente d'accordo con la presa di posizione dei tifosi, Savona merita ben altro che uno stadietto da 4000 spettatori, un ridimensionamento di quel genere vincola qualsiasi prospettiva futura, la tifoseria sappia che mi rendo disponibile fin d'ora a supportare le loro tesi in ogni sede, i tifosi e i cittadini devono essere interpellati, non si ci può arrogare il diritto di decidere sopra la testa della gente...".
Questi gli umori sotto la Torretta, continuate a leggerci vi terremo sempre aggiornati, un ultimo aspetto e chiudiamo, un articolo del genere avrebbero dovuto farlo i giornalisti, ed invece ancora una volta tocca a noi sostituirci a loro in quanto la critica non rientra più nella loro logica professionale, ci spiace solo per coloro (ma sono sempre meno fortunatamente...) che non hanno la connessione internet e sono costretti a leggere certi editti.

I PONTI DI SAVONA FUORI NORMA ???
















Ho effettuato delle semplici misurazioni dei parapetti laterali dei ponti che a Savona attraversano il torrente Letimbro, tutti ponti percorsi da veicoli e da pedoni, in tutte le ore del giorno e della sera. La normativa prevede che il parapetto laterale si alto non meno di 110 centimetri. Ebbene dalle mie rilevazioni ho appurato che non c'e' un ponte a norma su tutto il corso del Letimbro. Nel dettaglio ecco i miei rilevamenti : passerella Ruffino alla foce del torrente cm. 100; ponte di colegamento tra Corso Colombo e Corso V. Veneto cm. 102; ponte tra Santa Rita e Via L.Corsi cm. 105; Ponte tra Corso T. e Benech cm. 98; Ponte tra Via Sormano e Corso Ricci cm. 100; Ponte tra Via Don Bosco e Via Pescetto cm. 100; Ponte tra Via Naz. Piemonte e Lavagnola cm. 80; Passrella pedonale che collega Villpaiana all 'Iper cm. 100.
Quindi nessun ponte e' a noma, essendo tutti abbondantemente al di sotto dei 110 cm. . Se un pedone, un ragazzino, un anziano, un disabile si sporge in modo accidentale dal pomte e precipita per una decina di metri, di chi sara' la reponsabilita' ???
Forse sarebbe opportuno porre un rimedio e alzare i parapetti dei ponti che ho segnalato.