Il 5 marzo del 1953 in una dacia a
circa 15 minuti di auto da Mosca, dopo aver assunto quantità
industriali di vodka e dopo una vita da tabagista, si spegneva
Stalin, uno dei dittatori più sanguinari che la storia ricordi,
colpevole di milioni di internamenti nei gulag e di innumerevoli
soppressioni di persone innocenti, e con l'innegabile merito di aver
salvato la grande Russia dall'invasione delle potenze dell'asse.
Avendo solo 3 anni in quella data non ho potuto vivere il momento
storico, ma qualcuno recentemente mi raccontò un fatto curioso che
avvenne a Vado Ligure, un tempo roccaforte del PCI, alcuni operai
comunisti, colpiti dolorosamente dalla dipartita del loro dittatore
prediletto, imbastirono un piccolo altarino in prossimità del centro
di Vado, con foto del morto incorniciato da bandierine rosse con
falce e martello, e in quel posto iniziarono una veglia, ovviamente
non di preghiera, digiunando per alcuni giorni. Dopo un po' le mogli
convinsero i compagni a tornare con i piedi per terra alla realtà
quotidiana, almeno il bel gesto era stato fatto e poteva andare bene
così. Il manifesto è abbastanza sintomatico.
giovedì, luglio 27, 2017
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