domenica, maggio 05, 2019

il Campo dell'Onore di Alessandria

Anche Alessandria e provincia furono teatro di esecuzioni sommarie di centinaia di militi e civili che avevano aderito alla RSI, molti di loro ma non tutti ovviamente, sono raccolti in questo angolo di cimitero. Altri sparirono senza lasciare traccia occultati chissà dove dai loro assassini e altri ancora, pochi, furono trovati un po ovunque dai loro parenti che con mano pietosa ne misero i resti in una valigia e li trasportarono a casa, dove furono inumati nella cappella di famiglia , in questo modo almeno furono liberati dall'oblio a cui li avevano condannati i loro assassini.




















































































sabato, maggio 04, 2019

Sempre Giuseppina Ghersi e le sue lettere

L'omicidio di Giuseppina Ghersi ha bucato la cronaca nazionale e continua ad appassionare l'opinione pubblica , come è noto la ragazzina tredicenne, orientata politicamente come milioni di Italiani verso il regime Fascista, molto verosimilmente firmò la propria condanna a morte scrivendo una lettera in cui elogiava la personalità politica di Benito Mussolini, forse qualcuno che odiava i fascisti repubblicani, lesse quelle righe, inoltre il padre della bimba era un commerciante che prosperava vendendo derrate alimentari alle forze tedesche e repubblicane, quindi la ragazzina e la sua famiglia erano già dei target per la banda dei partigiani rossi di Legino.
La lettera che lei inviò alla Segreteria Particolare di Mussolini ebbe una risposta ufficiale molto lusinghiera, forse i genitori peccarono di imprudenza e si vantarono della risposta di Mussolini e forse la stessa cosa fece la piccola Ghersi sottovalutando il pericolo e il clima montante di odio che stava per travolgere tutti e tutto, si era nel gennaio del 1945.
In quartiere come quello delle fornaci dove la famiglia Ghersi abitava le voci correvano a gran velocità ma l'invidia e l'odio anche.
Sulla busta che conteneva la lettera di risposta a Giuseppina c'è un appunto che da molto da pensare "3/5 alla squadra per indagine", potrebbe essere 3 maggio e la squadra che deve fare l'indagine a quale gruppo appartiene ? Se la lettera fosse caduta nelle mani sbagliate, e se a indagare fosse stata una squadra di poliziotti partigiani.
Quando il 25 aprile 1945 ci fu la grande fuga da Savona , la sede della Federazione del Fascio in piazza Saffi fu invasa da centinaia di persone e molti documenti e schedari riservati sparirono e sicuramente finirono nelle mani sbagliate.





Campo Strighini e Bruzzone

Campo Stringhini
Questa foto raffigura un certo Bruzzone Enrico, detto Stringhini forse per la corporatura snella o meglio smilza. Il soprannome con cui era noto è abbastanza rivelatrice di un luogo dove i partigiani comunisti portavano i repubblicani e dove li passavano per le armi.
Molto verosimilmente Bruzzone fu il primo fascista ad essere portato in loco ed a essere ucciso in quel posto e a dare il suo nome a quella località.
Ma non solo, Enrico, milite della GNR fu ucciso assieme al proprio figlio, Antonio, che non vestiva nessuna divisa ed aveva appena 18 anni.
Il doppio omicidio fu compiuto in località Purada sopra Vado Ligure, dopo essere stati rapiti presso la Stazione di Noli.
Si era nel 1944, molti altri seguiranno la triste sorte dei due Bruzzone presso il Campo Stringhini.


sabato, aprile 13, 2019

Gli Andreff


Ci avviciniamo al 25 aprile, con tutte le manifestazioni correlate, e mi pare giusto divulgare , per motivi di completezza dell'informazione e per rispetto umano, tutti caduti di questa guerra civile, al di là della loro fede.
Nella foto, concessami da un amico, vi sono tre uomini in divisa di reparti militari della RSI, i primi due da sinistra appartengono al reparto denominato Brigata Nera “Briatore” di Savona, e sono rispettivamente Giorgio e Eugenio, figlio e padre, di anni 15 e 51 anni, il terzo da destra si chiama Massimo di 22 anni ed appartiene al reparto denominato GNR, guardia nazionale repubblicana, è un ufficiale . Eugenio è nato all'estero , Varsavia, ed ha ricoperto anche l'incarico di fiduciario del Fascio a
La cosa che li lega, è che appartengono allo stesso stesso nucleo famigliare, Andreff, e che nessuno di loro tre potè tornare a casa, poichè tutti e tre furono uccisi in tempi e luoghi diversi, ma tutti nell'aprile del 1945, il padre Eugenio a Milano, Giorgio a Legino e Massimo a Borghetto Vara, Spezia.