mercoledì, dicembre 31, 2008

LA PISCINA SCOPERTA DI SAVONA










La grande ferita della piscina scoperta

Anche questo fine d’anno, migliaia di Savonesi, andranno nel porto, per assistere agli spettacoli degli showman assortiti, per brindare all’anno che viene e per sperare in un futuro migliore per la loro citta’.
Citta’ che sta regredendo nella classifica nazionale della qualità della vita.
Al di là delle parole, a imperituro ricordo delle promesse , mai mantenute, dei bei proponimenti inevasi, e’ sotto gli occhi di tutti, una delle piu’ grandi ferite inferte alla città di Savona, al suo essere sportiva e ai suoi figli migliori: la enorme bruttura del cantiere della piscina scoperta di Corso Colombo.
Questo disperato vulnus, infetta una delle aree verdi piu’ grandi di Savona, proprio a fronte mare. Migliaia di metri quadri di degrado perimetrali da reti cadenti e malconce, montagne di detriti, mezzi meccanici edili abbandonati, gru che svettano malinconicamente , verso il cielo arrugginendo.
E nel centro di questo degrado , come una perla in un’ostrica, la vasca, sul cui fondo ristagna uno spesso strato di fango putrido, coperto da pochi metri di acqua marcia. Sulla superficie dell’acqua scura , reti metalliche lanciate in vasca, ciambelle arancioni, galleggiano in una farsa di un improbabile salvataggio in mezzo a rifiuti di ogni genere .
Su queste acque luride si specchia un intero quartiere, che si interroga sul perché di questa situazione di abbandono e di incuria civile e sociale.
Sugli spalti , un tempo occupati da centinaia di tifosi entusiasti e dalle telecamere che riprendevano i successi sportivi di una grande squadra di pallanuoto, solo grigio cemento, vuoto civile e sociale oltreché materiale, degrado e pochissimi sedili arancioni.
La maggior parte dei sedili di plastica sono spariti.
Questa piscina, questo grumo di degrado in avanzato stato di decomposizione, rappresenta il solito insulto alla intelligenza dei cittadini, narcotizzati da promesse elettorali, sparite dopo le elezioni comunali .
Due sindaci , di sinistra, hanno promesso solennemente che avrebbero risolto il problema. Pluriennale, di far avere a Savona, una piscina per la sua squadra…ecco il risultato : degrado, disordine, immondizia, detriti, spazi enormi abbandonati a beneficio dei balordi e del disordine urbanistico.
Stanotte mentre tutti brinderanno festanti , nel porto di Savona, alla luce dei fuochi artificiali, il buio farà compagnia a uno dei tanti fallimenti della città di Savona e delle giunte di sinistra che l’hanno governata.

Roberto NICOLICK





martedì, dicembre 30, 2008

ORRIBILE LASCIARE MORIRE GLI STAMBECCHI DI FAME



Rivolta contro i guardaparco
CARLO GRANDE
TORINOGli uomini del Parco nazionale del Gran Paradiso e il veterinario del Parco, Bruno Bassano, sono stati chiari: «Chi visita l’area protetta in questo periodo non si stupisca di trovare animali in difficoltà nei fondovalle: non disturbateli, non cercate di interagire ad esempio dando loro da mangiare, perché questo non li aiuterebbe. Anche se può sembrare crudele, bisogna accettare questa forma di selezione naturale». Allarme rosso, dunque: l’inverno, come ha scritto ieri La Stampa, farà strage di animali sulle montagne. Pensando ai disagi e alle fatiche solite dei montanari, quello degli animali può essere un problema secondario. Ma incontrare un capriolo in difficoltà, un camoscio, o una volpe, e non aiutarlo è comunque un atteggiamento che ripugna a chiunque abbia un minimo di sensibilità. «Non condivido il “dovere“ di accettare la teoria naturalistica della riserva, creata e gestita dagli interessi dell’uomo - ha scritto Anna Maria alla Stampa - L'inverno con molta neve fa spostare gli animali, cercano aiuto e chi trovano? Dei teorici che li lasciano morire di fame. Mi dicono che caprioli, madre e figli, stanno sul bordo di una pista da sci, per fame, a guardare gli umani divertirsi. Aspettano cibo. Gli animali sconfinano, per sopravvivere, sono in ogni caso in balia dell’uomo, aiutiamoli». Che fare, se ci troviamo davanti una volpe, un camoscio che muore? «In un ambiente protetto – sottolinea il veterinario Bruno Bassano - gli unici fattori di regolazione dei selvatici sono rappresentati proprio dalla riduzione stagionale degli alimenti, dai predatori e dalle malattie. In poche parole, ogni volta che abituiamo un animale ad alimentarsi col nostro cibo facciamo del bene all’individuo singolo ma andiamo contro i meccanismi della selezione naturale. Dunque volpi, stambecchi, camosci, eccetera, non devono ricevere il nostro aiuto se non in particolari circostanze, decise per un fine di conservazione». Gabriele Salari, scrittore ambientalista, è perplesso: «Nella mia esperienza, osservando i forestali, posso dire che la cerva Jona, il cerbiatto Fiore e tanti altri ungulati sono stati salvati da morte certa dai forestali nei nostri parchi...». Addirittura «inferocito» lo scrittore e viaggiatore Paolo Rumiz: «Tutta questa inflessibilità nei confronti degli animali! Perché nessuno si preoccupa della falcidia del primo animale della montagna, l’uomo? Abbiamo ogni tipo di animale invasivo, in quota: bestie costruttrici di piste dove la neve non arriverà mai salvo quest’anno eccezionale, ladri di fiumi e sorgenti, criminali che lasciano piloni di skilift abbandonati e alberghi a pezzi come in Libano, dopo aver finito con le speculazioni immobiliari. Allora voglio licenza di caccia contro questa gente per ripristinare una selezione naturale e non artificiale sulla montagna». Giorgio Celli è etologo e animalista. «E’ dilemma pascaliano - dice - E’ vero, bisogna lasciare che la selezione naturale faccia il suo corso, ma l’uomo ha inventato la pietà...”. Celli tentenna: “Certo, Darwin, la lotta per la vita...Ma se un piccolo di camoscio viene giù e ha fame, l’impulso più elementare per l’uomo è aiutarlo...Io lascerei la scelta ai singoli...Guardi, sarò spudorato: se incontro un piccolo di camoscio io lo nutro».


Da La Stampa del 30 dicembre 08.


giovedì, dicembre 25, 2008

MENTRE FESTEGGIAMO IL SANTO NATALE























































































Mentre i nostri bimbi scartano gioiosi i loro regali di Natale, mentre tagliamo il panettone, mentre brindiamo all'anno prossimo venturo...pensiamo un attimo, solo un attimo ai bimbi di tutto il mondo, molto meno fortunati dei nostri.....e.........preghiamo silenziosamente.....






















lunedì, dicembre 22, 2008

BUON NATALE 2008


UN FELICE SANTO NATALE A TUTTI I VISITATORI DEL MIO BLOG



IL SALUTO NAZISTA

Il saluto nazista, conosciuto in Germania durante la seconda guerra mondiale anche come Hitlergruß ("saluto di Hitler", in tedesco) o Deutscher Gruß ("saluto tedesco"), è una variante del saluto romano, adottato dal partito nazista come segno di lealtà verso il leader Adolf Hitler.
Venne adottato seguendo l'uso dei seguaci del fascismo ed altri movimenti di massa dell'epoca. Il saluto nazista divenne l'incarnazione del culto della personalità di Hitler diffuso in tutta la Germania. Il braccio destro veniva alzato ad un angolo di circa 45 gradi rispetto al torso, ed era quasi sempre accompagnato dall'esclamazione ad alta voce della frase Heil Hitler!; davanti ai superiori bisognava anche battere simultanemante tra loro i tacchi. Durante i comizi e le manifestazioni questo gesto era anche accompagnato dall'urlo ritmico della folla Sieg Heil.

I fascisti italiani associavano il saluto alle tradizioni dell'antica Roma; Hitler ed il capo delle SS Heinrich Himmler credevano invece che esso fosse nato nelle riunioni del popolo germanico. Hitler considerava il saluto una dimostrazione dello spirito guerriero dei Germani, mentre Himmler lo credeva una variante del gesto di giuramento, fatto con una lancia sollevata. Questa spiegazione è confermata dagli storici, che hanno dimostrato che durante l'insediamento di un nuovo re presso i Germani, venivano compiuti dei gesti similiLe illustrazioni che ricostruiscono tali eventi e che mostrano il saluto risalgono ad una data precedente alla metà del XIX secolo. Anche la moderna Enciclopedia Brockhaus sostiene la stessa tesi, affermando che il saluto nazista deriva dal cerimoniale di incoronazione dei primi re germanici medievali, assieme all'esclamazione Heil.
Secondo la versione nazista della teoria ariana, anche i sovrani dell'antica Roma provenivano dall'Europa del Nord; così, dal loro punto di vista, era come aver riportato il saluto da Roma alla Germania.
Negli anni del Terzo Reich, dal 1933 al 1945, il saluto di Hitler era quello più comune. Heil Hitler! (Salute, Hitler!) veniva usato quando il saluto era indirizzato direttamente ad un altro cittadino tedesco, oppure, nelle Waffen-SS, ad un ufficiale di rango superiore. Hitler preferiva Heil, mein Führer! oppure un semplice "Heil!".
Sieg Heil! ("Salve vittoria!") era uno slogan nazista molto comune; veniva ripetuto solitamente tre volte durante i comizi, specialmente dopo i discorsi di Hitler.
Hitler stesso usava spesso il saluto ma, usandolo soprattutto in risposta ad un saluto, egli adottava frequentemente una versione modificata del saluto con il braccio piegato all'altezza del gomito ed il palmo della sua mano piegato indietro verso la spalla.
Dopo il complotto del 20 luglio 1944, alle forze armate del Terzo Reich venne ordinato di sostituire il tradizionale saluto militare con il saluto hitleriano: l'ordine divenne esecutivo il 24 luglio 1944, quattro giorni dopo l'attentato di Rastenburg. Precedentemente, nell'esercito tedesco il saluto era facoltativo

IL SALUTO ROMANO


Il saluto romano, così detto perché si ritiene fosse stato in auge in epoca romana, è una forma di saluto utilizzata nel periodo fascista, che prevede il braccio destro teso in avanti-alto con la mano tesa aperta leggermente inclinata in alto rispetto all'intero braccio. La cinematografia e la tradizionale iconografia hanno diffuso altri tipi di gesti di saluto: il saluto detto legionario che consiste nel battere virilmente il pugno o la mano destra tesa sul petto (usato in parte ancora oggi in certe forme di "presentat'arm" militare), ed il saluto detto gladiatorio, consistente nell'affiancare l'avambraccio destro di chi saluta a quello di chi si vuol salutare e scambiarsi una reciproca stretta al di sopra del polso. Quest'ultimo è tutt'ora usanza diffusa in molti ambienti di estrema destra.

ALCUNE NOTE STORICHE SUL SALUTO A PUGNO CHIUSO COMUNISTA


Il saluto nasce tra il 1923 e il 1924 in Germania in contrapposizione al saluto romano adottato dai nazisti. La Rotfrontkampferbund (lega dei soldati rossi di prima linea - RFKB o RFB) ne fa il proprio emblema). La RFKB è un'organizzazione paramilitare del Partito Comunista Tedesco (KPD) nata dalle ceneri delle Proletarischen Hudertschaften (Centurie Proletarie), che dopo il fallito tentativo rivoluzionario comunista, il cosidetto "Ottobre tedesco" (1923), vengono proibite in tutto il territorio della Repubblica di Weimar. Dunque è tra la fine del 1923 e l'inizio del 1924 che nasce il pugno chiuso come saluto militante. I combattenti del RFB si salutavano con il braccio destro ripiegato verso il fianco e il pugno piegato come fosse pronto a sferrare un colpo. Il saluto nel volgere di poco tempo si modifica e attorno al 1925 il pugno destro viene sollevato all'altezza della spalla con il gomito piegato. Il saluto comunista si estende dai membri della RFKB ai semplici militanti, verrà ulteriormente modificato nel periodo del Fronte Popolare in Francia e della Guerra di Spagna con il pugno destro che viene portato all'altezza delle tempia. Il pugno chiuso diventa anche il simbolo delle Brigate Internazionali dei volontari che combattono contro il generale Franco. Verso la fine della guerra di Spagna si tornerà al saluto che già abbiamo visto. Il saluto con il pugno chiuso in Italia, dove c'é il più forte partito comunista dell'europa occidentale, resterà il braccio destro piegato fin verso la metà degli anni '60. I funerali di Togliatti, 1964, in cui molta parte dell'immensa folla distenderà il braccio destro piegato, indicheranno come il braccio disteso riprenda la sacralità del saluto militare iniziale.. . Proprio gli studenti, verso la fine degli anni '60 apportano un'altra modifica al saluto: sempre più spesso viene usato il braccio sinistro. L'uso del braccio sinistro si stabilizza alla metà degli anni '70 in Italia: oggi è decisamente il più diffuso. Il saluto con il pugno chiuso conserva a tuttoggi intatto tanto il suo carattere marziale iniziale, quanto la funzione di rinserrare i ranghi nelle manifestazioni,