venerdì, gennaio 04, 2008

LA STORIA DELLE BIERRE: CRIMINALI , LADRI, RAPINATORI E ASSASSINI






PREMESSA

BRIGATE ROSSE 1970-1988: 18 anni di lotta armata

Le Brigate Rosse, certamente il più importante e il più longevo gruppo armato italiano, attraversano quasi vent’anni della recente storia italiana. Il gruppo comincia a prendere forma a Milano nella primavera del 1970 per terminare il suo percorso politico armato sul finire degli anni Ottanta, decimato dagli arresti.
Ma è già all’inizio di questo decennio che le BR cominciano a sfaldarsi e a dividersi in fazioni contrapposte che per lo più coincidono con le varie colonne in cui l’organizzazione si è strutturata.

Ideologicamente, le Brigate Rosse traggono la loro origine dal marxismo-leninismo. Sono un gruppo chiuso, rigidamente compartimentato, ma non per questo assente da infiltrazioni. Concepiscono il partito come un’avanguardia di massa che deve indicare il cammino per il raggiungimento del potere e la costruzione della Dittatura del Proletariato.

Agiscono sulla base delle decisioni di una Direzione strategica che imposta campagne mirate alla disarticolazione dell’avversario: il potere politico statale. L’espressione della Direzione strategica sono le Risoluzione strategiche, documenti di analisi politica che di volta in volta indicano gli obiettivi primari da raggiungere ed il modo (azioni armate) attraverso i quali raggiungere gli stessi.
Nella storia delle Brigate Rosse si distinguono sostanzialmente tre fasi:

- la propaganda armata (1970-1974)
- l’attacco al cuore dello Stato (1974-1980)
- la divisione e la dissoluzione (1981-1988)

Mentre le prime due fasi vedono le BR agire come un’unica entità sia ideologicamente che militarmente, la terza porta il gruppo armato a dividersi sia sul terreno dell’analisi politica, sia quello della tattica militare.
Dal corpo delle Brigate Rosse, a partire tra l’autunno del 1980 e la primavera del 1981, si staccheranno:
- la colonna Walter Alasia, sostanzialmente la colonna di Milano
- il Partito della Guerriglia (Senzani) che aggregherà le colonne di Torino e Napoli e parte di quella di Roma.
Ciò che resterà delle Brigate Rosse originarie prenderà il nome di BR - per la costruzione del Partito Comunista Combattente (BR-PCC) che – dopo aver subito l’abbandono della colonna veneta (la "2 agosto") - subirà anche una scissione ad opera dell’Unione dei Comunisti Combattenti (UdCC).

LA STORIA


Breve storia delle Brigate rosse (1970-1987) Parte I




L’humus in cui nascono le Brigate rosse è quello che contraddistingue il biennio 1968-1969, un biennio di lotte operaie e studentesche. Nell'area milanese, al fianco di quelli che saranno i “gruppi storici” della nuova sinistra si formano molti Comitati Unitari e Collettivi Autonomi. Si tratta di formazioni esterne al controllo parlamentare e alle organizzazioni sindacali.
Il coordinamento di un certo numero di esse, nell’autunno del 1969, prende il nome di Collettivo Politico Metropolitano (CPM), che raccoglie operai e tecnici presenti, in particolare, in due stabilimenti: Sit Siemens e Pirelli. Ad essi si affiancano studenti di diversa estrazione: figli della piccola e media borghesia, ma anche figli di operai. I due filoni principali - che da lì a poco andranno a fondare il gruppo armato - provengono dalla Libera Università di Trento (Curcio, Cagol, Semeria) e da Reggio Emilia (Franceschini, Gallinari, Ognibene, Paroli, Pelli). Questi ultimi – i Ragazzi dell’appartamento - sono tutti giovani usciti dalla FGCI, l’organizzazione giovanile del PCI. Ad essi si uniranno giovani provenienti da altre esperienze, come le lotte operaie della fine degli anni (Bassi, Bertolazzi) o quello che diventerà prima il Superclan e poi – usciti dalla formazione clandestina - la scuola Hyperion di Parigi (Mulinaris, Berio, Simioni) o ancora l’immigrazione dalla provincia (Moretti).
Ad accomunare i militanti del CPM – il cosiddetto nucleo storico delle Brigate Rosse – è il marxismo-leninismo nella versione della Terza Internazionale, rinverdita dall’analisi maoista. Ma molti militanti del CPM provengono dall’esperienza cattolica.
Un anno più tardi una parte del CPM dà vita al gruppo Sinistra Proletaria.
Dopo la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969), interpretata da gran parte dei movimenti del tempo come strage di stato intesa a dissuadere, con metodi terroristici, il cammino delle lotte operaie e studentesche, il dibattito già in corso sull'uso della violenza, trova in molte formazioni extraparlamentari sollecitazione ed impulso.
In Sinistra Proletaria esso si traduce nella scelta da un lato di dare vita ad un giornale (Nuova Resistenza), mentre dall’altro si forma, alla Pirelli di Milano, la prima Brigata Rossa (novembre 1970).
Il passaggio sul terreno del terrorismo avviene nell’autunno del 1970, in un convegno che si svolge a Chiavari, in Liguria. In quella sede vengono gettate le basi delle Brigate Rosse che inizialmente puntano alla propaganda armata: con gesti eclatanti, ma non sanguinari (attentati incendiari, sequestri lampo, gogne, rivendicazioni e proclami), il gruppo armato intende scuotere le coscienze rivoluzionarie
Tra il novembre 1970 ed il maggio 1972, nascono Brigate rosse in alcune grandi fabbriche milanesi (Pirelli, Sit-Siemens) ed in alcuni grandi quartieri (Lorenteggio, Quarto Oggiaro).
Le loro posizioni sono esposte, oltre che dai volantini che accompagnano i loro interventi, in brevi documenti o con autointerviste.
La prima azione delle Brigate Rosse che abbia un certo peso avviene nella notte del 25 gennaio 1971: otto bombe incendiarie vengono collocate sotto altrettanti autotreni sulla pista prova pneumatici di Lainate dello stabilimento Pirelli. Tre autotrenivengono distrutti dalle fiamme.
La prima azione BR che invece ha come obiettivo una persona avviene a Milano il 3 marzo 1972, quando l'ing. Idalgo Macchiarini, dirigente della Sit-Siemens, viene prelevato di fronte allo stabilimento, fotografato con un cartello al collo e sottoposto ad un interrogatorio di alcune ore sui processi di ristrutturazione in corso nella fabbrica.
Il 2 maggio 1972, a Milano, scatta la prima rilevante operazione di polizia contro le BR. La maggior parte dei militanti ricercati, tuttavia, riesce a sottrarsi all'arresto. Da questo momento la semiclandestinità si trasforma per la nascente organizzazione in vera e propria scelta clandestina.
Nell'agosto-settembre 1972 le BR, sul modello organizzativo proposto in Uruguay dall'organizzazione guerrigliera urbana dei Tupamaros, costituiscono a Milano e a Torino due colonne, ognuna delle quali composta da più brigate operanti all'interno delle fabbriche e dei quartieri. Inoltre con la distinzione tra forze regolari (militanti di maggior esperienza politica totalmente clandestini) e forze irregolari (militanti di tutte le istanze che fanno parte a tutti gli effetti dell'organizzazione senza essere totalmente clandestini), viene precisata la definizione dei livelli di militanza.
Intanto si consolidano accordi organizzativi con collettivi del lodigiano e dell'Emilia-Romagna.
Tra il 1972 ed il 1974 le due colonne di Milano e Torino cercano di verificare il seguente assunto: o le colonne riescono ad affermarsi nei rispettivi poli e le brigate nelle rispettive fabbriche, o la loro esistenza non ha ragione di essere.
Nell'autunno 1973, in un incontro tra esponenti della colonna di Milano e di Torino viene deciso di articolare il lavoro delle colonne in tre settori:
- settore delle grandi fabbriche;
- settore della lotta alla controrivoluzione;
- settore logistico.
A Milano la brigata di fabbrica della Sit-Siemens incoraggia la formazione dei Nuclei Operai di Resistenza Armata (NORA) con una propria autonomia operativa.
I NORA, la cui prima azione è del 2 maggio 1973 e l'ultima del 28 gennaio 1974, compiono alcuni attentati incendiari contro beni di fascisti della fabbrica (in genere automobili) e contro alcune sedi della polizia.
A Torino, in breve tempo, le BR trovano adesioni in tutti gli stabilimenti della Fiat ed in molte altre grandi fabbriche (Pininfarina, Bertone, Singer).
Con il contratto aziendale integrativo dell'autunno-inverno matura il sequestro del capo del personale della Fiat Ettore Amerio (10 - 18 dicembre 1973).
Nel febbraio-marzo 1974 avviene il primo salto di qualità: una riflessione congiunta delle due colonne sull'esito delle lotte operaie alla Fiat, porta alla decisione di dare respiro strategico all’organizzazione, proiettando la sua forza contro le istituzioni politiche e contro lo stato. La fase della propaganda armata è finita. Comincia l’attacco al cuore dello Stato.
Dalla necessità di coordinare a livello nazionale i Settori nascono due Fronti: il Fronte delle grandi fabbriche ed il Fronte della lotta alla controrivoluzione.
Il 18 aprile 1974, a Genova, viene sequestrato il magistrato Mario Sossi, già inquisitore del gruppo XXII Ottobre. Questa azione è la prima operazione nazionale progettata dal Fronte della lotta alla controrivoluzione. Nel corso del sequestro le BR chiedono la liberazione di alcuni detenuti della formazione armata genovese, ma libereranno l’ostaggio senza contropartite.
Oltre ai volantini, durante il sequestro, viene diffuso l'opuscolo: “Contro il neo-gollismo portare l’attacco al cuore dello Stato”.
Tra il 1973 ed il 1974, le BR allargano i loro rapporti organizzativi in varie regioni:
- consolidando i contatti con operai dei Cantieri Navali Breda e del Petrolchimico viene inaugurata la tera za colonna, la colonna veneta;
- in Liguria, con alcuni operai dell'Italsider, dopo la Campagna Sossi, viene creata la prima istanza della nuova colonna genovese;
- nelle Marche si stringono relazioni con esponenti dei Proletari Armati in Lotta, alcuni dei quali daranno vita al comitato marchigiano delle BR.
Il 17 giugno 1974, a Padova, nel corso di un'incursione nella sede rnissina di via Zabarella, restano uccise due persone, Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. Per le Br si tratta della prima azione mortale, anche se – con ogni probabilità – non programmata.
Il nucleo veneto gestisce l'evento, rivendicandolo all'interno della pratica dell'antifascismo militante. Le Brigate Rosse, a livello nazionale, pur assumendone la responsabilità, ribadiscono che la questione centrale dell'intervento armato è l'attacco allo Stato e non l'antifascismo militante.
Nell'estate 1974 l'espansione delle BR, seguita alla campagna Sossi, porta alla decisione di creare un terzo Fronte - il Fronte logistico - al fine di affrontare, in modo più adeguato, oltre al coordinamento dei settori logistici di ciascuna colonna, anche i problemi della scuola quadri e del finanziamento.
Nel documento dell’estate 1974 (“Alcune questioni per la discussione sull'organizzazione" tra l'altro si legge: “All'origine della nostra storia c'è un nucleo di compagni che, operando scelte rivoluzionarie, si è conquistato nel combattimento un ruolo indiscutibile di avanguardia... Oggi con la crescita dell'organizzazione e della sua influenza... questo nucleo storico è di fatto insufficiente. Si impone cioè una ridefinizione e un ampliamento del quadro dirigente complessivo dell'organizzazione. Si propone pertanto alla discussione dei compagni la formazione di un consiglio rivoluzionario che raccolga e rappresenti tutte le tensioni e le energie rivoluzionarie maturate nei fronti, nelle colonne e nelle forze irregolari. Questo consiglio dovrà essere la massima autorità nelle Br”.
L’8 settmbre 1974 primo duro colpo per le BR: grazie da un infiltrato, il falso Frate Mitra, Silvano Giorotto, i carabinieri del gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa arrestano due capi dell’organizzazione, Renato Cucio ed Alberto Franceschini.
Il 13 ottobre 1974, alla cascina Spiotta di Arzello, Aqui (AL), si riunisce la prima Direzione strategica delle BR. L'ordine del giorno riguarda la ridefinizione delle strutture e dell'intervento alla luce degli arresti dei due dirigenti dell’organizzazione.
Nell'inverno 1974 si riunisce, nel veneto, la seconda Direzione strategica. All'ordine del giorno è la liberazione dei prigionieri. Viene deciso l'assalto al carcere di Casale Monferrato, che viene effettuato il 18 febbraio 1975 e porta alla liberazione di Renato Curcio.
Nel marzo 1975 vengono riallacciati i contatti presi negli anni precedenti con alcuni militanti di Roma, provenienti da varie aree ed esperienze politiche (Potere Operaio, marxisti-leninisti), e viene dato avvio alla costruzione della colonna romana.
Nell'aprile 1975 viene diffusa la prima Risoluzione della Direzione strategica.
Il 15 maggio 1975, nel quadro della campagna contro il neo-gollismo, viene “gambizzato” il consigliere comunale della DC milanese, Massimo De Carolis.
Il 4 giugno 1975, primo sequestro per autofinanziamento: l'industriale Vallarino Gancia. Nel corso di questa operazione, il 5 giugno, in un conflitto a fuoco viene ferito mortalmente l'appuntato dei carabinieri Giovanni d'Alfonso, mentre resta uccisa Margherita Cagol Curcio "Mara". La colonna di Torino assumerà il suo nome.



Breve storia delle Brigate rosse (1970-1987) Parte II

Sempre nel corso del 1975, il confronto politico con i Nuclei Armati Proletari (NAP) porta ad una campagna congiunta che si concretizza in due momenti offensivi:
- contro le strutture dell'Arma dei carabinieri con azioni in varie città italiane (1 marzo 1976);
- con l'incursione nella sede dell'ispettorato distrettuale degli Istituti di Prevenzione e Pena di Milano (22 aprile 1976).
Nei volantini di rivendicazione le due organizzazioni rendono noto che “BR e NAP, nel rispetto della propria autonomia politica ed organizzativa, possono praticare comuni scadenze di lotta e d'azione in un unico fronte di combattimento”.
Tra il 1974 ed il 1976, in conflitti a fuoco tra militanti e forze dell'ordine perdono la vita tre militari:
- il maresciallo dei Carabinieri Felice Maritano, a Robbiano di Mediglia (MI) il 15-10-74;
- l'appuntato di Polizia Antonio Niedda, a Ponte di Brenta (PD) il 4-9-75;
- il vice questore Francesco Cusano, a Biella (VC) il 11-9-76.
L'8 giugno, a Genova, le BR colpiscono mortalmente il procuratore generale Francesco Coco e i due militari della sua scorta (Antioco Dejana e Giovanni Saponara). Nei giorni del sequestro Sossi, Coco si era rifiutato di firmare la liberazione dei detenuti che le BR chiedevano in cambio della liberazione dell’ostaggio.
Le BR definiscono questa azione come una “disarticolazione politica e militare delle strutture dello stato”. Questo evento conclude la campagna iniziata con il rapimento del giudice Mario Sossi e commemora, ad un anno dalla sua uccisione, Margherita Cagol Curcio "Mara".
Il 15 dicembre 1976, intercettato da forze di polizia durante una visita alla famiglia, Walter Alasia, militante clandestino della colonna di Milano, ingaggia un conflitto a fuoco con la polizia. Muoiono, oltre ad Alasia, due sottufficiali, Sergio Bazzega e Vittorio Padovani.
La colonna di Milano delle BR prenderà il suo nome: Walter Alasia "Luca".
Nel corso del 1976, dopo il nuovo arresto di Curcio, catturato assieme ad altri militanti, l'impianto organizzativo sancito nelle Risoluzioni del 1974 e del 1975 subisce una trasformazione radicale che non resterà senza conseguenze nel dibattito interno. Più precisamente: il Fronte delle grandi fabbriche viene assorbito all'interno del Fronte della lotta alla controrivoluzione. Il quale verrà poi articolato al suo interno in vari settori d'intervento.
Questa trasformazione costituisce una vera e propria “seconda fondazione delle BR”: tutti i comparti e tutte le attività dell'organizzazione vengono ripensati per mettere megli a punto “l'attacco al cuore dello Stato”. Il capo delle Brigate Rose ora è Mario Moretti.
Il 12 febbraio 1977, con il ferimento intenzionale di Valerio Traversi, dirigente del ministero della Giustizia, la Colonna di Roma compie la sua prima azione.
Il sequestro dell'armatore Costa a Genova (12 gennaio - 3 aprile 1977) mira ancora una volta all’autofinanziamento. Fino ad allora, e ad esclusione del sequestro dell'industriale Vallarino Gancia, le BR avevano compiuto solo rapine in banche.
Il 28 aprile 1977, le BR uccidono Fulvio Croce, presidente del consiglio dell'Ordine degli avvocati di Torino. La Corte d’Assise, in seguito a questa azione, sospende nuovamente il processo in atto contro il primo gruppo di inquisiti per le BR.
L' l giugno 77 prende avvio la campagna contro i giornalisti intesa a "disarticolare la funzione controrivoluzionaria svolta dai grandi media". Vengono feriti:
- Valerio Bruno, de Il Secolo XIX, 1-6-77 Genova;
- Indro Montanelli, de Il Gionale Nuovo, 2-6-77 Milano;
- Emilio Rossi, del TG1, 3-6-77 Roma.
Il 16 novembre, a Torino, viene colpito mortalmente Carlo Casalegno, giornalista del quotidiano La Stampa. Il documento che gestisce questa azione la inserisce nella risposta, ampia e diffusa, data dai movimenti e dalle formazioni rivoluzionarie di tutta l'Europa all'assassinio di Andreas Baader, Gudrum Enslin e jean Carl Raspe, avvenuto il 18 ottobre 1977 nel carcere di Stammhein (Germania).
L'iniziativa contro il trattamento carcerario dei prigionieri politici, duramente irrigidito nel luglio del 1977 con l'apertura del circuito delle carceri di massima sicurezza sotto il controllo del generale Carlo Alberto Della Chiesa, si sviluppa con attentati mortali contro:
- Riccardo Palma, magistrato addetto alla direzione generale degli istituti di prevenzione e pena (Roma 14-2-78);
- Lorenzo Cotugno, agente di custodia presso il carcere Le Nuove (Torino, 11-4-78);
- Francesco Di Cataldo, maresciallo degli agenti di custodia presso il carcere S. Vittore (Milano, 20-4-78).
Il 10 marzo 1978 le BR colpiscono mortalmente Rosario Berardi, maresciallo della Polizia, sezione antiterrorismo, in relazione alla riapertura del processone a Torino.
Il 16 marzo 1978, le BR sequestrano, a Roma, l'onorevole Aldo Moro, presidente della DC e candidato alla formazione del nuovo governo "aperto al PCI". Cinque militari della scorta restano uccisi: Oreste Leonardi, Raffaele lozzino, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi.
Con questa azione le BR si propongono di intervenire negli equilibri politici generali del Paese.
Nel corso dei 55 giorni del sequestro, l'onorevole Moro scrive varie lettere, e le BR chiedono la liberazione di 13 prigionieri politici, distribuiscono 9 comunicati ed una Risoluzione della Direzione strategica (febbraio 1978).
Il sequestro si conclude il 9 maggio 1978, con il ritrovamento del corpo dell'onorevole Aldo Moro in via Caetani, a Roma.
Il 21 giugno 1978, a Genova, le BR colpiscono mortalmente Antonio Esposito, funzionario dell'Antiterrorismo. Questa azione coincide con l'entrata in camera di consiglio dei giudici del processone di Torino, che si conclude il 23 giugno.
Tra ottobre e dicembre del 1978, le BR continuano la campagna contro il trattamento carcerario dei prigionieri. Vengono colpiti mortalmente:
- Girolamo Tartaglione, direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia (Roma 10-10-78);
- Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu, agenti di polizia addetti alla sorveglianza esterna del carcere Le Nuove (Torino 15-10-78).
Per tutto il 1978 la presenza delle BR nelle grandi fabbriche di Torino, Milano, Genova e del Veneto è scandita da diverse azioni contro le gerarchie ed i dirigenti industriali. Nel corso di questa campagna viene ucciso Pietro Coggiola, capofficina Fiat (Torino 28-9 78). L’azione contro di lui, nelle intenzioni dell’organizzazione, doveva essere solo un ferimento. E’ invece intenzionale l'attentato mortale contro Sergio Gori, a Mestre, il 19 gennaio 1980, che di fatto sarà l'ultima azione BR inserita in questo contesto.
Il 24 gennaio 1979, a Genova, il sindacalista della CGIL, Guido Rossa, ritenuto responsabile dell'arresto dell'operaio dell'Italsider Francesco Berardi (24-10-78), viene colpito mortalmente. Nella rivendicazione, le BR rendono noto che questa azione era stata concepita come ferimento intenzionale.
Nel gennaio 1979 escono dalle BR sette militanti, tra cui Valerio Morucci ed Adriana Faranda, della colonna romana. Le loro posizioni vengono esposte nel documento: “Fase: passato, presente e futuro", Roma, febbraio 1979. Essi confluiranno nel Movimento Comunista Rivoluzionario.
Nei primi mesi del 1979, a Roma, vengono effettuati due interventi contro la Democrazia Cristiana:
- viene colpito mortalmente il consigliere provinciale Italo Schettini, il 29 marzo 1979;
- viene attaccata la sede della DC di Piazza Nicosia, dove perdono la vita, intervenendo di pattuglia, gli agenti Antonio Mea e Pietro Ollanu, il 3 maggio 1979.
Nel corso dell'estate dello stesso anno, le Brigate Rosse allacciano relazioni in Sardegna anche al fine di sostenere un'eventuale evasione dall'Asinara dei suoi militanti ivi incarcerati, e di costruire una nuova colonna.
Nel luglio 1979, i detenuti BR del carcere speciale dell'Asinara fanno pervenire all'Esecutivo dell'organizzazione un documento di 130 pagine in cui vengono esposte le tesi politiche che, secondo la loro opinione, dovrebbero indirizzare l'attività dopo la campagna Moro.
E’ il primo segnale di una crisi che in breve tempo travolgerà le Brigate rosse.
L'Esecutivo non condivide queste tesi e rende noto ai prigionieri il suo disaccordo.
A ottobre, i prigionieri rispondono chiedendo le dimissioni dell'Esecutivo.
Tra il giugno del 1978 e la primavera del 1980 viene condotta una campagna contro gli apparati dell'antiterrorismo. In complesso, tra carabinieri e polizia, vengono colpiti mortalmente 12 militari di vario grado.
- A Genova: Antonio Esposito, il 21-6-1978; Vittorio Battaglini e Mario Tosa, il 21-11-1979; Antonino Casu ed Emanuele Tuttobene, il 25-1-1980.
- A Roma: Antonio Varisco, il 15-7-1979; Michele Granato, il 9-11-1979; Domenico Taverna, il 27-11-1979; Mariano Romiti, il 7-12-1979.
- A Milano: Antonio Cestari, Rocco Santoro, Michelle Tatulli, 1'8-1-1980.
Il 2 ottobre 1979 i brigatisti detenuti all'Asinara anunciano la loro intenzione di smantellare il carcere speciale. Dopo una notte di battaglia, con esplosivo, scontri a fuoco e lotte corpo a corpo, la struttura del carcere viene resa inagibile.
Il 24 ottobre 1979, nel carcere speciale di Cuneo, si suicida Francesco Berardi, militante BR denunciato da Guido Rossa. La colonna di Genova verrà dedicata al suo nome: Francesco Berardi “Cesare”.
Si conclude a Torino, nel mese di dicembre, l'appello del processone. I detenuti riassumono le loro tesi, già esposte nel documento di luglio, nel Comunicato n. 19.
Il 21 febbraio 1980 viene arrestato, a Torino, Patrizio Peci. Le modalità del suo arresto sono ancora oggi avvolte nel più fitto mistero.
In seguito alla sua collaborazione con le forze dell'ordine, nei mesi successivi si susseguono in tutta l'Italia centinaia di arresti e, il 28 marzo, a Genova, anche in risposta alla campagna contro gli apparati dell'antiterrorismo, vengono uccisi dai carabinieri Annamaria Ludman, Lorenzo Betassa, Riccardo Dura e Piero Panciarelli.
In ricordo di questi quattro compagni la colonna di Roma prende il nome “Colonna XXVIII Marzo” e la colonna veneta quello di Colonna “Annamaria Ludman 'Cecilia'”.




Breve storia delle Brigate rosse (1970-1987) Parte III




Nei primi mesi 1980 viene colpita la magistratura con due attentati mortali, a Roma:
- il 12 febbraio 1980 Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura;
- il 18 marzo 1980 Girolamo Minervini, in procinto di essere nominato direttore generale degli istituti di prevenzione e pena.
Il 12 maggio 1980, a Mestre, in relazione alla riunione dei capi di stato dei paesi più industrializzati, in programma per il mese di giugno, le BR intervengono colpendo mortalmente il dirigente della Digos Alfredo Albanese.
Il 19 maggio 1980, con l'attentato mortale all'assessore regionale al Bilancio e alla Programmazione, Pino Amato, della DC, nasce ufficialmente la Colonna di Napoli.
Il 5 agosto 1980, in provincia di Roma, si riunisce la Direzione strategica.
Dopo la presa di posizione dei prigionieri del luglio 1979, la Colonna Walter Alasia chiede a sua volta le dimissioni dell'Esecutivo. Nodi fondamentali del dissidio sono la questione operaia ed il problema della liberazione dei prigionieri. Tali nodi verranno pubblicamente esposti nei documenti:
- Opuscolo n. 9, Grandi Fabbriche, nazionale, 1979.
- Opuscolo n. 9 bis, Fabbriche, Colonna Walter Alasia, Milano 1979.
La Direzione strategica delle Brigate Rosse elabora comunque una propria Risoluzione strategica (ottobre 1980).
Alle prese con le loro contraddizioni interne, le BR non riescono a manifestare alcuna presenza nella reazione che tra ottobre e dicembre, la Fiat, sostenuta anche dai suoi quadri intermedi (manifestazione dei quarantamila), sviluppa contro le vertenze operaie, mettendo in cassa integrazione migliaia di operai e effettuando un centinaio di licenziamenti.
Il 12 novembre del 1980 la Colonna Walter Alasia gestisce autonomamente una propria azione - attentato mortale al dirigente industriale Renato Briano - e con ciò, di fatto, si pone al di fuori del controllo politico dell'Esecutivo.
Tentativi successivi di mediazione e composizione delle divergenze non hanno esito alcuno.
Nel mese di dicembre, con l'Opuscolo n. 10, l'Esecutivo delle BR decreta ufficialmente la separazione organizzativa della Colonna Walter Alasia.
Il 12 dicembre 1980, a Roma, con il rapimento del giudice Giovanni D'Urso, direttore dell'Ufficio III della direzione generale degli istituti di prevenzione e pena del ministero della Giustizia, le Brigate Rosse chiedono la chiusura immediata dell'Asinara, che era stata tenuta aperta con pochissimi detenuti brigatisti, dopo lo smantellamento della rivolta del 2 novembre 1979.
La campagna si sviluppa con l'attentato mortale al generale dei carabinieri Enrico Galvaligi (Roma, 31-12-80), responsabile del coordinamento delle misure di sicurezza nelle carceri speciali e ritenuto responsabile dell'assalto compiuto il 29 dicembre 1980 dal Gruppo d'Intervento Speciale (GIS) per riprendere il controllo del carcere di Trani in rivolta da due giorni.
Il sequestro di Giovanni D'Urso si conclude il 15 gennaio 1981 con la liberazione del magistrato e la chiusura dei carcere speciale dell'Asinara.
Con la campagna D'Urso e la sua gestione (Opuscolo n. 11, gennaio 1981) di fatto si conclude il percorso unitario delle Brigate Rosse.
Gli opuscoli n. 12 e 13, tuttavia, esprimono ancora posizioni unitarie (ad eccezione delle BR-Walter Alasia) ed in particolare il secondo tenta di fissare le basi per una ripresa d'iniziativa sul terreno delle lotte operaie.
Nell'aprile 1981, i già precari equilibri tra le varie istanze e le diverse posizioni politiche all'interno delle BR precipitano. A Milano viene arrestato colui che era stato fino a quel momento il capo incontrastato delle BR, Mario Moretti.
All'autonomizzazione delle BR-WA, che gestisce per proprio conto il sequestro dell'ingegnere dell'Alfa Romeo Sandrucci, fa seguito quella della Colonna di Napoli e del Fronte Carceri, che, insieme, gestiscono le campagne Cirillo e Peci, dando vita alle Brigate Rosse – Partito della Guerriglia che saranno guidate da Giovanni Senzani. .
Solo il sequestro dell'ingegnere Giuseppe Taliercio, direttore del Petrolchimico di Mestre (20 maggio - 5 luglio 1981), viene ancora rivendicata con la sigla BR. Ma anche nel Veneto, in seguito a divergenze sorte nella gestione dell'operazione, tra ottobre e novembre del 1981, alcuni militanti della colonna veneta escono dall'organizzazione e danno vita alla colonna "2 Agosto".
Nell'agosto del 1981, per iniziativa della colonna di Roma, viene fatto un tentativo di ricomposizione delle contraddizioni esplose tra i vari spezzoni. Ma esso fallisce.
Ad ottobre, si tiene a Milano una riunione della Direzione strategica. In essa viene impostata la campagna contro il generale USA James Lee Dozier e viene deciso, onde evitare conflitti sui diritti di primogenitura, di modificare anche la sigla. Al vertice di quello che rimane delle Brigate Rosse è ora una donna: Barbara Balzarani.
Da questo momento le Brigate Rosse, intese come un'unica formazione armata, cessano formalmente di esistere.
Accanto alle BR-Walter Alasia e alle BR-Partito Guerriglia si formano le BR-Per la Costruzione del Partito Comunista Combattente (BR-PCC) che continueranno la strada della lotta armata.
Negli anni successivi alcuni detenuti delle BR, dopo aver esaurito in tempi più o meno brevi la loro esperienza in uno o nell'altro di questi raggruppamenti e non ritenendo di doversi dissociare, rimangono, pur senza una precisa definizione organizzativa, nell'area di dibattito generale delle BR.
L'inizio del processo Moro-ter, nel 1986, consente loro di incontrarsi e confrontarsi.
Nel gennaio del 1987 una serie di “lettere aperte” firmate da diversi militanti, sanciscono la chiusura unitaria dell'esperienza storica delle BR e l'inizio di una battaglia di libertà finalizzata alla soluzione politica del conflitto degli anni '70, alla liberazione di tutti i prigionieri e al rientro degli esuli.



LA STORIA
Nel dicembre 1979 le Brigate Rosse definiscono la loro posizione sulla questione operaia e diffondono l'opuscolo n. 9 "Sulle grandi fabbriche". La Colonna milanese Walter Alasia, non condividendo le tesi in esso esposte, si rifiuta di distribuirlo e, sempre nello stesso mese elabora un proprio documento dal titolo “Fabbriche”. Nell’estate del 1980 il conflitto tra la colonna e l'organizzazione centrale si acutizza e neppure la Direzione strategica convocata in provincia di Roma, nel mese di luglio, riesce a risolverlo. Dopo circa un anno di confronto politico teso e serrato con l'esecutivo delle BR, la Colonna Walter Alasia, il 12 novembre 1980, decide di gestire autonomamente l'azione contro Renato Briano, direttore del personale della Magneti Marelli. Questa iniziativa, che segna di fatto il suo distacco, si consolida il 28 novembre 1980 con l’intervento contro il direttore tecnico della Falk, Manfredo Mazzanti. Le BR risponderanno ufficialmente a questa azione, con l'opuscolo n. 10, decretando l’espulsione della colonna. L’11dicembre 1980, a Milano, Walter Pezzoli e Roberto Serafini, militanti delle BR – WA, vengono intercettati e uccisi da un nucleo speciale dei carabinieri. In occasione dell'azione contro il direttore sanitario del Policlinico di Milano, Luigi Marangoni (17-2-81), la Brigata ospedalieri “Fabrizio Pelli” espone in un opuscolo, intitolato “Attacchiamo la DC principale responsabile della ristrutturazione nell'ospedale”, la sua posizione sul problema dell'intervento nel settore dei servizi. Il 3 giugno 1981 le BR-WA sequestrano l'ingegnere Renzo Sandrucci, direttore della produzione dell'Alfa Romeo, che verrà rilasciato il 23 luglio 1981, davanti alla Marelli. Nel corso della Campagna Sandrucci, oltre ai volantini e ai verbali dell'interrogatorio, vengono distribuiti alcuni opuscoli:
- Attaccare il disegno controrivoluzionario del capitalismo multinazionale nel suo cuore: la fabbrica, giugno 1981;
- Contributo alla elaborazione della linea politica, luglio 1981;
- Campagna nelle fabbriche, agosto 1981;
- Bilancio Campagna Sandrucci, autunno 1981.
Il sequestro dell'ingegner Sandrucci si inserisce nel contesto di un'ampia attivazione delle varie linee che in quel periodo si confrontano all'interno delle Brigate Rosse. Al sud, la Campagna Cirillo (Napoli 27 aprile - 24 luglio 1981), gestita dal Fronte delle Carceri e dalla Colonna di Napoli. A S. Benedetto del Tronto (AP), prima e, a Roma poi, il sequestro di Roberto Peci (10 giugno - 3 agosto 1981), gestito dal Fronte delle carceri. Nel veneto, la campagna centrata sul sequestro di Giuseppe Taliercio (20 maggio - 5 luglio 1981), gestita dalla Colonna Annamaria Ludman.
Nel dicembre dei 1981 le BR-WA diffondono la loro prima Risoluzione strategica.
Il 23 luglio 1982 viene ucciso dalla polizia, in un bar milanese, Stefano Ferrari, militante delle BR-WA.
Il 12 novembre 1982, a Cinisello Balsamo, muore, cadendo da un cornicione mentre cerca di sottrarsi alla cattura, Maurizio Biscaro.
Il 1982 vede un succedersi di arresti e, nonostante la diffusione, nel gennaio 1983, del documento “Ancora un passo”, con il mese di febbraio, la storia di questa organizzazione si conclude. Per l’attività delle BR–WA sono state inquisite 123 persone.

















Le Brigate rosse – PCC (1981-1988)

Dopo il sequestro dell'ingegner Giuseppe Taliercio (20 maggio - 5 luglio 1981), attuato a Mestre (VE) dalla Colonna veneta delle BR “Anna Maria Ludmann - Cecilia", e in seguito alla divisione con le BR-Partito della Guerriglia, nel mese di ottobre si tiene a Padova una riunione della Direzione strategica. In essa viene impostata la Campagna Dozier e viene deciso, onde evitare conflitti sul diritto di primogenitura, di modificare anche la sigla BR, assumendo la denominazione: Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente.
Nel dicembre 1981, durante il sequestro del generale USA James Lee Dozier (Verona, 17 dicembre 1981 - 28 gennaio 1982), la nuova formazione distribuisce la sua prima Risoluzione (dicembre 1981).
Il 30 dicembre 1981, nel corso del sequestro Dozier, le BR-PCC diffondono un comunicato in cui rendono noto che un gruppo di militanti veneti si è staccato dall'organizzazione e ha assunto la denominazione “Colonna 2 agosto”.
Informati da un militante “pentito”, il 28 gennaio 1982, un reparto speciale della Polizia (NOCS) libera, a Padova, il generale Dozier. Quattro militanti delle BR-PCC vengono catturati e torturati. In seguito alla collaborazione di tre di essi, ed in particolare di Antonio Savasta, nei giorni successivi vengono effettuati centinaia di arresti in tutta Italia.
Nel maggio 1982, a Vecchiano, presso Lucca, viene ucciso dai carabinieri Umberto Catabiani, membro della direzione strategica delle BR-PCC.
A conclusione della Campagna Dozier le BR-PCC diffondono un comunicato di bilancio in cui per la prima volta compare la proposta di “ritirata strategica"; proposta che viene ampiamente discussa in una riunione allargata nel mese di aprile e viene presentata come base per una riflessione comune, oltre che alle BR-WA e alle BR-PG, a varie formazioni di movimento. I materiali di questa complessa discussione verranno poi elaborati organicamente nell'opuscolo n. 18 del dicembre 1982.
Il dibattito sulle tesi della “ritirata strategica" si articola nel tempo intorno a tre iniziative armate:
- viene ferito Gino Giugni, membro del Partito Socialista (Roma 3-5-83). Con questa azione le BR-PCC intendono colpire la politica economica del governo e si propongono di sostenere il movimento degli autoconvocati;
- attentato mortale contro il diplomatico USA Leamon Hunt (Roma 15-2-84). Con questa azione le BR-PCC spostano la loro iniziativa sul terreno delle contraddizioni tra Est e Ovest e lanciano la proposta di un Fronte Internazionale Antiimperialista;
- attentato mortale contro Ezio Tarantelli, docente di economia politica e presidente dell'Istituto di Studi Economici e del Lavoro, della CISL, (Roma 27-3 85).
L'opuscolo “Autoconvocati e due linee all'interno delle BR-PCC” (maggio 1984), riflette un nuovo orientamento politico che successivamente verrà indicato come “seconda posizione”.
Il 14 dicembre 1984, a Roma, nel corso di una rapina ad un furgone portavalori dell'agenzia di sicurezza Metro Security Express viene ucciso dalla polizia Antonio Gustini.
Nel 1985 le due posizioni si rendono autonome anche sul terreno organizzativo.
La “prima posizione” mantiene la denominazione BR-PCC.
La “seconda posizione”, dopo vari mesi di discussione, nell'ottobre del 1985, assume la denominazione Unione dei Comunisti Combattenti.
Il 10 febbraio 1986, a Firenze, le BR-PCC attuano un attentato mortale contro l’ex sindaco Lando Conti, in riferimento alla sua compartecipazione azionaria in un'industria produttrice di materiale bellico. Diffondono in questa circostanza la Risoluzione n. 20.
Il 14 febbraio 1987 a Roma, nel corso di un esproprio per autofinanziamento rivendicato dalle BR-PCC vengono uccisi due agenti di polizia, Giuseppe Scravaglieri e Rolando Lanari.
Nel giugno dei 1987 molti militanti incarcerati delle BR-PCC entrano nel dibattito sulla “soluzione politica degli anni '70” e dichiarano conclusa l'esperienza storica delle BR. La decisione di chiudere l'esperienza armata non trova però concordi alcuni militanti che, infatti, il 16 aprile del 1988, compiono un attentato mortale contro il senatore democristiano Roberto Ruffilli (Forlì, 16-4-88) e, nel documento di rivendicazione, rendono noto il loro intento di proseguire la lotta armata in discontinuità con la decisione presa dalla quasi totalità dei militanti delle Brigate Rosse.
Tra settembre e ottobre del 1988 un'operazione dei carabinieri, condotta nelle regioni del Lazio e della Toscana, chiude di fatto l'esperienza di quest'ultima formazione.
Dopo la cattura degli ultimi militanti delle Brigate Rosse – Partito Comunista Combattente, in Toscana e a Parigi vengono fatti trovare opuscoli firmati Cellula per la Costruzione del Partito Comunista Combattente. A questa sigla, tuttavia, non è collegata alcuna azione armata.
Per l’attività delle BR–PCC sono state inquisite 93 persone



La microscissione della colonna "2 Agosto" (1981-1982)

Ottobre 1981 - Marzo 1982: in seno alla colonna veneta delle Brigate Rosse dedicata ad Annamaria Ludmann “Cecilia”, alcuni militanti, non condividendo la gestione e la conclusione del sequestro Taliercio (Mestre, 20 maggio - 5 luglio 1981), dopo la sua conclusione esprimono posizioni critiche che non trovano riscontro nel Fronte delle fabbriche, né in altre istanze dell'organizzazione.
In occasione della stesura e della diffusione dell'Opuscolo n. 17 intitolato “Bilancio della Campagna Taliercio” (ottobre 1981), le contraddizioni interne si acuiscono.
Tra ottobre e novembre del 1981, in una riunione della Direzione strategica delle Brigate Rosse tenutasi a Milano, le due impostazioni si rivelano inconciliabili e viene sancita la scissione.
Il 17 dicembre 1981 le Br - Partito Comunista Combattente, colonna Anna Maria Ludmann “Cecilia” attuano il sequestro del generale americano James Lee Dozier e, in coda al comunicato n. 1, annunciano che da alcuni mesi un gruppo di militanti veneti si è staccato dall’organizzazione ed ha assunto la denominazione Colonna “2 agosto”.
La denominazione richiama lontani incidenti sul lavoro a Porto Marghera,
Di fatto, la Colonna "2 Agosto" non ha compiuto azioni armate ma solo qualche volantinaggio.
Con gli arresti seguiti a valanga dopo la liberazione del generale americano – avvenuta a Padova il 28 gennaio 1982 ad opera di un nucleo speciale dei carabinieri, su indicazione di un militante della colonna veneta delle Brigate Rosse – anche i militanti di questo gruppo vengono individuati ed arrestati.
Il 17 marzo 1993 muore in un conflitto a fuoco con le forze di polizia spagnole il brigatista della “2 Agosto”, Ermanno Faggiani, latitante in Spagna dopo aver scontato circa otto anni di carcere in Italia.


Le Brigate rosse – PG (1981-1982)

Dopo il sequestro del giudice Giovanni D'Urso (12 dicembre 1980 - 15 gennaio 1981), il confronto politico già in corso da alcuni mesi tra il Fronte carceri e la Colonna di Napoli, da una parte, e le altre articolazioni delle Brigate Rosse, dall'altra, subisce una radicalizzazione estrema.
Il Fronte carceri e la Colonna di Napoli, sostenuti da un membro dell'Esecutivo nazionale delle BR (Giovanni Senzani), decidono di gestire autonomamente alcune iniziative:
- il sequestro dell'assessore democristiano Ciro Cirillo, nel corso del quale restano uccisi Mario Canciello e Luigi Carbone, addetti alla scorta (Napoli 27 aprile 1981), che si conclude con il rilascio del sequestrato, dietro il pagamento di un riscatto, il 24 luglio 1981;
- la campagna Peci, iniziata a S. Benedetto dei Tronto (AP) il 10 giugno con il sequestro di suo fratello Roberto e conclusa con la sua uccisione, a Roma, il 3 agosto 1981.
La decisione di condurre autonomamente i due sequestri, sancisce di fatto la divisione di questa parte delle BR da quella restante.
Nell'estate 1981 l'Esecutivo BR s'incontra con il Fronte carceri e con la Colonna di Napoli per verificare la possibilità di ricomporre le contraddizioni, ma il tentativo fallisce.
La scissione vera e propria tuttavia sarà ufficializzata soltanto nel mese di settembre.
Nel dicembre del 1981 questo raggruppamento prende il nome di BR - Partito della Guerriglia e diffonde il documento: “Tesi di fondazione del Partito”.
L'orientamento teorico di fondo si basa sull'assunto dell'inimicizia totale ed assoluta tra le classi, che si palesa nella metropoli come scontro che attraversa tutti i rapporti sociali.
Le Brigate Rosse - Partito della Guerriglia (BR-PG), ritenendo che la società italiana sia prossima ad una fase di guerra civile strisciante, promuovono la loro presenza per l'adeguamento delle forze rivoluzionarie a questo livello dello scontro. La loro proposta di interventi armati per “la liberazione del proletariato prigioniero” incontra diffuso consenso tra i militanti in carcere.
Il 4 gennaio 1982 le BR-PG subiscono un duro colpo a causa dell'arresto di molti militanti e dirigenti. Nei mesi successivi restano attive soltanto a Napoli e Torino.
A Napoli, infatti, intervengono:
- con l'attentato mortale contro Raffaele Delcogliano, assessore regionale alla formazione professionale, ed il suo autista, Aldo Iermano (27-4-82);
- con l'attentato mortale contro Antonio Ammaturo, vice questore e capo della squadra mobile, ed il suo autista, Pasquale Paola (15-7-82).
Il 27 luglio 1982, il militante Ennio Di Rocco, che a seguito delle torture subite dopo l'arresto ha collaborato con le forze dell'ordine, viene ucciso nel carcere di Trani.
L'omicidio viene rivendicato con un volantino dai "Proletari prigionieri per la costruzione dell'organismo di massa del campo di Trani". Il 30 luglio successivo una telefonata al quotidiano Vita rivendica il fatto alle Brigate Rosse - Partito della Guerriglia.
Il 26 agosto 1982, a Salerno, le BR-PG attaccano un convoglio di militari di leva per un esproprio di armi. Nel conflitto a fuoco con la volante di scorta restano uccisi Mario De Marco e Antonio Bandiera, agenti di polizia e Antonio Palumbo, militare di leva. Insieme a questa azione, le BR-PG rivendicano anche l'esproprio di armi compiuto il 19 agosto 1982 ai danni del Centro Radiotrasmissioni dell'Aereonautica militare di Castel di Decima, sulla via Pontina, a Roma.
Il 21 ottobre 1982, a Torino, le BR-PG colpiscono mortalmente Antonio Pedio e Sebastiano D'Alleo, agenti della Mondialpol in servizio presso l'Agenzia dei Banco di Napoli di via Domodossola, e diffondono un comunicato nel quale denunciano una militante di infiltrazione tra le fila dell'organizzazione, denuncia che risulterà infondata.
Tra novembre e dicembre del 1982, vengono arrestati gli ultimi militanti esterni.
Nell'estate del 1982, alcuni militanti provenienti dalle fabbriche e dal movimento dei disoccupati avevano vita ad un coordinamento inteso a ricostruire una presenza armata a Torino.
Si tratta di ex militanti delle BR-Partito della Guerriglia o comunque non coinvolti negli arresti seguiti alla collaborazione di Patrizio Peci nel 1980.
Ritenendo confuso il dibattito in atto nell'area delle Brigate Rosse, essi si proponevano di rilanciare una loro iniziativa armata dopo il lungo silenzio seguito allo sfaldamento della Colonna torinese.
L'8 settembre del 1982, a Rocca Canavese (TO), alcuni di questi militanti, mentre si recano ad una riunione operativa, trovano sulla loro strada un posto di blocco. Segue uno scontro a fuoco in cui resta ucciso il vice brigadiere dei carabinieri Benito Atzei. Lo scontro a fuoco non era programmato. Il nascente raggruppamento, tuttavia, per dissolvere l'ambiguità creata da alcune telefonate false che lo attribuivano a gruppi fascisti, ne assume la responsabilità, rivendicandolo con la sigla: Comunisti per la costruzione del sistema di Potere Rosso.
Gli orientamenti politici ed organizzativi di Potere Rosso vengono esposti in un documento interno che uno dei militanti estensori ha sintetizzato così:
- “garantire la presenza, sui licenziamenti e sul movimento dei disoccupati, di una resistenza armata a partire dalle realtà di fabbrica, dei cassaintegrati e dei disoccupati”;
- “confrontarsi, compiendo rappresaglie, con il problema della tortura; pratica sempre più diffusa nelle questure e nelle caserme”;
- “organizzare, sulla base di un'unica linea politica, la resistenza armata, con nuclei tendenzialmente autonomi sotto la direzione di un coordinamento”.
Di fatto, dopo lo scontro a fuoco e gli arresti, questa formazione non avrà altra presenza che qualche sporadico volantinaggio.
Nella primavera del 1983, l'esperienza di Potere Rosso si chiude definitivamente.
Per l’attività delle BR–PG sono state inquisite 193 persone.


L’Unione dei Comunisti Combattenti (1984-1987)

Nel maggio 1984, alcuni militanti che nella discussione interna alle BR-PCC avevano assunto la denominazione Seconda posizione, distribuiscono l'opuscolo "Una importante battaglia politica nel movimento rivoluzionario italiano", stampato in Francia.
Prima azione della Unione dei Comunisti Combattenti è l'attentato ad Antonio Da Empoli, capo del dipartimento economico della presidenza del Consiglio, compiuto a Roma il 21 febbraio 1986. Nel conflitto a fuoco che accompagna questa azione, l'agente che scortava Da Empoli uccide la militante Wilma Monaco.
Nella borsa di Wilma Monaco viene ritrovato un documento intitolato: “Manifesto e tesi di fondazione”, datato “Ottobre 1985”. In esso tra l'altro si afferma "... Sotto l'impulso e l'iniziativa di alcuni ex-militanti delle Brigate Rosse fuoriusciti da questa organizzazione in seguito alle loro battaglie per l'adozione delle tesi politiche enunciate nella cosiddetta 'seconda posizione', nel mese di ottobre 1985, si è costituita la Unione dei Comunisti Combattenti".
Sulla scia dell'attentato a Da Empoli, nel febbraio del 1986, l'UdCC diffonde una "Autointervista".
Ultima azione delle UdCC è l'uccisione, a Roma, il 20 marzo 1987, del generale dell'Aeronautica - sezione costruzioni armi e armamenti aeronautici e spaziali - Licio Giorgieri.
In seguito agli arresti che si succedono in varie città italiane ed estere, tra il maggio ed il giugno del 1987 questa organizzazione cessa di esistere.
Per l’attività dell’UdCC sono state inquisite 73 persone.



PERSONAGGI
Una prima indicazione sulle dimensioni del fenomeno armato di sinistra in Italia tra il 1969 e il 1989 è quella relativa alle persone inquisite per "banda armata", "associazione sovversiva" o "insurrezione": si tratta di un vero e proprio esercito, costituito da oltre 4 mila persone, prevalentemente uomini (76,9%) ma anche da numerose donne (23,1%). Un numero particolarmente significativo, soprattutto se si considera l'aspetto totalizzante, anche in termini personali, che la scelta della clandestinità e del ricorso allo scontro armato rappresentava.
Pur privilegiando la compilazione di schede relative a quanti hanno militato nelle BR, BR-WA, BR-PG e BR-PCC, per completezza di trattazione vengono riportati anche i nominativi, con le relative schede, di personaggi legati ad altre organizzazioni terroristiche, inquirenti, vittime del terrorismo, o persone il cui nome e' comunque legato agli "anni di piombo". L'indice dei nomi e' suddiviso per colonne, la prima colonna contiene il nominativo, la seconda contiene l'organizzazione (o le organizzazioni) in cui hanno militato o (per i non appartenenti a organizzazioni armate) la funzione ricoperta.



Sezione in corso di aggiornamento.




Acanfora, Mauro BR
Acella, Vincenzo
BR
Adamoli, Roberto BR
Adamoli, Sergio
Aiosa, Francesco BR
Alasia, Walter
BR

Alfieri, Vittorio BR, BR-WA
Algranati, Rita
BR
Alunni, Corrado
BR, FCC
Amico, Flavio BR
Andriani, Norma
BR
Antonini, Vittorio BR
Aprea, Pasquale BR-PG
Argano, Gloria
Armante, Giuseppe BR-PCC
Arreni, Renato
BR
Azzolini, Lauro
BR





Baiocchi, Giorgio
Baistrocchi, Livio BR
Balzerani, Barbara
BR, BR-PCC

Barone, Pietro
Baschieri, Paolo
Basone, Angelo BR
Bassi, Pietro BR
Bella, Enzo
BR
Bellosi, Cecco
Berardi, Francesco
BR
Berardi, Susanna BR
Bertolazzi, Pietro
BR
Bertulazzi, Leonardo BR
Besuschio, Paola
BR
Betassa, Lorenzo
BR
Betti, Pasqua Aurora
BR-WA

Biliato, Alberta BR-PCC
Biscaro, Maurizio BR-WA
Blasi, Elio
Bolognese, Vittorio
BR-PG
Bombaci, Stefano
Bonisoli, Franco
BR
Bortone, Nicola BR-PCC
Braghetti, Anna Laura
BR
Bravi, Massimiliano UdCC
Brioschi, Carla Maria
BR
Brogi, Carlo
BR
Buonavita, Alfredo
BR
Buzzatti, Roberto BR





Cacciotti, Giulio
BR
Cagol, Margherita
BR
Caliandro, Marco
Caliandro, Fabio
Calvitti, Enzo
Cappelli, Roberta BR
Cappello, Maria BR-PCC
Capuano, Marcello BR
Carnelutti, Adriano BR-WA
Carpi, Lorenzo
BR
Casaletti, Attilio BR
Casimirri, Alessio
BR
Cassetta, Paolo UdCC
Catabiani, Umberto BR-PCC
Catalano, Roberto BR
Cherubini, Tiziana BR-PCC
Chiocchi, Antonio
BR-PG
Cianfanelli, Massimo BR
Ciucci, Giovanni
Coi, Andrea
BR
Colonna, Salvatore
BR
Colonna, Vittorio BR
Colotti, Geraldina
BR, UdCC

Consumati, Franco
Cotone, Annamaria BR-PG
Cristiani, Gianluigi BR
Curcio, Renato
BR





D'Amore, Nicola BR
Della Ventura, Antonella
Delli Veneri, Domenico BR, NAP
Dell'Omo, Marcello Tammaro
De Luca, Alessandra
De Luca, Antonio BR-PCC
De Ponti, Valerio BR
Diana, Calogero
Di Cecco, Giuseppe
Di Gennaro, Pietro BR
di Gioia, Mauro BR-PCC
di Lenardo, Cesare BR
Di Rocco, Ennio
BR, BR-PG
di Sabbato, Renato BR
Dura, Riccardo
BR





Etro, Raimondo
BR





Fadda, Davide BR
Faggiani, Ermanno BR-Colonna "2 Agosto"
Faranda, Adriana
BR
Fatone, Sante
Fenzi, Enrico
BR
Ferrari, Paolo Maurizio
BR
Ferrari, Stefano BR-WA
Fiore, Raffaele
BR
Folini, Maurizio
Fosso, Antonino BR-PCC
Franceschini, Alberto
BR
Francescutti, Gianni BR-Colonna "2 Agosto"
Francioli, Caterina BR-WA
Fraschella, Emanuela





Galati, Michele BR
Gallinari, Prospero
BR
Galloni, Franco BR-PCC
Ghignoni, Eugenio Pio BR
Ghiringhelli, Marcello
BR, BR-PG
Giancola, Nicola BR-WA
Gidoni, Massimo
Gioia, Claudia UdCC
Gioia, Domenico BR
Giommi, Carlo BR
Giordano, Antonio BR
Giorgi, Claudio BR-PCC
Giorgieri, Simonetta BR-PCC
Guglielmo, Guglielmi UCC
Gustini, Antonio BR-PCC
Grilli, Enzo BR-PCC
Grilli, Franco BR-PCC
Guagliardo, Vincenzo
BR










Iannelli, Maurizio
BR
Innocenzi, Silvana










Lagonegro, Eddy
La Maestra, Franco BR-PCC
Libera, Emilia BR
Liberti, Fabio UdCC
Ligas, Natalia
BR, BR-PG
Lintrami, Arialdo
BR
Liverani, Gino BR
Locusta, Maurizio UdCC
Loiacono, Alvaro
BR
Lo Bianco, Francesco
BR
Lori, Flavio BR-PCC
Ludman, Annamaria
BR
Lugnini, Giovanni
Lupi, Gianfranca
Lupo, Rossella BR-PCC





Maccari, Germano
BR
Maietta, Francesco UdCC
Maj, Arnaldo BR
Manna, Emilio
BR-PG
Mantovani, Nadia BR
Mariani, Gabriella
BR
Marini, Antonio
BR
Marini, Fausto BR-PCC
Marocco, Antonio BR-PG
Marzatico, Giovanni BR
Massara, Cecilia BR, BR-PCC
Matarazzo, Fulvia BR-PCC
Maturi, Paola BR
Mazzei, Michele BR-PCC
Melorio, Fabrizio UdCC
Mennella, Daniele UdCC
Messina, Franco BR
Micaletto, Luca
Micaletto, Rocco
BR
Miglietta, Fulvia BR
Minguzzi, Stefano BR-PCC
Monaco, Wilma
BR, UdCC

Moretti, Mario
BR
Morlacchi, Pietro
BR
Morucci, Valerio
BR





Nanni, Mara
BR
Nasti, Claudio UdCC
Nicolotti, Luca
BR
Nicolotti, Flavia BR
Novelli, Luigi BR





Ognibene, Roberto
BR
Olivieri, Vincenzo
BR-PG





Padula, Alessandro
BR, BR-PCC
Padula, Sandra BR
Pagani Cesa, Francesco
BR-PG
Pancelli, Remo
BR
Panciarelli, Piero
BR
Panzieri, Fabrizio
Paroli, Tonino
BR
Peci, Patrizio
BR

Peci, Roberto
BR

Pelli, Fabrizio BR, FCC
Pelosi, Gianni BR-PCC
Pera, Alessandro BR
Perna, Maria Rosaria BR-PG
Persichetti, Paolo UdCC
Petrella, Marina BR
Petrella, Stefano
BR
Petrelli, Stefano
Pezzoli, Walter BR-WA
Piancone, Cristoforo
BR
Picchiura, Carlo BR
Piccioni, Francesco
BR
Pisano, Giuseppina
Piunti, Caterina
BR
Pizzarelli, Ario BR-WA
Planzio, Giovanni
BR, BR-PG
Ponti, Nadia
BR
Pulcini, Carlo BR, BR-PCC










Ravalli, Fabio BR-PCC
Ricciardi, Salvatore
BR
Rinaldi, Roberto
Romeo, Maria Teresa
BR
Ronconi, Susanna
BR, PL
Russo, Maria BR





Sarnelli, Marina BR-PG
Salvati, Gustavo
Savasta, Antonio
BR
Savino, Antonio BR
Scinica, Teresa
BR, BR-PG
Semeria, Giorgio
BR
Serafini, Roberto
BR, BR-WA
Seghetti, Bruno
BR
Sotgiu, Patrizia BR-WA
Scarabello, Stefano BR
Scinica, Teresa BR
Sinchich, Francesco BR-PCC
Sivieri, Biancamelia BR
Sivieri, Paolo BR
Spadaccini, Teodoro BR
Spano, Caterina BR
Stoccoro, Vincenzo
BR
Senzani, Giovanni
BR, BR-PG





Tornaghi, Sergio BR










Vaccaro, Vincenza BR-PCC
Vai, Angela
BR
Vanzi, Pietro
BR
Vanzini, Giorgio
Varchi, Giuliano BR-WA
Vendetti, Carla BR-PCC
Ventura, Marinella BR
Venturini, Marco BR-PCC
Vezza, Roberto BR-Colonna "2 Agosto"
Villimburgo, Enrico BR










Zucca, Clotilde
BR, BR-PG
Zuffada, Pierluigi
BR
Zanetti, Gian Antonio
BR




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Gli anni 2000
Alcuni capi brigatisti arrestati e condannati sono attualmente inseriti in programmi di reinserimento sociale; molti di essi tuttora rilasciano interviste giornalistiche, pur senza mai aggiungere granché alle verità processualmente accertate. Da notare che la posizione di molti di essi è quella di non rinnegare il passato eversivo (i cosiddetti "irriducibili").
Da qui prosegue un nuovo capitolo della storia di questa organizzazione terroristica, la cui ala militarista negli ultimi anni ha ucciso due tecnici che lavoravano alle dipendenze di due Presidenti del Consiglio, Massimo D'Antona nel 1999 (sotto l'on. Massimo D'Alema) e Marco Biagi, nel 2002 (sotto l'on. Silvio Berlusconi). Nel 2003 le Brigate Rosse sono tornate nella cronaca a causa della sparatoria sul treno tra due esponenti delle Nuove Brigate Rosse - Nuclei Comunisti Combattenti (BR - NCC) Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce e degli agenti di Polizia Ferroviaria. Galesi ed un agente, Emanuele Petri, moriranno per i colpi di arma da fuoco. In seguito ai file trovati nel notebook della Lioce, sono stati arrestati altri componenti del gruppo armato e dalla fine del 2004, una pentita sta collaborando con le forze dell'ordine. Le nuove BR s'ispirano al modello compartimentato stagno dell'eversione greca "Movimento XVII Novembre", recentemente smantellato (2004) dopo un trentennio d'attività nella più assoluta segretezza. Infatti il movimento terrorista greco, fondato da attivisti d'ultrasinistra ellenica che s'ispiravano all'attività della guerriglia comunista greca del secondo dopoguerra (1945 - 1949, movimento dell'ELAS, Ethnikòn Laikon Apeleftherotikon Soma, ovvero "Corpo nazionale popolare di liberazione", fondato nel 1941) ed alla rivolta - il 17 novembre 1973, da cui il nome dell'organizzazione - degli studenti del Politecnico Ateniese contro il Regime dei colonnelli (1967 - 1974) e repressa nel sangue, era organizzato in modo tale che ogni sua cellula fosse totalmente indipendente dall'altra. Addirittura, i membri di cellule diverse neppure si conoscevano personalmente, dimodoché, anche con lo smantellamento di una cellula, le altre rimanevano perfettamente operative. L'esatto opposto della struttura delle vecchie BR, che letteralmente collassò quando i primi militanti catturati collaborarono con la giustizia.
I brigatisti rossi, dalla fondazione dell'organizzazione a oggi, hanno ucciso ufficialmente (o giustiziato, secondo il linguaggio della loro logica) una settantina di persone, oltre ai numerosi casi di ferimento ("gambizzazione", soprattutto), tra cui quella operata a danno del giornalista Indro Montanelli a opera del brigatista Franco Bonisoli, il 2 giugno 1977 a Milano. Nel caso di Montanelli, si stabilì, successivamente alla cattura del Bonisoli, un'amicizia tra vittima e carnefice, tanto che Bonisoli fu l'ultimo a uscire dalla camera ardente di Montanelli quando il corpo del giornalista venne cremato.
Nei giorni precedenti al 19 gennaio 2007 a Milano vengono trovati dei piccoli libretti in formato superiore e inusuale ad un foglio A4 attaccati ai vetri di una concessionaria e inseriti nel tergicristallo di alcune vetture parcheggiate in una via molto vicina alla concessionaria citata. Non è chiaro se si tratti realmente delle BR o se sia solamente una stupidaggine, ma la scrittura è quella brigatista e inoltre altri particolari fanno pensare ad un nuovo tentativo di propaganda, forse ad una cellula nascente. In alcune frasi era anche citato il nome della pentita Banelli ed erano presenti minacce.[1]
Il 12 febbraio 2007 sono stati arrestati quindici presunti militanti delle Nuove BR, vicini all'ala movimentista di Seconda Posizione, in seguito a indagini iniziate nel 2004 dalla Procura della Repubblica di Milano, condotte dal pubblico ministero di Milano, Ilda Boccassini. Sei degli arrestati vivevano a Padova. Fra i 15 sette sono sindacalisti della Cgil, che sono stati sospesi a seguito della notizia del loro arresto.
I nomi: Davide Bortolato, 36 anni; Amarilli Caprio, 26 anni; Alfredo Davanzo, 49 anni; Bruno Ghirardi, 50 anni; Massimiliano Gaeta, 31 anni; Claudio Latino, 49 anni; Alfredo Mazzamauro, 21 anni; Valentino Rossin, 35 anni; Davide Rotondi, 45 anni; Federico Salotto, 22 anni; Andrea Scantamburlo, 42 anni; Vincenzo Sisi, 53 anni; Alessandro Toschi, 24 anni; Massimiliano Toschi, 26 anni; Salvatore Scivoli, 54 anni. Alcuni di questi arrestati si sono dichiarati prigionieri politici di fronte al giudice inquirente, avvalendosi della facoltà di non rispondere alla domande poste,seguendo una prassi iniziata dai molti brigatisti storici negli anni settanta.
Nei giorni successive è stato trovato un deposito di armi. I quotidiani riferiscono che sarebbero emersi alcuni progetti di attentato a danno di un esperto del lavoro e giornalista del Corriere della Sera, progetti di attentato al giornale Libero e a una delle ville di Berlusconi. Quasi tutte le forze politiche hanno condannato questi progetti manifestando solidarietà alle persone minacciate. Solo un esponente politico, Francesco Saverio Caruso, parlamentare eletto nelle liste della Rifondazione Comunista, ha ritenuto di dissociarsi.
[modifica] L'ideologia degli "emuli delle BR"

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L'ideologia degli "emuli delle BR
Gli ultimi arrestati sono nati tutti tra il 1979 ed il 1981, quando le BR storiche avevano già intrapreso la loro parabola discendente. Eppure sembra esistere quasi una specie di "mito" o di "epopea" della lotta armata. Analizzando le testimonianza di chi ha conosciuto i nuovi brigatisti ed il loro retroterra emergono alcuni dati incontrovertibili che solo in parte possono esser riconducibili all'ideologia brigatista classica. Secondo una recente intervista rilasciata da Mario Ferrandi, ex - piellino ora dissociato, al settimanale L'Espresso [1], la difficoltà economica imputabile al precariato lavorativo diffuso, in parte riconducibile alla cosiddetta "Legge Biagi", non a caso colpito dal Partito Armato, è il collante che accomuna tutti i recenti arrestati. Alla mancanza totale di prospettive per il futuro, si sovrappone la militanza dei neobrigatisti nei centri sociali, ove si discute anche dello strapotere delle multinazionali e di una specie di entità metafisica che governa il pianeta: l'economia finanziaria globale, la cosiddetta "globalizzazione" che fa del profitto il fine primo ed ultimo cui tendere, ad esso sacrificando la giustizia sociale, la libertà individuale, gli ideali politici e via discorrendo. Le ingiustizie palesi, dunque quale detonatore rivolto al soggetto politico che incarna questo "ideale", gli Stati Uniti. Non a caso la Lioce aveva più volte tentato un approccio di alleanza con l'estremismo mussulmano contro il nemico comune americano e dei partiti politici nazionali, a loro volta identificati nella "Longa Manus" del potere statunitense. La quadratura del cerchio starebbe - infatti - nella concezione secondo cui, scardinando una situazione politica nazionale "ingessata" da cinquant'anni, e quindi immutabile e non accessibile ai tentativi di cambiamento, a causa del volere dei "padroni" d'oltreoceano, si riuscirebbe ad estirpare il potere economico - finanziario incentrato sul profitto, che impedirebbe ai giovani di costruirsi un avvenire col lavoro, e a cancellare le ingiustizie e le disuguaglianze sociali. Pertanto, stando al pensiero di numerosi autorevoli analisti economici e storici di rilievo, fino a quando perdurerà l'attuale situazione di debolezza economica nazionale che sta impoverendo una larga fetta della popolazione inesorabilmente e progressivamente, il terreno da cui scaturisce il mito di un'alternativa violenta non può che rinforzarsi, nonostante l'appello lanciato proprio ai giovani da Bonisoli, uno dei capi storici del movimento eversivo, di "...Abbandonare il barbaro sogno della lotta armata, chè non conduce da alcuna parte". Cui replicarono alcuni giudici dei processi storici al terrorismo, ovvero di ".... Dargli retta chè parla per il vostro (dei giovani !) bene".






Premi, poltrone, plausi Per gli ex terroristi arrivano gli anni d’oro- Sfila come un divo, fra abbracci ai tanti ex della lotta armata e applausi. Oreste Scalzone è l’ultimo esempio di quella metamorfosi che ha portato molti ex terroristi dalle galere o dalla latitanza o dalle retrovie della società ai primi posti, sotto i riflettori, a convegni, premi e forum. Un fenomeno inarrestabile. Lui, l’ex leader di Autonomia, era ricercato ancora poche settimane fa dalla giustizia, ma la storia è finita proprio all’italiana: prescrizione del reato, ovvero non si è riusciti in un quarto di secolo ad arrivare ad una sentenza definitiva. E così, fra proclami pararivoluzionari e concertini improvvisati con la sua fisarmonica, Scalzone ha cominciato a girovagare per l’Italia manco fosse una madonna pellegrina. Sabato, a Vicenza, i giovani no global gli chiedevano: «Oreste, quando vieni da noi ad insegnarci all’Università?». E lui, meglio di un professore, ha distillato il suo pensiero: «Chi grida 10, 100, 1000 Nassirya è un frustrato. Ma scusate, le Br hanno mai detto: 10, 100, 1000 Aldo Moro?». Un quesito che potrebbe essere girato ad un altro docente d’eccezione: Renato Curcio. Sì, nientemeno lui, il fondatore delle Br, colui che al convegno di Pecorile nell’agosto 1970 diede il via alla lotta armata. Pure lui, poco più di un mese fa, è salito in cattedra, all’Università del Salento di Lecce, e davanti a centocinquanta ragazzi ha tessuto a modo suo la riflessione sugli anni di piombo: «Vengo da una famiglia valdese, l’abiura non è un modo serio per affrontare le questioni e i valdesi l’hanno pagata con diverse gole tagliate». Messo in chiaro il rapporto con il passato, ha regolato anche quello con la propria biografia. «Cattivo maestro io? Non so se sono un maestro, nemmeno se sono buono o cattivo. Sono un’immagine sovradimensionata di una realtà più modesta». Naturalmente, ciascuno è libero di rileggere come meglio crede l’album degli anni Settanta e Ottanta. Certo, negli ultimi tempi gli stessi protagonisti di quella stagione di lutti e sciagure hanno dimenticato, alla spicciolata, il carcere, e hanno tracimato nella società occupando cariche e poltrone. Può apparire surreale, ma la conquista del potere, fallita drammaticamente allora, oggi è per alcuni una realtà. Sergio D’Elia, negli anni Settanta capo del gruppo toscano di Prima linea, è deputato della Rosa nel Pugno e, addirittura, segretario d’aula alla Camera. Mariella Magi, vedova dell’agente Fausto Dionisi, morto alle Murate di Firenze durante un assalto dei piellini, è scoppiata a piangere quando ha saputo la notizia e ha scagliato il suo anatema contro lo Stato: «Le istituzioni mi hanno abbandonato. E hanno lasciato sola mia figlia che è cresciuta senza conoscere suo padre». Lorenzo Conti, figlio del’ex sindaco di Firenze Lando Conti, ucciso dalle Br nel 1986, ha fatto anche di più, uno sciopero della fame e poi un appello al Presidente della Repubblica per evitare l’ultima umiliazione dopo la polvere mangiata negli anni scorsi: un mondo a rovescio, dove gli ex terroristi ricevono borse di studio e consulenze, i familiari di chi non c’è più si arrangiano ai bordi della società. E quando ottengono un riconoscimento, capita che sia peggio di uno schiaffo, come può documentare la vedova del Procuratore generale di Genova Francesco Coco, eliminato dalle Br a nel 1976: la medaglia d’oro è arrivata a domicilio, come una raccomandata o una multa. D’Elia ha scalato la piramide della politica italiana, altri occupano caselle importanti su e giù per il Paese. Susanna Ronconi, addirittura due volte ex - Br e Prima linea - è entrata nella Consulta nazionale per le tossicodipendenze. E a chi ricordava il suo passato, il ministro della solidarietà Paolo Ferrero ha risposto per le rime: «Susanna Ronconi ha titoli scientifici maggiori di altri componenti della Consulta». Punto. Lei ha provato a ribaltare l’indignazione dei parenti di chi è solo una foto ingiallita: «Dico loro di considerare che la vita che conduco oggi è la vittoria della democrazia sulla lotta armata». L’elenco dei promossi è lungo, perfino noioso. Qualche accenno può bastare. Silvia Baraldini, nome simbolo di una certa difficoltà di rapporti fra Italia e Usa, era stata condannata negli Stati Uniti a 40 anni, poi venne estradata con la promessa del nostro governo che nulla sarebbe cambiato. Invece, la situazione si modifica e non di poco: nel 2001 gli arresti domiciliari, peraltro dovuti a causa delle gravi condizioni di salute, nel dicembre 2002 addirittura un contratto di consulenza da 12mila euro con il Campidoglio. E subito dopo la richiesta, quasi scontata, di chiarimenti da parte dell’ambasciata di Washington. Altri navigano fuori dai circuiti delle istituzioni, ma finiscono lo stesso sui giornali: perché il loro presente è colmo di talenti e di soddisfazioni. Adriana Faranda, la postina del sequestro Moro, ha vinto recentemente con «Il volo della farfalla» (Rizzoli) il premio De Lollis, con il patrocinio della regione Abruzzo. E alle proteste di chi ha sofferto, ha replicato così: «Gli si dia spazio, siano messi in grado di esprimere tutto il loro dolore. Solo però io mi chiedo perché dovrei stare zitta». L’ultima notizia dal fronte degli ex arriva da Genova: c’era anche Fabio Fazio all’inaugurazione, affollata, del ristorante di Isabella Ravazzi, femminista storica e compagna di Enrico Fenzi, intellettuale e nome di spicco della colonna ligure delle Br. Il nome del locale è un programma: «Ombre rosse».

8 commenti:

  1. La Br Fraschella ora trasformatasi in borghese ??simimetizza come velista nelle acque del golfo di Trieste .ha creato notevoli tensioni in una societa nautica locale.Certi personaggi graziati dalla societa civile dovrebbero avere un po piu di pudore nel mettersi in mostra!!!

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  2. Fate fuori chi gli porta i soldi a questo per scrivere ste stronzate per favore.
    qui c'è bisogno di fare pulizia

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  3. Nico Lick ? Che vor dì che sei un leccaculo ?
    Quello lo avevamo capito.

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  4. Quando c'erano le BR gli evasori miliardari, i marchionne, e gli altri pezzi di merda di oggi, AVEVANO ALMENO PAURA !

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  5. Non sono un ammiratore delle BR ma è troppo facile chiamarli ladri e criminali adesso. Scommetto che negli anni '70 ti saresti nascosto come un verme tremante.
    Quando l'orso è chiuso in gabbia tutti a pungolarlo, occhio che non si liberi...

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