
sabato, gennaio 31, 2009
L'ORRORE DEI BIMBI DEGLI ORFANOTROFI MOLDAVI

mercoledì, gennaio 28, 2009
IL POVERO CAVALLO DI SCAFATI ( SALERNO)
Il cavallo deve essere tolto all'indegno proprietario e rimesso in liberta'. Inviamo mails di protesta al Comune di Scafati ( Salerno) perche' intervenga.
martedì, gennaio 27, 2009
E' MORTO IMPROVVISAMENTE IL CANTANTE MINO REITANO

I funerali del cantante, che lascia moglie e due figlie, si svolgeranno giovedì pomeriggio nella chiesa di Agrate Brianza, dove Reitano viveva.
Calabrese d'origine e interprete della canzone nazional popolare, Reitano iniziò la sua carriera da giovanissimo, ricevendo riconoscimenti e realizzando concerti in tutto il mondo.
PRESI I CRIMINALI STUPRATORI RUMENI






TELEFONINO RUBATO - I carabinieri hanno stretto il cerchio grazie alle intercettazioni telefoniche e bloccato i quattro vicino a Guidonia, mentre stavano probabilmente tentando di allontanarsi. I romeni sono stati traditi dal telefonino rubato alla ragazza violentata: uno di loro ha cambiato la scheda, usando però il cellulare rubato per fare una chiamata in cui ha detto di essere in partenza per Padova insieme ai complici: dopo l'intercettazione, nella notte è scattato il blitz dei carabinieri che li hanno fermati al casello autostradale di Tivoli intorno alle 23.30. «È la fine di un incubo, ringrazio i carabinieri» ha detto a caldo la vittima. La ragazza, ancora sconvolta per l'aggressione, ha ringraziato i carabinieri: «È fatta giustizia: ora non faranno più male a nessuno, non faranno a un'altra donna quello che hanno fatto a me». La Procura di Tivoli potrebbe disporre un confronto tra la ragazza vittima dello stupro e gli arrestati: la ragazza potrà vedere i romeni ma loro non potranno vedere lei. Accertamenti anche su tutte le armi e gli indumenti sequestrati durante il blitz.
NESSUN PRECEDENTE PENALE - Durante la conferenza stampa al comando regionale dei carabinieri, è stato detto che i quattro non hanno precedenti penali e non avevano un impiego fisso. Presi inoltre due fiancheggiatori, anche loro senza precedenti. Sono sei dunque i romeni fermati: quattro per aver violentato la giovane impiegata, due per favoreggiamento. «Non manca nessuno» ha detto il procuratore di Tivoli Luigi De Ficchy, sottolineando che gli elementi di prova raccolti attraverso pedinamenti e intercettazioni «sono molto, molto solidi. Sarà poi la procura a chiedere la convalida dei fermi e il gip a valutare gli elementi di prova». «La criminalità romena nell'hinterland della Capitale è tra le più presenti e aggressive - ha aggiunto De Ficchy -. Siamo sorpresi del fatto che in pochi anni i romeni hanno espresso una cultura criminale notevole rispetto ad altre etnie».
«PARTIVAMO DA ZERO» - Vittorio Tomasone, comandante provinciale dei carabinieri di Roma, ha parlato dell'importante ruolo svolto dalla vittima della violenza: «In questa indagine partivamo da zero. Il racconto lucido della vittima ci è servito come punto di partenza per definire le caratteristiche fisiche dei violentatori e ci ha fornito informazioni sulla loro presunta nazionalità». «La ragazza, appena ha saputo del fermo dei presunti violentatori, ha espresso la sua soddisfazione per poi sciogliersi in un pianto» ha detto Tomasone, definendo lo stupro una «vicenda odiosa che ha ferito non solo Guidonia ma tutta l'Italia».
LA FOLLA TENTA IL LINCIAGGIO - Rabbia della folla all'uscita dalla stazione dei carabinieri di Guidonia dei sei romeni fermati per lo stupro: da parte di alcuni cittadini c'è stato un tentativo di linciaggio. «Maiali, bastardi» e «Consegnatelo al padre della ragazza»: frasi come queste sono state urlate dalle decine di persone, per lo più ragazzi, che hanno tentato di aggredire il romeno scortato dai carabinieri fino alla gazzella. Si sono radunati dopo che qualcuno con un sms ha avvisato i conoscenti e questi altri con il passaparola: «Hanno catturato la mandria». L'auto dei militari è stata colpita dalla folla con ombrelli, calci e pugni. «Se spostano qui il campo rom del Casilino 900 animeremo una guerra, li spostassero ai Parioli» ha detto un cittadino.
lunedì, gennaio 26, 2009
UNA MATTINA, MI SONO SVEGLIATO, OH BELLA CIAO...E HO TROVATO L'INVASOR

INDIGNAZIONE

Leggo su LA STAMPA si domenica 25, a pag. 69, un articolo a firma Angelo Fresia che tratta della situazione di Albenga a seguito dei recenti episodi criminosi i cui protagonisti accertati sono extracomunitari.
Nell’articolo, esponenti della maggioranza di sinistra, che amministra Albenga, tentano in modo maldestro di tranquillizzare la popolazione Ingauna a fronte di una ondata senza precedenti di reati, particolarmente odiosi, che colpisci i singoli cittadini, sempre compiuti nella stragrande maggioranza da stranieri extracomunitari, che da anni hanno praticamente colonizzato la piana di Albenga.
In particolare, mi ha profondamente colpito e indignato, una breve ma pesante, dichiarazione di un esponente delle Istituzioni , Presidente del Consiglio Comunale, che testualmente dichiara : “l’immigrazione nordafricana sta causando effetti negativi nettamente minori rispetto a quella meridionale nel dopoguerra” e poi prosegue “…la cui criminalità provocò uno stillicidio di omicidi e risse..”
Distogliere l’attenzione da cio’ che sta accadendo, in Albenga e in tutta Italia,per gettare colpe e discredito su Italiani, oramai anziani e incapaci di difendersi, non e’ assolutamente corretto.
In questo modo, inoltre si fa a ledere l’onorabilita’ di migliaia di cittadini Italiani, che fra mille difficolta’, emigrarono nella loro stessa Nazione, dal sud al nord, unicamente per cercare lavoro. Emigrare da una regione all’altra era ed e’ un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, negli anni 50 – 60 ed in seguito, soprattutto se chi lo fa e’ un Cittadino Italiano.
Forse il Signor Papalia non e’ al corrente che nel 1861 c’e’ stata l’Unità d’Italia, con annessi e connessi.
Un omicidio e’ sempre un omicidio, indipendentemente da chi lo commette, Abele soffre e muore e Caino ammazza e spesso, purtroppo, continua a farlo impunito.
Inviterei il Presidente del Consiglio Comunale di Albenga a pesare meglio le sue parole, vista la sua posizione istituzionale, a chiedere scusa, per la sua dichiarazione, ai Cittadini Italiani che dal Sud vennero ad Albenga per lavorare e soprattutto ad avere un colloquio con il genitore di una delle due ragazze, Giorgia Arrighetti e Monica Esposito rispettivamente di 19 e 23 anni, scannate da un branco di Marocchini dediti allo spaccio di droga.
Questo genitore, Eugenio Arrighetti, vive ancora adesso un dolore feroce e senza fine per quello che accadde a sua figlia Giorgia , all’epoca di 19 anni, che per morire ci mese, tra inaudite sevizie piu’ di due ore.
Mi pare scorretto e inumano fare comparazione per stabilire a chi vada la medaglia d’ro o l’argento per chi commette piu’ reati. Tuttavia sputare sentenze su milioni di Italiani, perché meridionali, mi mette profondamente a disagio.
Roberto Nicolick
venerdì, gennaio 23, 2009
CESARE BATTISTI
AMMAZZATO
(luogo e date dell'attentato)
Milano, 16 febbraio 1979
(luogo e date di morte)
Milano, 16 febbraio 1979
(descrizione attentato)
Pierluigi Torregiani la sera del 22 gennaio 1979 è in una pizzeria con i suoi gioielli portati ad una dimostrazione televisiva, ma nel locale entrano dei rapinatori. Torregiani è minacciato, reagisce con la sua arma e ne consegue una sparatoria che conta morti e feriti.Il 16 febbraio successivo davanti al suo negozio un commando terrorista lo aspetta. Nel conflitto a fuoco che si genera muore lo stesso Torregiani ed il figlio Alberto, che lo accompagnava, viene ferito gravemente e rimarrà paralizzato.Lascia la moglie Elena e tre figli.
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(rivendicazione, autori)
L’uccisione fu compiuta dai Proletari Armati per il Comunismo.
(stato processuale)
Cesare Battisti viene arrestato come mandante dell’omicidio di Torregiani e riconosciuto colpevole dell’omicidio di Sabbadin, condannato all’ergastolo, evade e tuttora è latitante, prima in Francia e poi in Brasile.
S. Maria di Sala (Ve), 16 febbraio 1979
S. Maria di Sala (Ve), 16 febbraio 1979
(descrizione attentato)
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In segno di solidarietà alla "piccola malavita" che "con le rapine porta avanti il bisogno di giusta riappropriazione del reddito e di rifiuto del lavoro, i terroristi dei PAC (Proletari armati per il comunismo) uccidono a Milano Pierluigi Torregiani e a Mestre Lino Sabbadin.
(luogo e date di nascita)
Sant’Andrea Apostolo dello Jonio (CZ), 18 agosto 1954
(luogo e date dell'attentato)
Milano, 19 aprile 1979
(luogo e date di morte)
Milano, 19 aprile 1979
(descrizione attentato)
L’agente Campagna viene ucciso in un agguato sotto il portone della abitazione della sua ragazza, in Via Modica, con parecchi colpi di pistola in pieno volto, mentre si accingeva a salire sulla propria autovettura, dopo aver espletato il turno di servizio.
(biografia)
Trascorre la sua infanzia in Calabria fino all’età di 11 anni. Nel 1965 emigra con tutta la famiglia a Milano. Nel 1972 manifesta la volontà di voler fare il servizio di leva come Agente di Polizia dove vi rimarrà fino al fatidico giorno dell’attentato.
(rivendicazione, autori)
L’attentato viene rivendicato dai Proletari Armati per il Comunismo.
(stato processuale)
Al processo Pietro Mutti, pentito dei PAC, accusa Cesare Battisti di aver direttamente eseguito l'assassinio.
Mi domando se qualcuno in Italia, conoscendo il simbolo e la bandiera del partito del presidente Luìs Inàcio Lula da Silva e del ministro della giustizia Tarso Genro abbia avuto qualche dubbio sulla vicenda del terrorista Cesare Battisti: una bella stella rossa a cinque punte che vi mostro puntualmente.
Ed anche la sua storia è veramente istruttiva: tra le varie organizzazioni politiche brasiliane che parteciparono alla sua fondazione troviamo quel Partido Revolucionário Comunista che per un certo periodo di tempo fu clandestino, forse in omaggio alla componente "rivoluzionaria" del suo nome.
PRC che ebbe come portavoce nientemeno che quel simpaticone di Tarso Genro ! Si, si, proprio il ministro attuale, che fu pure il sindaco di Porto Alegre che volle quel Forum Sociale che vide la partecipazione del fior fiore dei no-global mondiali, tra cui i soliti Caruso e Casarini nostrani ed il presidente della regione toscana, Claudio Martini, ma anche Folena con 13 Ds, Agnoletto e Bertinotti,oltre a ben 6 ministri francesi dell' allora governo Jospin. Con tanto di campeggio intitolato a Carlo Giuliani.
Intanto ben 4 morti giacciono sottoterra, grazie al piombo del brigatista e i parenti li piangono, ascoltando le schifesse garantiste. Ma fra compagni ci si aiuta.....
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