sabato, gennaio 31, 2009

L'ORRORE DEI BIMBI DEGLI ORFANOTROFI MOLDAVI


Chisinau -


I moldavi non hanno né gioielli, né oggetti di valore da vendere. E allora mettono sul mercato l’unica cosa che possiedono: gli organi. In fondo si può vivere anche con un rene solo e quei tremila euro di ricompensa servono a mandare avanti la famiglia per più di un anno. O a pagare il viaggio clandestino per raggiungere l’Italia con documenti falsi. Ecco allora che, a Chisinau, donne e uomini salgono sui pullman. Destinazione: Istanbul, il gran bazar dei reni, il crocevia di un mercato atroce, dove si incontrano malattia e povertà. Si fanno operare illegalmente nelle cliniche private turche, mettono in tasca il denaro e se ne ritornano a casa, con la schiena a pezzi. Uno via l’altro. A gestire la tratta di esseri umani, come denuncia il Censis, è un’organizzazione criminale diramata tra Moldavia e Turchia e di cui fanno parte vari medici. Clamoroso il caso di Yusuf Sonmez, detto l’Avvoltoio, che qualche anno fa fu processato per le sue operazioni illegali. Come lui sono in tanti a operare di nascosto con staff clandestini e in condizioni igieniche pietose.Il sospetto più atroce è che nel giro della vendita di organi ci finiscano pure i bambini. Niente di più facile in Moldavia, dove vivono i figli di nessuno. Dove i bimbi vengono rinchiusi in orfanotrofi lager e dimenticati lì dai genitori per anni, per sempre. Le direttrici degli Internat - così si chiamano gli istituti dell’infanzia - non si fanno tanti problemi a vendere i loro piccoli ospiti ai criminali turchi. Cosa importa se poi finiscono su una strada costretti a prostituirsi o se diventano vittime del traffico di organi? Tanto nessuno andrà a cercarli. Una mamma su tre in Moldavia è costretta ad abbandonare i figli per andare a lavorare all’estero. I bambini spesso fanno una brutta fine e già prima la vita in orfanotrofio non è semplice: si dorme in stanzone comuni con i letti in fila, peggio che in caserma. Si può fare la doccia solo in orari e turni decisi dai grandi. Si gioca in spazi comuni, si mangia in spazi comuni. Sempre e soltanto in orari prefissati. Le botte sono all’ordine del giorno. «In Moldavia - spiega un assistente sociale - picchiare i bambini è un modo per educarli. I piccoli non si rendono nemmeno conto che quella è violenza, per loro è normale». A pochi importa se poi i bimbi spariscono nel nulla. Sono tanti, dieci in più o dieci in meno è uguale. «Tanti bimbi cercano di scappare - racconta Cezar, dell'associazione Child Rights - e proprio per questo vengono portati in orfanotrofi sperduti nelle campagne e il più possibile lontani da casa».Da anni la Moldavia fa crescere i suoi figli così, con insegnanti che li vendono per poche centinaia di euro o li sfruttano, nella migliore delle ipotesi, per zappare il giardino di casa. I trafficanti fanno affari d’oro: comprano bimbi senza nome, li passano di mano in mano, fino ad obbligarli a donare gli organi. Perché i «copii» (bambini in moldavo) finiscono così e crescono in questi postacci anche quando hanno una famiglia? Nella maggior parte dei casi perché i genitori sono all'estero o non sono in grado di accudirli. Spesso il papà è alcolizzato o, nelle migliore delle ipotesi, è partito per la Russia come carpentiere. E la mamma è in Italia a cercare fortuna o a finire nei guai, L'80 per cento delle famiglie moldave vive molto peggio: in villaggi dimenticati da Dio, in baracche umide senza pavimento e senza vetri alle finestre. L’orfanotrofio non viene visto come un’anticamera alla donazione di organi ma come un modo per proteggere i piccoli. E allora ecco che i bimbi vengono tirati su tutti allo stesso modo, come se non avessero ognuno la sua personalità. «Non hanno fiducia in se stessi - racconta Maria, psicologa dell'infanzia -. Iniziano a fumare prima di aver compiuto i dieci anni, fanno pipì a letto fino ai nove. Hanno tante fobie, troppe». Disegnano omini tristi, che piangono, come loro. Sono oltre 70mila i bambini che crescono da soli, dimenticati. Il governo moldavo si è prefissato di dimezzare il numero entro il 2010, ma i volontari scuotono la testa: «Sono solo cifre scritte sulla carta. Il ministero non è interessato a chiudere gli Internat». I pericoli maggiori minacciano le adolescenti: ci vuole un nulla perché finiscano a prostituirsi, ad accogliere gli europei negli appartamenti del centro di Chisinau. Capita anche che sia il loro stesso fratello a venderle alle organizzazioni criminali. Sesso, organi, è uguale, tutto porta soldi dove i soldi non ci sono.È il mondo delle associazioni non governative l'unico a cercare di spezzare quest'incubo e salvare i bambini da un destino di sofferenza e sopraffazione. Tanti volontari, insieme ai preti ortodossi della chiesa di Bessarabia, hanno avviato vari progetti sociali per aiutare i bambini a vivere in dimensioni più umane, per evitare atrocità e traffici di minori. L'associazione Diaconia ha scelto di recuperare la dimensione della famiglia, anche per gli adolescenti che una famiglia non ce l'hanno. Come? Ad esempio con gli appartamenti sociali. Ce n'è uno a Orhei, vicino a Chisinau, dove ora vivono, come fossero sorelle, sei ragazzine uscite dagli orfanotrofi. E, con tutta probabilità, salvate da brutti giri di prostituzione. Imparano a gestire il denaro, la casa e il tempo libero. Per ricominciare, un giorno. Senza andare, da grandi, a donare volontariamente un rene per pagare la bombola del gas e scaldare casa.


da Il Giornale

mercoledì, gennaio 28, 2009

IL POVERO CAVALLO DI SCAFATI ( SALERNO)

Incredibile: da Striscia la notizia di oggi 28 gennaio 2009, un povero cavallo adulto, viene tenuto ristretto in prigionia forzata in un box in muratura, con due piccole aperture come finestrotti, senza poter uscire e muoversi come natura comanda . E' un fatto vergognoso che grida vendetta.
Il cavallo deve essere tolto all'indegno proprietario e rimesso in liberta'. Inviamo mails di protesta al Comune di Scafati ( Salerno) perche' intervenga.

martedì, gennaio 27, 2009

E' MORTO IMPROVVISAMENTE IL CANTANTE MINO REITANO


MILANO (Reuters) - Il cantante Mino Reitano è morto questa sera nella sua casa, a 64 anni. Lo riferiscono i media locali, precisando che Reitano era malato da tempo.
I funerali del cantante, che lascia moglie e due figlie, si svolgeranno giovedì pomeriggio nella chiesa di Agrate Brianza, dove Reitano viveva.
Calabrese d'origine e interprete della canzone nazional popolare, Reitano iniziò la sua carriera da giovanissimo, ricevendo riconoscimenti e realizzando concerti in tutto il mondo.

PRESI I CRIMINALI STUPRATORI RUMENI






















Hanno tra i 20 e i 23 anni, due erano arrivati da poco in Italia. Non hanno precedenti. Vittima: «Fine dell'incubo»
Sono stati traditi dal cellulare rubato alle vittime i romeni arrestati per la violenza sessuale sulla ragazza di 21 anni a Guidonia e l'aggressione al suo fidanzato. La banda è composta da quattro giovani tra i 20 e i 23 anni. Uno di loro, il più giovane, ha confessato, ma per la conferma definitiva delle responsabilità si attendono i risultati delle indagini dei Ris sulle tracce biologiche lasciate nell'auto dove è avvenuta della violenza. Due degli arrestati sono arrivati in Italia da poche settimane, gli altri da più tempo: tutti erano ospiti presso connazionali e non vivevano in campi nomadi. Sono accusati di violenza sessuale e rapina aggravata.

TELEFONINO RUBATO - I carabinieri hanno stretto il cerchio grazie alle intercettazioni telefoniche e bloccato i quattro vicino a Guidonia, mentre stavano probabilmente tentando di allontanarsi. I romeni sono stati traditi dal telefonino rubato alla ragazza violentata: uno di loro ha cambiato la scheda, usando però il cellulare rubato per fare una chiamata in cui ha detto di essere in partenza per Padova insieme ai complici: dopo l'intercettazione, nella notte è scattato il blitz dei carabinieri che li hanno fermati al casello autostradale di Tivoli intorno alle 23.30. «È la fine di un incubo, ringrazio i carabinieri» ha detto a caldo la vittima. La ragazza, ancora sconvolta per l'aggressione, ha ringraziato i carabinieri: «È fatta giustizia: ora non faranno più male a nessuno, non faranno a un'altra donna quello che hanno fatto a me». La Procura di Tivoli potrebbe disporre un confronto tra la ragazza vittima dello stupro e gli arrestati: la ragazza potrà vedere i romeni ma loro non potranno vedere lei. Accertamenti anche su tutte le armi e gli indumenti sequestrati durante il blitz.
NESSUN PRECEDENTE PENALE - Durante la conferenza stampa al comando regionale dei carabinieri, è stato detto che i quattro non hanno precedenti penali e non avevano un impiego fisso. Presi inoltre due fiancheggiatori, anche loro senza precedenti. Sono sei dunque i romeni fermati: quattro per aver violentato la giovane impiegata, due per favoreggiamento. «Non manca nessuno» ha detto il procuratore di Tivoli Luigi De Ficchy, sottolineando che gli elementi di prova raccolti attraverso pedinamenti e intercettazioni «sono molto, molto solidi. Sarà poi la procura a chiedere la convalida dei fermi e il gip a valutare gli elementi di prova». «La criminalità romena nell'hinterland della Capitale è tra le più presenti e aggressive - ha aggiunto De Ficchy -. Siamo sorpresi del fatto che in pochi anni i romeni hanno espresso una cultura criminale notevole rispetto ad altre etnie».
«PARTIVAMO DA ZERO» - Vittorio Tomasone, comandante provinciale dei carabinieri di Roma, ha parlato dell'importante ruolo svolto dalla vittima della violenza: «In questa indagine partivamo da zero. Il racconto lucido della vittima ci è servito come punto di partenza per definire le caratteristiche fisiche dei violentatori e ci ha fornito informazioni sulla loro presunta nazionalità». «La ragazza, appena ha saputo del fermo dei presunti violentatori, ha espresso la sua soddisfazione per poi sciogliersi in un pianto» ha detto Tomasone, definendo lo stupro una «vicenda odiosa che ha ferito non solo Guidonia ma tutta l'Italia».
LA FOLLA TENTA IL LINCIAGGIO - Rabbia della folla all'uscita dalla stazione dei carabinieri di Guidonia dei sei romeni fermati per lo stupro: da parte di alcuni cittadini c'è stato un tentativo di linciaggio. «Maiali, bastardi» e «Consegnatelo al padre della ragazza»: frasi come queste sono state urlate dalle decine di persone, per lo più ragazzi, che hanno tentato di aggredire il romeno scortato dai carabinieri fino alla gazzella. Si sono radunati dopo che qualcuno con un sms ha avvisato i conoscenti e questi altri con il passaparola: «Hanno catturato la mandria». L'auto dei militari è stata colpita dalla folla con ombrelli, calci e pugni. «Se spostano qui il campo rom del Casilino 900 animeremo una guerra, li spostassero ai Parioli» ha detto un cittadino.

lunedì, gennaio 26, 2009

UNA MATTINA, MI SONO SVEGLIATO, OH BELLA CIAO...E HO TROVATO L'INVASOR








Vedendo questi personaggi alla pecorina, sul sagrato di una Chiesa, simbolica , come il Duomo di Milano mi sovviengono le parole di una notissima canzone partigiana, che si attaglia perfettamente all'occasione.....


"Una mattina mi son svegliato,o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!Una mattina mi son svegliatoe ho trovato l'invasor."

INDIGNAZIONE


Indignazione

Leggo su LA STAMPA si domenica 25, a pag. 69, un articolo a firma Angelo Fresia che tratta della situazione di Albenga a seguito dei recenti episodi criminosi i cui protagonisti accertati sono extracomunitari.
Nell’articolo, esponenti della maggioranza di sinistra, che amministra Albenga, tentano in modo maldestro di tranquillizzare la popolazione Ingauna a fronte di una ondata senza precedenti di reati, particolarmente odiosi, che colpisci i singoli cittadini, sempre compiuti nella stragrande maggioranza da stranieri extracomunitari, che da anni hanno praticamente colonizzato la piana di Albenga.
In particolare, mi ha profondamente colpito e indignato, una breve ma pesante, dichiarazione di un esponente delle Istituzioni , Presidente del Consiglio Comunale, che testualmente dichiara : “l’immigrazione nordafricana sta causando effetti negativi nettamente minori rispetto a quella meridionale nel dopoguerra” e poi prosegue “…la cui criminalità provocò uno stillicidio di omicidi e risse..”

Distogliere l’attenzione da cio’ che sta accadendo, in Albenga e in tutta Italia,per gettare colpe e discredito su Italiani, oramai anziani e incapaci di difendersi, non e’ assolutamente corretto.
In questo modo, inoltre si fa a ledere l’onorabilita’ di migliaia di cittadini Italiani, che fra mille difficolta’, emigrarono nella loro stessa Nazione, dal sud al nord, unicamente per cercare lavoro. Emigrare da una regione all’altra era ed e’ un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, negli anni 50 – 60 ed in seguito, soprattutto se chi lo fa e’ un Cittadino Italiano.
Forse il Signor Papalia non e’ al corrente che nel 1861 c’e’ stata l’Unità d’Italia, con annessi e connessi.

Un omicidio e’ sempre un omicidio, indipendentemente da chi lo commette, Abele soffre e muore e Caino ammazza e spesso, purtroppo, continua a farlo impunito.

Inviterei il Presidente del Consiglio Comunale di Albenga a pesare meglio le sue parole, vista la sua posizione istituzionale, a chiedere scusa, per la sua dichiarazione, ai Cittadini Italiani che dal Sud vennero ad Albenga per lavorare e soprattutto ad avere un colloquio con il genitore di una delle due ragazze, Giorgia Arrighetti e Monica Esposito rispettivamente di 19 e 23 anni, scannate da un branco di Marocchini dediti allo spaccio di droga.

Questo genitore, Eugenio Arrighetti, vive ancora adesso un dolore feroce e senza fine per quello che accadde a sua figlia Giorgia , all’epoca di 19 anni, che per morire ci mese, tra inaudite sevizie piu’ di due ore.
Mi pare scorretto e inumano fare comparazione per stabilire a chi vada la medaglia d’ro o l’argento per chi commette piu’ reati. Tuttavia sputare sentenze su milioni di Italiani, perché meridionali, mi mette profondamente a disagio.

Roberto Nicolick

venerdì, gennaio 23, 2009

CESARE BATTISTI

ALCUNE NOTIZIE PER RINFRESCARE LA MENTE SULLE GESTA DI CESARE BATTISTI, PLURIOMICIDA.




QUI NELLA FOTO SEGNALETICA









Pierluigi Torregiani, gioielliere
AMMAZZATO
(luogo e date dell'attentato)
Milano, 16 febbraio 1979
(luogo e date di morte)
Milano, 16 febbraio 1979
(descrizione attentato)
Pierluigi Torregiani la sera del 22 gennaio 1979 è in una pizzeria con i suoi gioielli portati ad una dimostrazione televisiva, ma nel locale entrano dei rapinatori. Torregiani è minacciato, reagisce con la sua arma e ne consegue una sparatoria che conta morti e feriti.Il 16 febbraio successivo davanti al suo negozio un commando terrorista lo aspetta. Nel conflitto a fuoco che si genera muore lo stesso Torregiani ed il figlio Alberto, che lo accompagnava, viene ferito gravemente e rimarrà paralizzato.Lascia la moglie Elena e tre figli.
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(rivendicazione, autori)
L’uccisione fu compiuta dai Proletari Armati per il Comunismo.

(stato processuale)
Cesare Battisti viene arrestato come mandante dell’omicidio di Torregiani e riconosciuto colpevole dell’omicidio di Sabbadin, condannato all’ergastolo, evade e tuttora è latitante, prima in Francia e poi in Brasile.





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Sabbadin Lino, commerciante
Nato a S. Maria di Sala (Venezia), il 28 settembre 1933

(luogo e date dell'attentato)
S. Maria di Sala (Ve), 16 febbraio 1979

(luogo e date di morte)
S. Maria di Sala (Ve), 16 febbraio 1979
(descrizione attentato)
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Lascia la moglie Amalia Spolaore e tre figli: Adriano, Adriana e Roberta.


(rivendicazione, autori)
In segno di solidarietà alla "piccola malavita" che "con le rapine porta avanti il bisogno di giusta riappropriazione del reddito e di rifiuto del lavoro, i terroristi dei PAC (Proletari armati per il comunismo) uccidono a Milano Pierluigi Torregiani e a Mestre Lino Sabbadin.

Il processo ai PAC individua e condanna quale esecutore materiale dell'assassinio di Lino Sabbadin, Cesare Battisti

Andrea Campagna, guardia di Pubblica Sicurezza in servizio presso l'ufficio Digos del Raggruppamento guardie di P.S. di Milano. Medaglia d'oro al valor civile alla memoria conferita il 24/09/2004.
(luogo e date di nascita)
Sant’Andrea Apostolo dello Jonio (CZ), 18 agosto 1954
(luogo e date dell'attentato)
Milano, 19 aprile 1979
(luogo e date di morte)
Milano, 19 aprile 1979
(descrizione attentato)
L’agente Campagna viene ucciso in un agguato sotto il portone della abitazione della sua ragazza, in Via Modica, con parecchi colpi di pistola in pieno volto, mentre si accingeva a salire sulla propria autovettura, dopo aver espletato il turno di servizio.
(biografia)
Trascorre la sua infanzia in Calabria fino all’età di 11 anni. Nel 1965 emigra con tutta la famiglia a Milano. Nel 1972 manifesta la volontà di voler fare il servizio di leva come Agente di Polizia dove vi rimarrà fino al fatidico giorno dell’attentato.
(rivendicazione, autori)
L’attentato viene rivendicato dai Proletari Armati per il Comunismo.
(stato processuale)
Al processo Pietro Mutti, pentito dei PAC, accusa Cesare Battisti di aver direttamente eseguito l'assassinio.











Mi domando se qualcuno in Italia, conoscendo il simbolo e la bandiera del partito del presidente Luìs Inàcio Lula da Silva e del ministro della giustizia Tarso Genro abbia avuto qualche dubbio sulla vicenda del terrorista Cesare Battisti: una bella stella rossa a cinque punte che vi mostro puntualmente.



Ed anche la sua storia è veramente istruttiva: tra le varie organizzazioni politiche brasiliane che parteciparono alla sua fondazione troviamo quel Partido Revolucionário Comunista che per un certo periodo di tempo fu clandestino, forse in omaggio alla componente "rivoluzionaria" del suo nome.





PRC che ebbe come portavoce nientemeno che quel simpaticone di Tarso Genro ! Si, si, proprio il ministro attuale, che fu pure il sindaco di Porto Alegre che volle quel Forum Sociale che vide la partecipazione del fior fiore dei no-global mondiali, tra cui i soliti Caruso e Casarini nostrani ed il presidente della regione toscana, Claudio Martini, ma anche Folena con 13 Ds, Agnoletto e Bertinotti,oltre a ben 6 ministri francesi dell' allora governo Jospin. Con tanto di campeggio intitolato a Carlo Giuliani.



Intanto ben 4 morti giacciono sottoterra, grazie al piombo del brigatista e i parenti li piangono, ascoltando le schifesse garantiste. Ma fra compagni ci si aiuta.....