lunedì, marzo 31, 2008

PINO LA MONICA


L'EDUCATORE ATTUALMENTE IN CARCERE PER ABUSI SESSUALI
Niente domiciliari per l'educatore accusato di pedofilia
Questa volta - secondo il Gip - potrebbe ripetere gli abusi per telefono. Il giovane trasferito al carcere di Modena .Il giudice per le indagini preliminari Cristina Beretti ha negato gli arresti domiciliari all'educatore e regista reggiano accusato di abusi sessuali su bambine della scuola media di Coreggio. Non tanto il pericolo di fuga, quanto quelli di reiterazione del reato e soprattutto di inquinamento delle prove sono state le motivazioni che hanno spinto il gip alla decisione. L'educatore infatti, prima che per lui scattassero le manette, avrebbe contattato telefonicamente una delle ragazzine che lo hanno denunciato. 'Se fosse ai domiciliari - ha detto il gip - sarebbe impossibile controllare totalmente i suoi movimenti telefonici'. La Monica inoltre da oggi si trova nel carcere di Modena: l'educatore in passato ha curato un progetto teatrale alla Pulce e in virtù dei legami instaurati con i detenuti si è deciso per il suo trasferimento. Il pm Rita Pantani ha annunciato la volontà di effettuare gli incidenti probatori, con l'interrogatorio alle ragazzine che accusano il giovane
( Max Frassi)

COSA FARE AI PEDOFILI ??


Si parla tanto in questa campagna elettorale di castrazione chimica dei pedofili. Ignorando o non sapendo, che non è assolutamente una certezza, anzi. Guardando a quei paesi dove è stata testata la castrazione chimica è fallita per molte ragioni. Innanzitutto i pesanti effetti collaterali dei farmaci che arrecano danni quali l’arresto cardiaco o l’ictus, rendendo il paziente difficilmente “guaribile”, sempre se stiamo, ovviamente, nel fantascientifico campo della cura del pedofilo. Dopo sei mesi però il paziente che eventualmente regge suddetta terapia esce dal letargo dove era stato collocato e può tornare ad agire. Poiché quei farmaci non hanno più alcun effetto. Si fa largo allora la possibilità della castrazione fisica. Ma dagli USA, nello specifico dall’unità crimini sui minori della prestigiosa F.B.I. veniamo a sapere che, ancora una volta prove alla mano, il pedofilo castrato, una volta reinserito nella società civile andrà a replicare sui bambini quanto da lui subito. In sintesi togliamo al mondo un abusante e restituiamo un potenziale assassino.
Ultima ma non ultima la pena di morte. Alzi la mano che non ci ha mai pensato. Omettendo qualsivoglia remora etico/morale la pena di morte è, come le varie castrazioni, inutili. Peggio. Aumenta la pericolosità del predatore. Poiché in quegli stati dove lo si è punito in quel modo, era solito uccidere le proprie vittime per evitare di avere testimoni. Cosa fare allora? Viste le cronache basterebbe un sano buonsenso davanti a un bimbo abusato e la certezza di una durissima pena per il suo abusante.
( Max Frassi )

sabato, marzo 29, 2008

UN MONDO DI LADRI


Sventato un furto ad un corriere
Stamane poco dopo le 12, in piazza del Popolo a Savona, ho avuto la piccola ma gradevolissima sensazione di sventare un furto ai danni di un corriere: ero appena uscito dal palazzo della amministrazione provinciale e sotto il sole, percorrevo via 4 novembre in direzione mare.

Noto a circa una cinquantina di metri, un furgone di colore chiaro, parcheggiato in doppia fila, senza particolari contrassegni, da cui scende un ragazzo con una uniforme di una grande azienda che effettua trasporti, il giovane addetto scarica dei colli e si allontana con il materiale da consegnare.

Nel mio campo visivo entrano improvvisamente due ragazzi, vestiti alla moda casual, dall’eta’ apparente di 16 – 17 anni, capelli corti , curati nell’aspetto. Uno rimane a distanza ad osservare il corriere, che nel frattempo era entrato in un esercizio commerciale, l’altro come una donnola, apre il portellone posteriore del mezzo, afferra due scatole di medie dimensioni e correndo si allontana.

Realizzo ,immediatamente, che si tratta di una coppia di ladri, il palo e l’esecutore materiale, inizio a correre verso il ladro chino nel furgone, gridando per richiamare il corriere che era dentro il negozio…il palo, vistomi, scappa immediatamente, mentre l’esecutore materiale, tenta di allontanarsi, con le due scatole, che pero’ lo appesantiscono troppo, le lascia e continua la fuga…. Veloce come un levriero, fuggendo a gambe levate, abbandona anche un paio di cesoie con cui, presumo, avrebbe tagliato l’imballo dei colli rubati…. mentre io chiamo con il cellulare il 113, arriva trafelato il corriere, gli spiego la cosa e lui si mette all’inseguimento del giovane ladro, lo raggiunge e per tutta risposta il giovane ladro tenta di colpirlo con un pugno, nasce una colluttazione nel corso della quale, qualche sventola raggiunge il criminale che pero’ riesce a far perdere le proprie tracce..
Arriva una volante della polizia di stato, a cui spiego il fatto.
Il risultato positivo e’ stato che il furto non ha potuto avere corso e i ladri, una volta tanto, hanno dovuto battere in ritirata. Il giovane corriere mi ha raccontato che pochi giorni fa, per aprirgli il furgone gli hanno segato un lucchetto in acciaio e che uno dei bersagli preferenziali dei ladri, mordi e fuggi, sono proprio i corrieri, i cui mezzi vengono scassinati mentre gli addetti sono ad effettuare la consegna, magari a pochi metri di distanza, con un tempismo ed una velocita’ pazzeschi.

mercoledì, marzo 26, 2008

UCCIDE UN CANE PER ARTE. UNO DEI TANTI CRIMINALI CIRCOLANTI....

Uccide cane per ‘arte’, Guillermo Habacuc Vargas si scusa
Roma. Biennale a rischio per Guillermo Habacuc Vargas, lo ‘'peudoartista'’ 50enne del Costa Rica che ha messo in mostra un cane randagio, legato in un angolo della sala, lasciandolo morire di fame e sete. Oltre 150.000 persone da tutto il mondo, in pochissimi giorni, hanno espresso la propria indignazione verso quella che, secondo loro, non può essere certo considerata un'opera d'arte.A quanto pare Vargas avrebbe pagato dei bambini affinché catturassero un cane per poi utilizzarlo come 'opera d'arte' che consisteva appunto nel guardare l'agonia e la sofferenza fino alla morte. Ai visitatori sarebbe stato vietato di portare cibo e acqua e chiunque cercava di avvicinarsi per accudire l'animale veniva allontanato in malo modo con insulti. Sopra il cane morente, una scritta fatta di croccantini con la frase: ‘Eres lo que lees’ (‘Sei quello che leggi'). Secondo l’’artista’ lo scopo era quello di testimoniare l'indifferenza dell'essere umano nei confronti di altri esseri viventi. In un'intervista rilasciata a la 'Nación', ha dichiarato: "Lo scopo del lavoro non era causare sofferenza alla povera innocente creatura, bensì illustrare un problema. Nella mia città natale, San Josè, Costa Rica, decine di migliaia di randagi muoiono di fame e malattia e nessuno dedica loro attenzioni. Ora, se pubblicamente mostri una di queste creature morte di fame, come nel caso di Nativity, ciò crea un ritorno che evidenzia una grande ipocrisia in tutti noi. Nativity era una creatura fragile e sarebbe morta comunque su una strada". Fatto sta che il cane, secondo quanto riferisce Leonor Gonzalez, editore del supplemento culturale di ‘La Prensa’ in Nicaragua, sarebbe morto il giorno seguente a quello in cui sono state scattate le foto. Diversa la versione della galleria nicaraguense che ha ospitato l’allestimento, secondo la quale l'artista avrebbe trovato il cane in un vicolo e l'avrebbe portato nella galleria senza che fosse previsto. Secondo loro, inoltre, sarebbe stato correttamente alimentato per tutto il tempo tranne le tre ore della mostra. Il cane non è poi morto ma secondo loro è "scappato" in un momento di disattenzione.Ma i dubbi restano. Come è possibile che la galleria non abbia imposto a Vargas di liberare il cane? E ancora: è possibile che nessuno sia andato lì con prepotenza – anche violenza – per portarsi via l’animale? Per di più l’artista è stato scelto per rappresentare il suo Paese nella ‘Biennale Centroamericana 2008’ che si terrà in Honduras. In quest’ultimo caso, almeno, qualcosa si è mosso. Le ire di associazioni animaliste e di cittadini di ogni parte del mondo hanno fatto sì che un rappresentante della Biennale abbia contattato Vargas, mediante lettera scritta in cui è stato espresso lo sconcerto riguardo la pubblicità negativa ricevuta da ‘Sei quello che leggi’ ed è stata messa in dubbio la legittimità dell'ammissione come eccellente artista e rappresentate. A questo punto l’artista ha chiesto pubblicamente scusa e promesso che non riproporrà mai più simili progetti. Vargas, in un comunicato diffuso via web afferma che ‘Sei quello che leggi’ non verrà più chiamata "opera d'arte", in segno di rispetto verso quanti si sono sentiti offesi. Ha ammesso l'errore ed ha affermato che avrebbe dovuto salvare il cane invece di lasciarlo morire. E chiede a tutti di accettare le sue scuse.“Far soffrire e uccidere un cane lasciandolo morire di fame per far comprendere un problema come quello del randagismo è certamente un modo perverso per informare l'opinione pubblica – dichiara Massimo Comparotto, presidente dell'
OIPA Italia (Organizzazione internazionale Protezione animali) - In verità quest'opera 'artistica' è solo l'ennesimo esecrabile squallido tentativo per far parlare di sé per riempire una galleria d'arte. Josè Morales, vice presidente del 'Special Unit for Animal Protection and Rescue' ha commentato: "Il cane è stato legato senza cibo, non capisco come ciò possa essere considerato arte". Raymond Schnog, presidente della 'Humanitarian Association for Animal Protection', ha condannato l'atto definendolo pura crudeltà, "non comprendo come un animale possa essere stato lasciato morire di fame sul pavimento mentre una frase sulle pareti era stata composta usando cibo".Queste organizzazioni stanno studiando il caso per presentare un ricorso davanti al tribunale locale.

martedì, marzo 25, 2008

FACCIA DI BRONZO O INGENUITA' ??


Pochi giorni fa ho ricevuto una telefonata del "responsabile" provinciale del partito che a luglio mi ha espulso. Il gentile signore mi chiedeva , in sostanza, una disponibilita' ad autenticare, in qualita' di consigliere provinciale, delle firme ai gazebi del partito in oggetto.

N.B. proprio quel signore aveva ratificato la mia "cosidetta" espulsione dal movimento politico in cui ho militato per 16 anni, adducendo come motivazioni una sfilza di "imputazioni", tra cui anche quella di aver avallato firme false.....

Come si puo' chiedere ad un espulso, di autenticare delle firme, se proprio l'espulsione si basava
anche sull'autentica di firme false ??

Il signore che mi ha telefonato, per farmi questa originale richiesta, soffre di amnesia ? E' una faccia di bronzo ? E' un ingenuo ? o peggio ?............



I PEDOFILI NON CAMBIANO.....


Come cantava Mimì, "Gli uomini non cambiano"...
Molesta la madre e 25 anni dopo la figlia
IL CASO.
Un pensionato è stato denunciato per violenza sessuale dall’ufficio minori della questura.
Venticinque anni fa, quando era una bambina, l’aveva molestata sessualmente. Ora lo stesso uomo l’ha rifatto con sua figlia di 9 anni. È uno spaccato terribile quello che emerge da un’indagine della polizia che nei giorni scorsi ha denunciato il pensionato N. D., 75 anni, che vive nell’hinterland della città (le iniziali sono a tutela delle parti offese, che altrimenti sarebbero riconoscibili). A segnalare in questura la squallida vicenda una donna vicentina di 36 anni che ha scoperto quanto era avvenuto alla figlia leggendo il suo diario: quelle frasi le hanno riportato alla memoria quanto era accaduto a lei tanto tempo fa.
In febbraio la vicentina si era rivolta all’ufficio minori di viale Mazzini.
«Voglio denunciare un amico dei miei genitori. È un pensionato ed ho scoperto che mette le mani addosso a mia figlia, toccandole le parti intime in modo morboso». La donna, angosciata, ha spiegato che da qualche tempo sua figlia era triste, scontrosa, piangeva senza motivo. Leggendo il diario ha scoperto che le prime morbose attenzioni risalivano ancora alla primavera del 2007. Per questo la mamma aveva rassicurato la figlia, e con delicatezza aveva cercato di capire cosa fosse successo. La bambina ha spiegato che quando andava dai nonni materni incontrava anche il pensionato, che è un loro vicino di casa e amico di lunga data. Quando loro due erano soli, lui la molestava sessualmente, senza che i nonni sapessero nulla. All’udire queste oscenità, la madre si è ricordata che lo stesso era successo a lei, quando aveva più o meno l’età di sua figlia. Anche 25 anni fa N. D. frequentava la casa dei suoi genitori, dove lei viveva, e in alcune occasioni quando erano soli aveva approfittato di lei, che non ne aveva mai parlato con nessuno perché si vergognava. Ai poliziotti dell’ispettore capo Serafino Santoro ha spiegato poi di aver deciso di affrontare, con coraggio, quel pensionato, e di avergli rinfacciato davanti ad alcune persone il suo comportamento da codice penale. L’uomo non ha negato, ma ha cercato di minimizzare l’accaduto: «Cosa vuoi che siano quattro palpatine...». I poliziotti a quel punto si sono messi in moto. Hanno sentito le persone presenti a quel colloquio che ne hanno confermato in toto il contenuto. Non solo: hanno raccolto la testimonianza di persone vicine alla famiglia, che hanno parlato del comportamento singolare per una bambina di 9 anni che vive in un contesto apparentemente sereno. Nei giorni scorsi, hanno trasmesso la denuncia in procura: il pensionato è accusato di violenza sessuale continuata - gli episodi sono più d’uno - su minorenne. Per quanto riguarda le molestie subite dalla madre, il tempo ha ormai cancellato il reato che è andato prescritto. Il pm Giorgio Falcone valuterà se interrogare il pensionato. «Questo episodio richiama la necessità - spiegano dalla questura - di mantenere un’attenzione massima verso i figli sia da parte dei genitori che della scuola, per capire se dietro atteggiamenti di chiusura non si nascondano problemi gravi o abusi sessuali».

domenica, marzo 23, 2008

LA STRANA TUMULAZIONE DEL CAPO DELLA BANDA DELLA MAGLIANA

E’ sempre lì la tomba di Enrico De Pedis, sempre nella cripta di Sant’Apollinare, il sepolcro di uno dei capi della banda della Magliana, dentro una basilica, a du e passi da piazza Navona e dal Vaticano. E’ ancora li? Si, dovrebbe, anche se la chiesa risulta invisibile sotto l’armatura di legno di un lungo restauro e il portone si schiude solo all’ora delle messe, ma la cripta, quella no, da otto anni è inaccessibile, una porta sbarra le scale. Storia romana, mistero romanissimo. La basilica di Sant’Apollinare è una maestosa chiesa settecentesca. De Pedis è l’uomo che attraversò, ai comandi, le due fasi della banda della Magliana, quella dei sequestri, delle scommesse, della droga e poi quella degli affari con Cosa Nostra, con la camorra, con i neofascisti e con Flavio Carboni, Francesco Pazienza, forse la P2 di Gelli, il Banco Ambrosiano di Calvi, lo Ior di Marcinkus.. De Pedis, detto Renatino, lo spararono a morte venerd’ 2 febbraio, all’ora di pranzo, in via del Pellegrino, Campo de’ Fiori.La trasmissione “Chi l’ha visto?”, condotta da Federica Sciarelli, riprende lunedì questa vicenda oscura, se solo si pensa che secondo il diritto canonico “i cadaveri non siano seppelliti in chiesa, se non si tratti del Romano Pontefice o di Cardinali o di Vescovi”. Fu la giornalista Antonella Stocco a rivelare sul “Messaggero” l’esistenza della tomba nella basilica, 9 luglio 1997. E prima c’era arrivata la magistratura, il giudice Andrea De Gasperis, che aveva incaricato la DIA di indagare. Nel frattempo – due anni dopo la sepoltura – l’Opus Dei aveva acquistato il palazzo che contiene la basilica. Il legame tra De Pedis e Sant’Apollinare data al 1988, anno del suo matrimonio con Carla Di Giovanni, avvenuto appunto nella basilica. In quell’occasione – secondo la signora – Renatino disse “Il giorno che mi ‘tocca’, piuttosto che al cimitero mi piacerebbe essere portato qui…”.Il funerale di De Pedis, che non aveva ancora 36 anni, viene officiato da monsignor Piero Vergari, rettore della basilica. Quattro giorni dopo la morte violenta il corpo viene tumulato al Verano, ma il 23 marzo la vedova chiede la “estumulazione”. Poco tempo prima don Piero Vergari aveva scritto al cardinale Poletti, vicario di Roma, chiedendo l’autorizzazione per l’accoglimento nei sotterranei di Sant’Apollinare: “Il defunto è stato generoso nell’aiutare i poveri che frequentano la basilica, i sacerdoti e i seminaristi, e in suo suffragio la famiglia continuerà ad esercitare opere di carità…”. Il 24 aprile le spoglie di De Pedis, approdano in basilica.Dal ’90 al ’97 solo Carla De Pedis possiede le chiavi del cancello che chiude la cappella nella cripta. Poi il caso esplode. Dichiara il novo rettore di Sant’Apollinare: “Se fosse accertato ciò che si dice di Enrico De Pedis, sarebbe imbarazzante”. E prosegue: “Non sta a noi scegliere le salme: questa si, questa la mandiamo via”.Passano otto anni senza nuove. Anzi, l’unica è che quei gradini verso la cripta non possono più essere scesi. Lunedì “Chi l’ha visto?” aprirà un altro capitolo, il collegamento con la scomparsa di Emanuela Orlandi: il giorno in cui la ragazza, figlia di un dipendente vaticano, sparì (22 giugno 1983) era stata a lezione nel Pontificio Istituto di Musica Sacra, proprio nel palazzo di Sant’Apollinare. Un anonimo, pochi giorni fa, ha telefonato alla redazione di “Chi l’ha visto?”. “Volete risolvere il caso di Emanuela Orlandi? Guardate dentro la tomba di De Pedis…”