Erano le 10,45 di una mattina di maggio, la tragedia nel punto in cui corso Tardy e Benech s'incrocia con corso Viglienzoni. La vittima è Federica Barbiero, 28 anni, di Cengio, da due anni in servizio nei vigili urbani di Savona. Era in pattuglia sulla moto. Con lei c'era il collega Daniele Gallino che la precedeva di poco. Stavano coadiuvando i carabinieri in un servizio di scorta della colonna di mezzi dell'esercito che dall'autostrada si dirigevano verso il porto per imbarcarsi per la Sardegna. I militari venivano da Vercelli, erano su camion e fuoristrada mimetici. Una parata che si ripete ogni tre mesi. Una parata che ieri, a pochi metri dal Letimbro, non ha fatto sorridere ma solo rabbrividire e tremare.La dinamica è stata semplice e choccante. La vigilessa procedeva con la sirena accesa in direzione Letimbro. All'altezza di via Petrarca, una traversa del corso, è stata toccata dalla Punto verde che si stava immettendo in senso opposto, verso Legino. Alla guida dell'auto c'era una savonese di 65 anni, Olga Iacoponi, residente in via Fontanassa. Procedeva piano ma la sua manovra ha dovuto fare i conti con la presenza in doppia fila di un Doblò bianco che ostruiva la visuale (di un varazzino, Lorenzo D.). L'anziana si è allargata un po' invadendo la corsia opposta. Questione di centimetri: è bastato uno spigolo del muso della Punto per sfiorare la moto in arrivo e far perdere l'equilibrio alla centaura. L'ha urtata nel bauletto sinistro. Federica Barbiero è caduta in avanti finendo proprio sotto la ruota del camion Iveco che le correva a fianco. L'autista, un casertano di 23 anni (Antonio Di Vico), non si è neppure accorto di schiacciarla. É proseguito ignaro. Ma il corpo esanime della giovane ha bloccato tutti i camion che seguivano. E ha gelato il sangue di tanti passanti e automobilisti. È morta sul colpo.Per terra c'era sangue, materia celebrale, il casco schiacciato, il blocchetto delle multe, pezzi di moto. In pochi secondi sono arrivati i soccorsi ma per la vigilessa era tardi, aveva il cranio schiacciato, forse non si è neppure accorta di morire. Il suo corpo è stato coperto da un lenzuolo verde. Vicino è rimasta una chiazza di sangue e la moto. In tasca aveva il cellulare che è continuato a suonare. Tutt'intorno il nastro biancorosso per isolare la scena. Ancora intorno tanta gente sotto choc, impressionata, anche rabbiosa: "Ci voleva il morto per capire che in questa zona il traffico è già caotico, non serve pure l'esercito..".Il collega di pattuglia ha intuito la tragedia dal rumore. Lo stesso altri vigili e carabinieri che erano in zona e sono accorsi. La guidatrice della Punto è scesa dall'auto tremante. Si è messa le mani nei capelli, non l'ha più levate. Un dolore indicibile il suo: sapere di aver interrotto una vita è una sensazione che uccide. L'età acerba della vittima l'ha uccisa un'altra volta. Non è bastato l'arrivo del marito e di un'amica. "Oddio, oddio - ripeteva in lacrime - non l'ho vista, proprio non l'ho vista, oddio...". E lo stesso il militare dell'Iveco. "Non ho sentito nulla, non mi sono accorto, non volevo...".Su corso Tardy e Benech è calato il lutto. La Polstrada ha fatto i rilievi, i dipendenti comunali si sono attrezzati per rimuovere il cadavere, decine di vigili sono arrivati sul posto con gli occhi lucidi e il desiderio di risvegliarsi da un brutto sogno. Ma era tutto vero purtroppo. In segno di lutto il vicesindaco Franco Lirosi ha interrotto la riunione di giunta che era in corso. Il comandante dei vigili Igor Aloi è tornato da fuori città e tratteneva a stento le lacrime. Per familiari e amici, soprattutto di Cengio, il giorno più brutto è iniziato con una telefonata. Il resto è stato dolore e sofferenza. Non dimentichiamola
sabato, maggio 31, 2008
venerdì, maggio 30, 2008
IL CONVEGNO IN PROVINCIA

Nella mattinata di stamane , presso la sala Nervi della Provincia di Savona, si e' svolto il convegno per commemorare la giornata delle Foibe e dei profughi italiani della Dalmazia e dell'Istria.
Erano presenti tre relatori, Pirina, Monti Bragadin e Volk, la apertura e' stata fatta dall'assessore Ferrando e dal Presidente Delfino.
Circa 80 i presenti, per la maggior parte studenti delle scuole medie superiori, i quali hanno ascoltato con interesse un argomento a loro, molto sconosciuto come le Foibe e i profughi. E' stato anche proiettato un fimato di TG2 dossier che ha illustrato in modo semplice ed esauriente il fenomeno , e le atrocita' connesse a questa parte della storia contemporanea che pochi conoscono.
Molto interessante la relazione di Monti Bragadin che come dicente universitario e' stato all'altezza della sua fama, obiettivo, pacato e chiaro.
Molto corale con il cuore l'intervento di Pirina, che ha illustrato senza enfasi le ragioni e le problematiche delle foibe, che tante vittime hanno mietuto fra gli italiani in Dalmazia e in Istria, vedi la foiba di Basovizza.
L'intervento di Volk e' stato molto interessante, anche se non lo condivido assolutamente .
Ricevo, oggi 23 giugno inoltre dal Signor Volk una lettera che pubblico per intero dopo averla scannerizzata. In tale lettera vengo minacciato di azioni legali, pertanto la pubblico sul mio blog di seguito come jpeg e la trascrivo di seguito per una piu' esatta comprensione, e faccio le mie scuse per il termine negazionista che ho usato nei confronti del Volk. Ecco la lettera A/R
Signor Nicolick
il 30 maggio lei ha scritto sul suo blog ( http//nicolickblog.blogspot.com/ ) un commento (ora presente alla pagina http://nicolickblog.blogspot.com/2008_05_01_archive.html) sulla conferenza "la tragedia delle foibe", tenutasi quella stessa mattina presso la sala Nervi della Provincia di Savona, alla quale sono stato uno dei relatori. In tale commento lei scrive a propisito del mio intervento : "L'intervento di Volk e' stato negazionista. Lo storico, che propende per negare le foibe come fenomeno di massa, ha anche negato l'esodo dei profughi italiani, ribadendo in buona sostanza che la festa del ricordo e' una cosa inutile e da eliminare". Al di la' della sua personale comprensione e interpretazione del senso del mio intervento, ritengo falsa, diffamatoria e gravemente lesiva della mia dignita' personale e professionale la definizione da lei perentoriamente attribuita al mio intervento. Perche' non solo non nego la realta' del fenomeno che molto approssimativamente si definisce come "foibe" ovvero infoibamenti, ma sono da anni impegnato a fare piena luce su quella vicenda che e' ben lungi dall'essere stata chiarita nei suoi vari aspetti.
Sostengo -in cio' in perfetto accordo con la totalita' della storiografia piu' seria e accreditata, che il fenomeno non ebbe caratteristiche di pulizia etnica e che le cifre reali delle vittime sono di molto inferiori- anche in questo confortato dall'opinione della gran parte degli storici che si sono occupati seriamente dell'argomento-di quelle sostenute dalle organizzazioni degli esuli/profughi, nonche' da politici, pubblicisti e storici. Ed e' poi tanto piu' falsa se riferita all'esodo ( anche ) degli italiani, che non solo non nego, ma al quale ho dedicato un libro intero. Mi pare chiaro quindi che l'uso di tale termine ha il solo scopo di screditarmi preventivamente.
Come lei ben sapra' i termini negazionismo e negazionista sono legati da un nesso inscindibile con la Shoah e i crimini nazisti piu' in generale. In tutte le definizioni di negazionismo ( ovvero negazionista ) tale termine e' infatti sempre legato alla negazione dello sterminio nazista.
Essere equiparato a personaggi che cercano di negare la realta' delle sterminio nazista e riabilitare quel criminale regime e' per me non solo screditante e ingiurioso, ma addirittura infamante. Ho infatti un nonno che dai nazifascisti e' stato impiccato, un prozio fucilato e uno zio deportato. Tale accostamento lede inoltre la mia dignita' professionale di storico. Ed e' tanto piu' offensiva per il mio impegno professionale e civile nel campo della ricerca sulla deportazione nazista e della difesa dei valori dell'antifascismo e del antinazismo.
Ho tra le altre cose, svolto diverse ricerche sulla storia del lager nazista triestino della Riseiera di San Sabba-Monumento nazionale, sono presidente della Associazione Promemoria per la difesa dei valori dell'antifascismo e dell'antinazismo, socio dell'associazione degli ex partigiani ANPI e collaboro da anni con l'associazione degli ex deportati nei lager nazisti ANED di Trieste.
Per queste ragioni le chiedo di pubblicare sul suo blog, con la stessa evidenza e spazio riservati al commento in cui sono espressi i giudizi sopra esposti, questa mia con una sua smentita di tali giudizi e le dovute scuse nei miei confronti. Nel caso non ottemperasse a tale mia richiesta, o non lo facesse in maniera da me ritenuta soddisfacente, entro 6 giorni dalla data di ricevimento della presente, non avro' altra scelta, per tutelare la mia dignita' e onorabilita' personali e professionali, che quella di adire a vie legali.
In fede
Alessandro ( Sandi )Volk
segue firma
giovedì, maggio 29, 2008
il giorno 30 maggio la commemorazione delle vittime delle foibe
finalmente il giorno 30 maggio alle ore 9 presso la sala nervi della provincia di savona avra' luogo la commemorazione delle vittime delle Foibe, e' una mia piccola vittoria di cui ringrazio i miei colleghi della minoranza, perche' i veterocomunisti non volevano la commemorazione...ho ricevuto anche delle minacce...
CLICCA SUL COLLEGAMENTO PER VEDERE LA NOTIZIA SUI GIORNALI WEB
http://www.ivg.it/2008/05/28/savona-giornata-di-commemorazione-delle-foibe/
http://www.savonanotizie.it/scheda.php?idart=10451
VEDI LE MINACCE RICEVUTE, CLICCA SUL LINK
http://www.ivg.it/2008/02/07/savona-sms-ingiurioso-al-consigliere-provinciale-nicolick-per-odg-sulle-foibe/
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sabato, maggio 24, 2008
NON DIMENTICHIAMO JACOPO

La tragica morte di Jacopo Armellino, uno dei misteri piu’ crudi e tristi di Savona
Maggio 1997
Ricorre il giorno 27 maggio un terribile anniversario.
Maggio 1997, suona la campanella dell’intervallo in una classe del biennio di un prestigioso e antico Liceo di Savona. L’estate sta maturando, piena di promesse per i giovani studenti che sciamano dalle aule verso i corridoi per consumare la merenda.
Jacopo, un giovanissimo e sensibile studente, inizia anche lui l’intervallo …che non terminera’ mai: infatti , precipita dalla finestra del liceo e muore sfracellato sull’asfalto di una delle vie centrali di Savona. L’insegnante e i compagni diranno di non aver visto nulla, perche’ tutti assiepati attorno alla cattedra e quindi impossibilitati a guardare verso la finestra. Un tonfo orribile fa correre gente in strada.
La prima ad accorrere sul posto, e’ una donna, agente in servizio della polizia municipale che tenta invano di prestare i primi soccorsi. Il povero Jacopo e’ caduto da una dozzina di metri. Il suo giovane corpo e’ posizionato in modo scomposto e stretto tra due autovetture parcheggiate. E’ deceduto quasi immediatamente.
Il padre del ragazzo e’ un politico serio ed onesto, che ha ricoperto anche l’incarico di assessore e vice sindaco del Comune di Savona. Avvisato, accorre, affranto dal dolore.
Dal momento della morte, inizia una lunghissima inchiesta, stretta tra due e diversissime ipotesi investigative : il ragazzo si e’ buttato di sua spontanea volonta’ e l’atra ipotesi molto piu’ grave e pesante: e’ stato spinto da uno o piu’ compagni di classe con cui stava litigando.
La famiglia di Jacopo esclude immediatamente l’ipotesi del suicidio e chiede con determinazione di proseguire le indagini per fare piena luce sulla tragica morte del figlio, appena quindicenne.
Qualcuno afferma che le testimonianze vengono pilotate, non si sa da chi, e l’inchiesta si orienta in modo pregiudiziale verso l’ipotesi della caduta accidentale oppure un’altra cosa molto piu’ triste come il suicidio.
Una giovanissima vita e’ andata perduta. E a tutt’oggi, nonostante l’archiviazione del caso da parte della magistratura, dopo anni, i dubbi e le perplessita’ su questa morte, inspiegabile, pesano come macigni sulla vicenda.
Il ragazzo indossava un presidio ortopedico che lo imbustava strettamente limitandolo nei movimenti. Davanti alla fatidica finestra, era posizionato un banchetto scolastico, quindi era materialmente impossibile per il povero Jacopo, avvicinarsi al davanzale, sporgersi, scavalcarlo e cadere nel vuoto senza intervento di qualcuno. Inoltre il ragazzo non aveva mai manifestato propositi di morte o di autolesionismo. Jacopo era un ragazzo normale, come tanti, pieno di speranze e con tanta voglia di crescere e imparare.
L’ipotesi della caduta accidentale o volontaria, venne favorita dagli inquirenti, qualcuno, politicamente, avallo’ e spinse questa tesi, in pieno spregio della famiglia e del povero ragazzo, che venne bollato come troppo timido, troppo fragile e quindi a rischio di compiere gesti incoscienti.
Ci fu una guerra di perizie sulla traiettoria dei corpi sottoposti alla legge della gravita’…..
E’ molto probabile che qualcuno con cui il giovane spesso litigava, aiuto’, al di la’ delle proprie intenzioni, il ragazzo a precipitare, ma il caso fu archiviato e nel frattempo : la classe di Jacopo termino’ il ciclo senza di lui, molti andarono all’universita’, altri entrarono nel mondo del lavoro, qualcuno dell’ambiente scolastico fece carriera politica a sinistra.
Mentre Jacopo moriva una seconda volta e poi una terza e poi una quarta…..mentre la sua famiglia vedeva la Verita’ calpestata, vivendo con grande dignita’ questo immenso dolore.
Qualcuno tento’ anche di spillare dei soldi ai genitori, illudendoli che avrebbe trovato delle testimonianze sul fatto: ma erano solo squallidi personaggi in cerca di spiccioli…
Sono trascorsi dodici anni, da quella mattina di maggio, molte testimonianze sono andate perse, sfocate nel calderone del tempo.
Il giorno 27 p.v. presso la Chiesa di San Pietro a Savona, i genitori del ragazzo, che non si sono mai arresi, faranno officiare una messa in ricordo del figlio. Io ci saro’, per testimoniare che credo in loro e soprattutto credo in un ragazzo che amava la vita e non l’avrebbe mai lasciata di propria volonta’.
Maggio 1997
Ricorre il giorno 27 maggio un terribile anniversario.
Maggio 1997, suona la campanella dell’intervallo in una classe del biennio di un prestigioso e antico Liceo di Savona. L’estate sta maturando, piena di promesse per i giovani studenti che sciamano dalle aule verso i corridoi per consumare la merenda.
Jacopo, un giovanissimo e sensibile studente, inizia anche lui l’intervallo …che non terminera’ mai: infatti , precipita dalla finestra del liceo e muore sfracellato sull’asfalto di una delle vie centrali di Savona. L’insegnante e i compagni diranno di non aver visto nulla, perche’ tutti assiepati attorno alla cattedra e quindi impossibilitati a guardare verso la finestra. Un tonfo orribile fa correre gente in strada.
La prima ad accorrere sul posto, e’ una donna, agente in servizio della polizia municipale che tenta invano di prestare i primi soccorsi. Il povero Jacopo e’ caduto da una dozzina di metri. Il suo giovane corpo e’ posizionato in modo scomposto e stretto tra due autovetture parcheggiate. E’ deceduto quasi immediatamente.
Il padre del ragazzo e’ un politico serio ed onesto, che ha ricoperto anche l’incarico di assessore e vice sindaco del Comune di Savona. Avvisato, accorre, affranto dal dolore.
Dal momento della morte, inizia una lunghissima inchiesta, stretta tra due e diversissime ipotesi investigative : il ragazzo si e’ buttato di sua spontanea volonta’ e l’atra ipotesi molto piu’ grave e pesante: e’ stato spinto da uno o piu’ compagni di classe con cui stava litigando.
La famiglia di Jacopo esclude immediatamente l’ipotesi del suicidio e chiede con determinazione di proseguire le indagini per fare piena luce sulla tragica morte del figlio, appena quindicenne.
Qualcuno afferma che le testimonianze vengono pilotate, non si sa da chi, e l’inchiesta si orienta in modo pregiudiziale verso l’ipotesi della caduta accidentale oppure un’altra cosa molto piu’ triste come il suicidio.
Una giovanissima vita e’ andata perduta. E a tutt’oggi, nonostante l’archiviazione del caso da parte della magistratura, dopo anni, i dubbi e le perplessita’ su questa morte, inspiegabile, pesano come macigni sulla vicenda.
Il ragazzo indossava un presidio ortopedico che lo imbustava strettamente limitandolo nei movimenti. Davanti alla fatidica finestra, era posizionato un banchetto scolastico, quindi era materialmente impossibile per il povero Jacopo, avvicinarsi al davanzale, sporgersi, scavalcarlo e cadere nel vuoto senza intervento di qualcuno. Inoltre il ragazzo non aveva mai manifestato propositi di morte o di autolesionismo. Jacopo era un ragazzo normale, come tanti, pieno di speranze e con tanta voglia di crescere e imparare.
L’ipotesi della caduta accidentale o volontaria, venne favorita dagli inquirenti, qualcuno, politicamente, avallo’ e spinse questa tesi, in pieno spregio della famiglia e del povero ragazzo, che venne bollato come troppo timido, troppo fragile e quindi a rischio di compiere gesti incoscienti.
Ci fu una guerra di perizie sulla traiettoria dei corpi sottoposti alla legge della gravita’…..
E’ molto probabile che qualcuno con cui il giovane spesso litigava, aiuto’, al di la’ delle proprie intenzioni, il ragazzo a precipitare, ma il caso fu archiviato e nel frattempo : la classe di Jacopo termino’ il ciclo senza di lui, molti andarono all’universita’, altri entrarono nel mondo del lavoro, qualcuno dell’ambiente scolastico fece carriera politica a sinistra.
Mentre Jacopo moriva una seconda volta e poi una terza e poi una quarta…..mentre la sua famiglia vedeva la Verita’ calpestata, vivendo con grande dignita’ questo immenso dolore.
Qualcuno tento’ anche di spillare dei soldi ai genitori, illudendoli che avrebbe trovato delle testimonianze sul fatto: ma erano solo squallidi personaggi in cerca di spiccioli…
Sono trascorsi dodici anni, da quella mattina di maggio, molte testimonianze sono andate perse, sfocate nel calderone del tempo.
Il giorno 27 p.v. presso la Chiesa di San Pietro a Savona, i genitori del ragazzo, che non si sono mai arresi, faranno officiare una messa in ricordo del figlio. Io ci saro’, per testimoniare che credo in loro e soprattutto credo in un ragazzo che amava la vita e non l’avrebbe mai lasciata di propria volonta’.
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mercoledì, maggio 21, 2008
IL REFRAIN DELLA MARSIGLIERE...MOLTO ATTUALE
martedì, maggio 20, 2008
OCCHIO AI ROM

Roberto Nicolick
Consigliere Provinciale Savona
Cell. 339 7111701 E-Mail robertonicolick50@alice.it
http://nicolickblog.blogspot.com/
______________________________________________________________________
Allarme in Valbormida
Ricevo segnalazioni, preoccupatissime e molteplici di Cittadini residenti in Valle Bormida.
Inerenti ad una grave situazione di rischio e minaccia alla sicurezza personale.
Da alcuni giorni, una Golf, di colore grigio chiaro, con inizio targa BC….., targa che corrisponderebbe ad un’altra vettura, forse una yaris di altra citta’, sta girando per i centri abitati della Valle Bormida, svaligiando le case isolate.
Gli occupanti di questa autovettura sembrano due nomadi o comunque stranieri extracomunitari, stanno attualmente battendo la zona di Plodio in modo specifico, dove hanno messo a segno alcuni furti in case isolate.
Agiscono preferibilmente nella pausa del pranzo, studiano le abitudini dei residenti dove intendono attaccare, prediligono le case senza cani da guardia e abitate da anziani soli o in coppia e comunque piu’ vulnerabili, uno rimane in auto con il motore acceso, l’altro scende e con la scusa di proporre una vendita agli abitanti si intrufola all’interno della abitazione, fa razzia di denaro e preziosi e quindi scappa a bordo della auto, guidata dal complice che parte sgommando facendo perdere le proprie tracce.
La gente che abita nelle ville e nelle case isolate ha paura, di subire una rapina, al momento non vi sono stati gesti violenza verso chi abita in queste abitazioni, ma non e’ da escludersi in futuro.
Chiedo alle forze dell’ordine, in modo particolare alle Stazioni locali dei Carabinieri di avviare una attenta attivita’ di prevenzione
Roberto Nicolick
Consigliere Gruppo Misto Provincia di Savona
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