mercoledì, luglio 30, 2025

Commissario Giuseppe Montana “Beppe” Commissario Capo della Questura di Palermo Sezione Catturandi Caduto il 28 luglio 1985 nella guerra contro la mafia. Trasferito a Palermo da Catania era una vera spina nel fianco della malavita organizzata, era lui che con grande coraggio e perseveranza guidava i drappelli degli agenti di polizia nelle improvvise incursioni nei quartieri ad alto tasso di malavitosi, per arrestare i latitanti di mafia di spicco oppure i sempli picciotti, tutti con le mani sporche di sangue di gente per bene. Proprio mercoledi 24 luglio aveva coordinato una vasta operazione di polizia a Buonfornello ,Cefalù, che si era conclusa con la cattura di 8 ricercati tra i boss di Brizzi, Tommaso Cannella, e e quello di Villabate, Pietro Vitale Messicati. In una scuola di Montelepre parlando agli allievi di lotta alla mafia aveva detto di non provare paura , se ne avessi non potrei fare serenamente il mio lavoro. Il 28 luglio due sicari di mafia lo colpiscono usando contemporaneamente due pistole mentre si trova a Porticello, un piccolo cantiere navale, in quel momento il commissario stava parlando tranquillamente con un amico e crivellato di colpi è caduto a terra ucciso sul colpo. Il coraggioso funzionario di polizia si era sposato da poco tempo e lascia oltre la moglie anche due bambini. Onore al Commissario di Polizia Giuseppe Montana, Beppe.

lunedì, luglio 28, 2025

Il delitto del kimono rosso agosto 1986 Torrente Torbella Come al solito quel tardo pomeriggio del 21 agosto, la famiglia che abita nel quartiere di Begato, periferia est di Genova, portava il loro cane a sgambare sul greto del torrente Torbella di Rivarolo, un affluente di sinistra del Polcevera, da subito il cane è apparso inquieto e ha puntato un ammasso informe che era sul riva del torrente, la coppia si avvicinava attratta dai latrati del loro cane e potevano osservare un tappeto di moquette di colore verde che fasciava quello che a prima vista aveva le dimensioni di un corpo umano. Sospettando di avere a che fare con un cadavere i due subito avvisavano i Carabinieri. In effetti il tappeto di moquette ritagliato, avvolgeva e nascondeva alla vista un cadavere di un uomo, attorno alla moquette due giri di corda che finivano con un nodo scorsoio attorno al collo del corpo, noto fatto da mani esperte, la moquette nella sua faccia interna aveva ancora delle tracce di colla da tappezziere. Il corpo alto circa 1,80, di carnagione chiara con una età apparente di 35 – 40 anni , era abbastanza martoriato, la morte dovuta a strangolamento risale a circa due mesi fa, l’uomo indossa un kimono , ridotto ad uno straccio dal tempo e dalle intemperie, di colore rosso o bordeaux , di seta sintetica, una targhetta lo identifica come manufatto cinese, ha due ideogrammi stampati uno grande sulla schiena e uno piccolo sul taschino anteriore, forse uguali a quelli delle scuole di arti marziali, il costo del kimono è di poche decine di migliaia di lire. L’uomo indossa sotto il kimono un paio di slip di una marca corrente, “cagi”. La dentatura è sana a parte un dente con una capsula d’oro. La vittima è di corporatura robusta quindi deve essere stato aggredito e colpito di sorpresa alle spalle, altrimenti era nelle condizioni fisiche di opporre una valida resistenza. Nelle vicinanze del corpo sono stati trovati un maglione e un paio di mocassini scalcagnati. Dal quartiere di Begato non risulta nessuna scomparsa e nessuno conosce un individuo con quelle caratteristiche fisiche. Neppure si trova un negozio che venda Kimoni come quello indossato dal cadavere misterioso. La dinamica ricostruita dagli inquirenti è questa : gli assassini , almeno due, hanno trasportato il corpo fino al greto del Torbella e li se ne sarebbero liberati, quindi lo strangolamento è avvenuto in un altro luogo, il movente senza il nome è ignoto. Il primo obiettivo è identificare il cadavere e quindi gli inquirenti hanno riesaminato tutte le denunce di scomparsa , donne e minorenni esclusi, nel nord Italia ma senza risultati concreti. Questo omicidio rischia di rimanere insoluto fino a quando compare improvvisamente una donna, Mariella C. di 27 anni, con precedenti per droga e prostituzione, che spontaneamente accusa alcune persone del delitto affermando di aver attirato l’uomo dal kimono rosso, a suo dire di nome Tonino, in un tranello , ma le sue dichiarazioni non trovarono riscontri e fu processata e condannata per calunnia, la donna morirà per overdose qualche anno dopo. Una altro personaggio Gianluigi P. fece le stesse dichiarazioni accusando tre persone dicendo che li aveva aiutati e anche lui fu processato per calunnia. A tutt’oggi il cosiddetto delitto del kimono rosso è insoluto.

domenica, luglio 27, 2025

Don Emilio Gandolfo 2 dicembre 1999 Vernazza ( SP ) Don Emilio Gandolfo, un parroco ottantenne , benvoluto da tutti, buono ed accogliente, è stato assassinato nella casa parrocchiale della Chiesa di S. Maria di Antiochia, molto probabilmente il suo omicidio è stato il frutto di una rapina andata male da parte di uno o più criminali, avvenuta nel primo pomeriggio. Il prete era atteso dai fedeli perché doveva officiale la messa serale ma non vedendolo arrivare sono andati a cercarlo e lo hanno trovato a terra. Inizialmente si era pensato ad una brutta e fatale caduta ma poi i Carabinieri hanno accertato che il parroco di Vernazza, era stato colpito brutalmente con un oggetto contundente forse un crocifisso. I locali della canonica erano a soqquadro, ma gli aggressori non hanno trovato quello che cercavano infatti non manca nulla. Don Gandolfo era giunto a Vernazza nel 92 come amministratore e poi ne era diventato parroco. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli aggressori hanno colpito il parroco sulla porta della canonica e quindi lo hanno trascinato all’interno dove poi è stato trovato oramai cadavere con la testa fracassata in un lago di sangue. Già alcuni mesi fa l’anziano sacerdote era stato vittima di una rapina conclusa senza conseguenze. Una ipotesi che non trova conferme è che Don Gandolfo avrebbe riconosciuto i rapinatori che avrebbero deciso di ucciderlo per evitare conseguenze. Alcuni mesi prima un altro Sacerdote, Don Lodovico Capellini, parroco di Ortonovo, sempre a La Spezia, era stato legato ed imbavagliato da un rapinatore che poi aveva rubato in canonica.

giovedì, luglio 24, 2025

Giovannina Grattarola 89 anni Genova 25 marzo 1976 Giovannina una donna esile, abita in appartamento da sola,abbastanza autonoma nonostante l’età, viene trovata sgozzata nel prestigioso appartamento in un antico palazzo del centro di Genova che nei secoli scorsi fu la dimora dei Marchesi Fieschi. Giovannina era l’anziana dama di compagnia della Contessa Elisabetta Thellung de Courtelary. Il delitto è sicuramente avvenuto per rapina anche se l’assassino non è riuscito a portare via nulla nemmeno le 150 mila lire della pensione che la donna teneva nel cassetto del comodino. La vittima aveva la residenza a Ponzone, nell’Acquese, e viveva da anni con la Contessa Thellung la cui famiglia ha origini Svizzere ed è proprietaria di un castello a Ponzone, dove aveva conosciuto a vittima. Tra la Contessa, 75 anni, e la Grattarola, 89 anni, non c’era un rapporto di lavoro ma piuttosto un reciproco aiuto. La loro esistenza si divideva tra la casa in Santa Maria in Via Lata a Carignano e le opere di bene , Dama di Carità la Contessa e Sorella di S. Angela Merici la governante assassinata. Ieri pomeriggio la Contessa esce per andare alle Opere Parrocchiali mentre Giovannina resta sola in casa. Poco dopo le 20 la Gentildonna rientra e trova la porta socchiusa, la luce nell’ingresso accesa ma se intravedono altre in casa accese. L’anticamera è imbrattata di sangue altre chiazze rossastre sono nel corridoio e sulla porta della camera mentre a terra nella camera c’è il corpo della governante riversa a terra in una pozza di sangue. I Carabinieri non trovano tracce di effrazione e nulla manca dall’appartamento messo a soqquadro e nessuno ha sentito nulla di sospetto. La donna è stata colpita ripetutamente con due coltelli e una mezzaluna armi da taglio improvvisate con cui l’assassino o gli assassini si sono accaniti sulla povera donna. Spesso a quella casa bussavano persone indigenti del Masoero, a cui la Contessa non mancava di dare qualcosa, su questa pista si indirizzarono le indagi dei Carabinieri che purtroppo non ebbero risultati concreti. La vittima abitava con la Contessa dal 1902, prima ne era la balia asciutta , e da qull’anno non ha mai voluto separarsi da lei, prima nurse, poi housekeepers, in estate a Ponzone, di cui il Conte Vittorio fu anche sindaco e d’inverno a Genova nella casa dei Fieschi. A tutt’oggi questo è un delitto insoluto.

Novi Ligure 25 gennaio 1971 Vagone trasferimento detenuti da Le Nuove ad altri istituti. Rivolta di due detenuti Una mattina come le altre alle Nuove, al Carcere di Torino, Corso Vittorio Emanuele, otto detenuti vengono svegliati per salire su un automezzo ed essere trasportati a Porta Nuova , sul treno, nelle celle vengono fatti salire, otre agli 8 detenuti ci sono 12 carabinieri, il capo scorta è l’appuntato Leo. I carabinieri fanno questo servizio da tempo, traduzioni dal carcere a Palazzo di Giustizia, e trasferimenti in tutta Italia. Per i carabinieri tutti i detenuti sono uguali, non importa cosa hanno fatto, sono solo dei prigionieri da prelevare in posto e portarli in un altro, poi si torna a casa dalla famiglia. Alle 7,40 il treno parte da Porta Nuova, fuori piove, nella vettura cellulare sei celle e un gabinetto, ogni cella 8 posti, fuori inizia a nevicare, nelle celle 11 detenuti e 8 carabinieri sulla piattaforma. Ogni tanto un carabiniere controlla i detenuti da uno spioncino nella porta ,che sonnecchiano, tutto tranquillo. Il treno arriva ad Alessandria e tre detenuti vengono presi in consegna da latri carabinieri con destinazione carcere di Alessandria, breve sosta e due carabinieri vanno al buffet della stazione a comprare lasagne per i detenuti, intanto il vagone cellulare viene agganciato al treno locale 2811 Alessandria Genova. Alle 9,52 partenza, ora all’interno ci sono 8 prigionieri e 8 carabinieri. Il pasto è consumato in silenzio , fuori la pianura bianca di neve scorre velocemente , alle 10 e 16 arrivo a Novi. Due detenuti, Paolo B. e Luigi C. con precedenti per rapina a mano armata erano in trasferimento per Porto Azzurro e carcere di Velletri, due criminali che non hanno nulla da perdere, sanno che una volta a Porto Azzurro o Velletri non avranno possibilità di evadere e quindi hanno progettato di fuggire magari nelle campagne dell’Alessandrino dove è più facile nascondersi, estraggono una pistola fatta di sapone e colorata con lucido da scarpe nero, sembra vera, probabilmente l’hanno costruita in cella, la porta della cella non è stata richiusa e i due irrompono nel corridoio con la simil pistola spianata, affrontano i due carabinieri più giovani, Pierino Tiberi di 19 anni e Francesco Montoni 24 anni, prima che possano abbozzare una reazione sono disarmati, ora i due rapinatori dispongono di due pistole semiautomatiche calibro 9 vere e con queste spingono avanti i due giovani militari e intimano agli altri sei di deporre le armi e intanto tirano il freno di emergenza. Il capo scorta Candido Leo cerca di dissuadere i due dal continuare la folle azione, ma il bandito risponde urlando di consegnare le armi “altrimenti vi uccidiamo”. Uno dei militari cerca di disarmare il bandito più vicino, colpendolo al braccio con la bandoliera ma i due hanno iniziato a fare fuoco in direzione dei carabinieri, il primo a cadere è il Giuseppe Barbarino , non può neppure estrarre l’arma, colpito in piena fronte, il capo scorta Leo ha ricevuto diversi colpi, forse cinque, ed è caduto a terra, Clemente Villani è centrato al cuore e anche lui cade, Clemente Villani Conte sta per impugnare l’arma di ordinanza ma un proiettile gli stacca quasi il pollice . Nel frattempo anche i Carabinieri hanno estratto le pistole e sparano anche loro, e forse qualcuno di quelli colpiti era riuscito a rispondere al fuoco. I due giovani ostaggi si erano gettati a terra per sfuggire al tiro incrociato. I Carabinieri Giovanni Eramo e Angelo Falletto rispondevano al fuoco, raggiungendo uno dei due banditi con diversi colpi e abbattendolo, l’altro nonostante fosse ferito e a terra continuava a sparare e smetteva solo quando uno dei carabinieri gli bloccava il polso con un piede e lo freddava. Il treno ripartiva e raggiungeva la stazione di Novi Ligure dove confluivano i soccorsi, i rinforzi e il magistrato. Lo scontro era finito, cinque pistole avevano sparato e a terra c’erano decine di bossoli oltre al sangue dei caduti, il capo scorta, ancora in vita, aveva ricevuto colpi al braccio, all’avambraccio, alla schiena, nella regione lombare destra, alla clavicola sinistra e alla milza è deceduto poco prima dell’intervento. Al carabiniere spera è stato amputato il pollice sinistro. Va rimarcato che nel corso della rivolta nessuno degli altri detenuti ha partecipato alla rivolta ed è rimasto chiuso all’interno delle celle. Sono caduti in azione e per servizio i seguenti carabinieri : Leo Candido appuntato capo scorta di Reggio Calabria con due figlie, Giuseppe Barbarino di Enna, di anni 37 , due figli, Clemente Villani Contidi Reggio Calabria di anni 35 , due figli che peraltro non faceva parte del servizio scorte e vi aera stato assegnato in via straordinaria. I due detenuti morti erano Paolo Brollo di anni 27 e Luigi Calgiaco di anni 25 con precedenti per rapine.

Leonarda Cianciulli La saponificatrice di Correggio 1939 – 1945 La signora Cianciulli nasce a Montello, Avellino, nel 1894, si sposa, contro la volontà della madre, con un modesto impiegato all’ufficio del Registro e diventa Cianciulli in Pansardi. Madre di ben 12 figli dei quali 4 viventi, ebbe sicuramente una giovinezza vivace con due tentativi di suicidio. Il marito venne trasferito a Correggio, Reggio Emilia, lei per aiutare il bilancio famigliare iniziò un piccolo commercio di mobili e anche una attività di chiromanzia e cartomanzia. Iniziò a crearsi delle amicizie sul posto, avvicinava preferibilmente donne, anziane, rifiutate dalla vita, magari malate di stantio romanticismo e lei riusciva ad agganciarle con grande abilità psicologica , creando in loro un impossibile destino d’amore. Su queste donne di fondo sole e infelici, la Cianciulli agiva e loro inconsapevolmente e docilmente si lasciavano abbindolare. La prima fu Faustina Setti, 53 anni, assassinata il 18 dicembre del 39, poi Francesca Soavi 55 anni, uccisa il 5 settembre del 40 e infine Virginia Cacioppo 59 anni assassinata il 30 novembre del 40. In tutti e tre i casi la Cianciulli agiva nello stesso modo, irretiva le donne , le blandiva, le lasciava intravedere o delle nozze oppure la certezza di una nuova esistenza serena. Donna Leonarda come si faceva chiamare dal vicinato, attirava le povere donne a casa sua, in un modesto appartamento al terzo piano di un palazzo in Via Cavour, una volta in sua balia offriva alle vittime bevande preparate con sostanze, poi imponeva loro di redigere atti di donazione in suo favore, faceva scrivere cartoline e lettere con una data falsa allo scopo di crearsi un alibi, il figlio le imbucava e arrivavano alle amiche delle vittime a delitto già avvenuto. L’omicidio avveniva con un colpo di scure alla nuca. Fatto ciò la Cianciulli portava il corpo in cucina dove con una sega e una mannaia da macellaio smembrava i cadaveri. Dei corpi non sprecava nulla , raccoglieva il sangue in una vasca e lo usava per preparare torte al cioccolato, poi metteva i resti dei corpi in una grande caldaia piena d’acqua con alcuni chili di soda caustica con cui effettuava la saponificazione , la poltiglia organica la gettava tra i rifiuti o in un pozzo nero. Ne fece anche delle candele. Ecco una descrizione che lei stessa fece in un memoriale : Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io». La sparizione di ben tre donne, in un breve periodo , nello stesso paese e soprattutto benestanti fecero nascere dei sospetti. In particolare un buono del tesoro portò gli inquirenti alla Cianciulli che tenne un atteggiamento arrogante. Fu arrestata e rinviata a giudizio, condannata a tre anni di manicomio e trent'anni di carcere. Tuttavia praticamente non uscì mai dal manicomio di Pozzuoli dove nel 1970 morì per un ictus a 77 anni.

«Se dovessi morire là, morirei da eroe». In questa frase, pronunciata quasi sottovoce prima di partire, c’è tutta la determinazione di Artiom Naliato, 21 anni, ucraino di nascita e italiano d’adozione, morto in un bombardamento mentre combatteva in Ucraina per difendere la sua patria. Un giovane che non ha mai raccontato le sue paure, che non si è mai lamentato, che non ha mai voluto mettere in difficoltà chi lo amava. Cresciuto a Tribano, in provincia di Padova, Artiom non cercava gloria: inseguiva un ideale, quello di contribuire alla libertà del suo Paese d’origine. Lo ha ricordato visibilmente commossa Paola Ruffini, che da tre anni lo ospitava come un figlio: «Prima di partire ci confidò quella frase. Non potevamo fermarlo, rincorreva questa scelta con una determinazione assoluta». La prima partenza era stata nel maggio 2022, per tre mesi. Voleva tornare il 17 agosto, per il compleanno di Giada, sua sorella adottiva. Poi, il primo giugno, la partenza definitiva. Si sentiva quasi ogni giorno con Paola, sempre educato, sempre rispettoso. Ma mai una parola sulla guerra. Proteggeva tutti, anche così. 👉

mercoledì, luglio 16, 2025

La moglie del difensore caduto ha portato una torta al cimitero per fes...

Durante la IIGM furono 16 in tutto i bombardamenti alleati su Alessandria e causarono 547 morti, il più tragico fu quello del 30 aprile con 238 poi 1l 14 agosto del 40, il 21 giugno 44, 11 luglio del 44, , il 3 settembre del 44, 11 luglio del 44, il 20 e il 21 agosto del 44, il 3 settembre del 44, 22 novembre del 44, 29 dicembre del 44, e poi nel 45 il 9 gennaio, il 26 gennaio, il 26 marzo, il 14 e il 24 aprile. Ma il più tragico fu quello del 5 aprile 1945, morirono 160 persone, e nell’elenco dei caduti ci sono anche 28 bimbi tra i tre e i 5 anni, erano presso l’asilo dell’Istituto Maria Ausiliatrice in Via Gagliaudo che fu centrato in pieno da una bomba, ecco i loro nomi : Rosalba Armellini), Gianni Bellore, Luciano Carena, Vanni Conta, Bruno Ferralasco, Oreste Ferraris, dei fratelli Francesco e Maria Grazia Fiorita. E ancora: Benito Galasso, Anna Maria Gilardenghi, Lorenzo Grasso, Maresaiva Graziano, Clara Guazzone, Roberto Malenotti, Lorenzo Marengo, Albertina Mazza, Renata Monero, Peppino Nini, Doriana Nobile, Maria Paina, Manuela Pollini, Ezio Roncarolo. Armida Santoro, Adriana Sterpone, Marco Taconcio, Maria Vallese e i fratelli Galeazzo e Grazia Visconti, con loro morirono la direttrice Suor Letizia Dellacha e tre suore Maria Tassar, Teresa Roletti, Maria Ferrara oltre a tre novizie, Enrica Boccalatte, Maria Rosa Tarasco, Rina Zaio e una professoressa Elena Garino, all’interno dell’Istituto erano ospitate quattro giovani donne, Valeria Gherci, Isa Griglio, Alberta Muttis e Laura Tizzani. La guerra era quasi finita e quindi non tutti presero sul serio quell’allarme aereo e non tutti corsero ai rifugi che per lo più erano cantine puntellate con assi e travetti rinforzati, e molti non lasciarono le loro case per essere poi travolti nel crollo dei palazzi.

lunedì, luglio 14, 2025

Balvano ( PZ ) 3 marzo 1944 Uno dei più grandi incidenti ferroviari della storia Il 2 marzo 1944 , alle 16 parte dalla stazione di Salerno il treno merci 8071, a orario libero, destinazione Potenza , è composto da due locomotive , due bagagliai e 45 carri merci vuoti con una massa di 520 tonnellate, , è stato formato su ordine della autorità militare alleata e viaggia per andare a caricare munizioni in una base segreta della Lucania. Non ha scorta di polizia militare tranne una pattuglia di sette militari Italiani, i macchinisti non volevano partire a causa del carbone Yugoslavo scadente che nella combustione sviluppa molto ossido di carbonio e poca potenza ed è quindi pericoloso nella galleria di forte pendenza di cui è ricca questa linea. Appena partito il treno fu preso d’assalto da centinaia di clandestini , persone dai 17 ai 30 anni che con i loro fagotti andavano a rifornirsi di cibo in Lucania. Erano tempi grami e bisognava arrangiarsi per sopravvivere, treni regolari tra Napoli e Potenza, ce n’erano pochi e non tutti potevano permettersi il prezzo del biglietto. Poco dopo mezzanotte il treno 8071 arriva a Balvano e riparte quasi all’una , affronta la galleria detta Delle armi , dall’omonimo monte, lunga quasi due km e cui la pendenza è del 12,8 per mille, appena il convoglio entrò in galleria le ruote iniziarono a slittare sui binari bagnati e iniziò uno scivolamento all’indietro, i macchinisti strinsero i freni poi diedero tutto vapore sprigionando dalle caldaie un gas sempre più carico di ossido di carbonio. La prima locomotiva mise la marcia indietro ma ilo locomotore di coda era sulla marcia avanti e quindi il convoglio rimase in stallo nella galleria . Tutti i viaggiatori “clandestini nel frattempo dormivano e lentamente soffocavano per il gas passando dal sonno alla morte. Il frenatore si accorse del disastro e a piedi raggiunse la stazione di Balvano alle 4 del mattino. La galleria era satura di ossido di carbonio al 12%, una percentuale letale. All’alba una locomotiva di riserva iniziò l’esplorazione della galleria e 500 m. dopo l’imbocco della galleria i ferrovieri trovarono uno spettacolo terrificante, morti ovunque nel silenzio e nel buio della galleria che era diventata una gigantesca camera a gas. Le vittime furono secondo diverse versioni da 500 a 600, i corpi vennero allineati sulla banchina della stazione di Balvano, non tutti furono identificati perché non tutti avevano documenti di riconoscimento, i cadaveri vennero sepolti in tre grandi fosse comuni, due per gli uomini e una per le donna. Luigi Cozzolino da Rosana , Napoli, fu uno dei pochissimi scampati ma perse la memoria. Ci furono dei processi ma sulla immane tragedia calò un muro di silenzio .

Nel pomeriggio del 31 maggio del 1939, il ponte di Moncalieri , costruito nel 1882, sul Po sprofondò sotto gli occhi della gente trascinando nel fiume e sotto le macerie nove persone e ferendo in modo grave una decina, fu un disastro annunciato, da diversi giorni la struttura evidenziava crepe e brontolii che fecero vietare il transito veicolare tuttavia ai pedoni fu permesso di transitare liberamente e quando i pilastri si sbriciolarono letteralmente fu una ecatombe. Disastro a parte ci fu una gara di solidarietà tra i barcaioli del Po per trarre in salvo i superstiti aggrappati agli spuntoni del ponte e anche per recuperare i corpi delle vittime. Fra le origini del crollo ci fu lo sfruttamento sconsiderato della sabbia fluviale per il cantiere di Via Roma nel centro elegante di Torino. Dopo il disastro venne costruito un ponte provvisorio di barche e in seguito per espresso volere di Mussolini un nuovo ponte in muratura più a valle con quattro ampie arcate e cinque piloni.

Forte S. Elena, 25 ottobre 1921. Era una sera come le altre quando il Forte S. Elena esplose a causa di un incendio, investendo Bergeggi, causando 22 morti e 300 feriti, molti dei quali per le ferite riportate moriranno in seguito. Non tutto il forte esplose ma solo alcuni capannoni che contenevano una ventina di tonnellate di dinamite ma fu abbastanza, i boschi e la vegetazione andarono in fiamme, per chilometri gli ulivi furono squassati e piegati dall’esplosione, Bergeggi , all’epoca 800 abitanti, ebbe la quasi totalità delle case abbattute, le vie ingombre di macerie, alcuni detriti e lamiere sono stati addirittura sparati sino a Zinola. Ai civili morti vanno aggiunti i sette militari del Regio Esercito che erano di stanza alla polveriera di cui non si trova alcuna traccia, anche tutti i cavalli da tiro che erano adibiti al traino dei cannoni furono sterminati. I pezzi di artiglieria del forte S. Elena fatti a pezzi vennero lanciati in aria ricadendo poi su Bergeggi. I danni solo su Bergeggi si stimarono in 100 milioni di lire. Per valutare la potenza dell’esplosione un frammento di una torretta di acciaio pesante alcuni quintali è fu lanciata nel centro di Bergeggi. Le vittime potevano essere molte di più ma una sentinella della polveriera del forte visto l’incendio che si stava avvicinando alla polveriera del forte allarmò la popolazione di Bergeggi che iniziò ad evacuare le abitazioni. Nella notte arrivarono i soccorsi, Vigili del Fuoco, Croce Bianca di Savona e Croce Oro, oltre ai militari del 42° Fanteria. Le indagini accertarono che si trattò di un attentato infatti nei giorni precedenti le fiamme erano state appiccate attorno ad altri forti nell’area di Savona.

Sette giorni di massicci attacchi russi contro l'Ucraina: oltre 1.800 dr...

mercoledì, luglio 09, 2025

Grati per l'incontro e la conversazione molto approfondita con Papa Leone XIV. Apprezziamo tutto il sostegno e ogni preghiera per la pace in Ucraina.

Un cadetto ventunenne fa la proposta di matrimonio alla sua amata al campo di allenamento dopo i test Durante gli esercizi, il ventunenne Bohdan ha fatto la proposta di matrimonio alla sua amata, la diciottenne Bohdana, regalandole un bouquet e un anello.

Volodymyr Zelenskyy e Papa Leone XIV hanno avuto colloqui nella residenza estiva del pontefice, vicino a Roma. I dettagli dell'incontro non sono ancora stati resi noti.

Zelensky atterra a Roma per incontrare Mattarella

Decisione storica, ma la meno tardiva: la corte ha dichiarato la Russia colpevole dello schianto del Boeing malese nel 2014. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha attribuito per la prima volta la responsabilità diretta alla Russia per l'incidente del Boeing 777 della Malesia nel Donbass del 2014. La Corte ha stabilito che Mosca controllava i militanti nell'Ucraina orientale, conduceva una campagna di disinformazione e ostacolava deliberatamente le indagini. Il tribunale ha sottolineato le restrizioni all'accesso al luogo dell'incidente, gli ostacoli al rimpatrio delle salme e le pressioni sui testimoni. Allo stesso tempo, la corte ha emesso una sentenza sulla denuncia dell'Ucraina contro la Russia e ha riconosciuto la responsabilità della Russia ai sensi di diversi articoli della Convenzione europea, tra cui le esecuzioni extragiudiziali, la soppressione della lingua ucraina, il rapimento di bambini ucraini nei territori occupati,

Hamas ha usato gli abusi sessuali come arma di guerra Le donne e le ragazze rapite il 7 ottobre cominciano a denunciare gli abusi sessuali. Si cerca di trovare il modo di perseguire il reato anche senza individuare chi lo ha materialmente fatto. Diventa un crimine di guerra 05:05 Matteo Alviti, inviato Tg1 Condividi Amid è la prima a denunciare gli abusi sessuali subiti dal suo carceriere a Gaza, una testimonianza straziante davanti al Consiglio di sicurezza dell'ONU che conferma sospetti e paure, rivelando al mondo le atrocità inferte da Hamas agli ostaggi, in particolare le donne catturate il 7 ottobre. Dopo di lei, altre trovano il coraggio di venire allo scoperto, come Noga Weiss, 18 anni. Il suo carceriere la minacciava, torneranno tutte a casa, ma tu resterai qui e darai alla luce i miei figli. Violenze documentate oggi dalle autrici israeliane del Dina Project sulla base di un esame delle prove raccolte al Nova Festival, dei racconti di chi è tornato dalla prigionia e anche dei testimoni che hanno assistito ai fatti. Hamas conclude il rapporto, si è avvalso della violenza sessuale come di un'arma di guerra, nell'ambito di una strategia che punta al genocidio e a terrorizzare la società israeliana. Il progetto vuole creare un fondamento legale che permetta di perseguire questo tipo di reali anche quando non c'è modo di risalire ai diretti responsabili. L'obiettivo oltre a fare giustizia è avviare le ferite emotive che continuano ad affliggere le vittime, anche molto tempo dopo la fine degli abusi.

Servizio 112: quando ogni secondo conta In Ucraina è attiva da due anni una linea di emergenza unica, il 112. In questo periodo, i nostri operatori hanno gestito oltre 7 milioni di chiamate. Si tratta di chiamate che raccontano storie vere e vere:

L'incendio a Rostov è stato spento per un giorno: un magazzino con attre...

Ecco come appare uno "shaheed" di fabbricazione iraniana accanto al nostro militare. Potete stimarne le dimensioni.

domenica, luglio 06, 2025

L'uomo a sinistra in Camicia e cravatta che sorride è mio zio, il fratello di mia madre, l'Avvocato Umberto Cavallo, noto penalista del foro di Savona, si occupò della difesa di alcuni imputati del Processo Teardo, di traffico internazionale scoperto nel porto di Savona e della cessione di sostanze stupefacenti ad un noto medico della Valbormida. Purtroppo mio zio mancò per un malore ad appena 67 anni. Era un uomo molto simpatico e aveva una cosa che ci accomunava , la passione per i viaggi.

Donna ignota incaprettata Bardineto - Toirano 18 marzo 1996 Il cadavere di quella che è stata riconosciuta per una donna è stato trovato da una contadina nella zona, lungo la strada che collega Bardineto con Toirano, a pochi metri dallo sterrato che porta all’abazia di S. Pietro in Varatella. La donna che ha trovato il corpo è stata attratta da un forte odore di decomposizione che proveniva da una delle fasce, avvicinatasi rinveniva il corpo, quasi decomposto, coperta da un leggero strato di terra e con dei brandelli di stoffa, gli arti inferiori erano dilaniati forse dagli animali selvatici che vivono in quel bosco. La zona , vicinissima al noto “Salto del lupo”, è un posto deputato all’abbandono di corpi di persone assassinate dalla malavita o da altri soggetti, scelto anche da aspiranti suicidi per togliersi la vita con un salto nel vuoto di quasi 100 metri dal viadotto omonimo, in diverse occasioni in quella zona sono stati trovati resti umani opportunamente depezzati dalla malavita per non essere riconosciuti , in particolare nel 79 alcuni cercatori di funghi avevano trovato il corpo decapitato di un uomo, la testa non venne mai trovata ma in un dito aveva un grosso anello e altri particolari avevano fatto pensare ad un alto prelato. Della donna trovata non si riuscì a risalire alle generalità. A tutt’oggi, non si è potuto dare un nome alle povere spoglie , un movente per l’omicidio e anche l’assassino è sconosciuto.

I soldati delle Forze Navali delle Forze Armate dell'Ucraina mantengono la difesa sull'acqua, sulla terraferma, coprono il cielo e fanno tutto per la sicurezza del nostro Stato. Insieme a tutte le nostre Forze di Difesa, i soldati della Marina hanno dimostrato che l'Ucraina è capace e difenderà i propri interessi. Non c'è stato nessuno sbarco russo a Odessa e non ci sarà nessuno sbarco russo a Odessa, la Moskva è affondata, l'isola di Zmiiniy è sotto il controllo dell'Ucraina, 28 navi russe sono state distrutte e danneggiate.